MOTIVAZIONI

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Spesso mi sento domandare dove trovo la forza di partire da casa per andare a nuotare la sera, di inverno, dopo una giornata di lavoro, quando magari fuori è brutto tempo e il divano è così ospitale.

Nutro verso l’acqua sentimenti ambivalenti. L’impatto è sempre uno shock: che sia uno spruzzo, una passeggiata sotto la pioggia senza ombrello, una doccia in piena estate, un tuffo in piscina. Passare dallo stato di asciutto a quello di umido o bagnato, volente o nolente, richiede di accettare un cambiamento repentino del proprio equilibrio termico. Anche solo camminare nella nebbia, con l’umidità che ti penetra nelle ossa.

Quando arrivo sul blocchetto (escluse le competizioni, quello è tutto un altro discorso) mi sento come un gatto sul punto di infradiciarsi tutto. Dopo alcuni minuti di titubanza rinnovo l’atto di coraggio e mi butto: l’acqua imbeve il costume, entra nella cuffia; micro bollicine di aria si staccano dal corpo, la sento fluire.

Quando muovo le prime bracciate mi pare di essere bloccata, di non essere capace, di non ricordarmi come si fa anche se sono passati solo due giorni dall’ultimo allenamento. Immersa nel silenzio, perché sotto acqua tutto è attutito, arriva solo l’eco di qualche partenza e qualche SCIAF SCIAF captato dalle bracciate altrui.

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Tutti i pensieri iniziano a scivolare fuori dalla testa che si concentra sul da farsi, contando le vasche e dosando le energie o spremendole tutte. Gli arti sprigionano tutta la forza, comprese le tensioni negative. Inizia la lotta contro il cronometro. L’affanno delle prime vasche lascia spazio ad un’euforia da iperventilazione. Il sistema cardiocircolatorio inizia a pompare e ti scalda nel profondo. Le battute e le risate tra una vasca e l’altra; le sfide tra compagni di squadra ti fanno sentire un eterno adolescente. La soddisfazione, a volte e mai regalata, di battere il cronometro.

Essere bagnato ti costringe ad essere te stesso, senza abiti, senza make-up, senza possedimenti: tu e nient’altro che tu. Essere immerso ti fa ricevere la spinta di Archimede, una legge fisica meravigliosa, patrimonio dell’umanità. Tu in assenza di peso: non esiste circostanza migliore per mettere in atto un’attività fisica; tutto lo sforzo trasformato in risultato, senza dispendio per mantenersi eretti.

Essere capaci di nuotare è il privilegio di praticare ad ogni età lo stesso sport, cosa che in altre discipline potrebbe rivelarsi pericolosa. Quando finisco provo una sensazione di pulito totale, con la pelle ammorbidita, e la mente sgombra di pensieri; mi sento tonica e dopo la doccia ne ho conferma dallo specchio, perchè immediatamente dopo lo sforzo il tono muscolare è nettamente visibile.

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Ogni volta a fine seduta considero compiaciuta ‘non credevo che sarei stata in grado di completare questo lavoro‘, e sono già pronta, protesa verso il prossimo. Per questo nuotare sta diventando un’attività imprescindibile da me stessa, non riesco ad immaginarmi di stare senza. Anche se ogni volta che devo buttarmi dentro è un piccolo dramma.

di Elena Rigon

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