NUOTATORI vs NON NUOTATORI

Nuoti ancora? Ma come fai? Dopo un po’ non diventa noioso? Difficile (o forse proprio impossibile) spiegare il nuoto a chi non pratica questo sport. Così accade che tra nuotatori e non-nuotatori nascano una serie di incomprensioni (linguistico-sociali-filosofiche) derivanti da punti di vista diametralmente opposti. Quelle dei nuotatori e quelle dei non-nuotatori sono due vite incompatibili?

I nuotatori hanno un mondo tutto loro, fatto di sacrifici, fatica e passione. Ha un linguaggio tutto loro (SCOPRI IL DIZIONARIO DEL NUOTATORE), hanno uno spazio tutto loro e hanno un profumo tutto loro. Come supereroi contemporanei, i nuotatori quando entrano in piscina si spogliano dei loro abiti quotidiani, indossano il loro super-costume (fatto di slip, cuffia e occhialini) e si tuffano nella loro realtà. Una realtà spesso fatta di solitudine, silenzi profondi e pensieri vaganti.

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Ogni nuotatore ha una doppia vita: quella vissuta fuori – tra i banchi di scuola o in ufficio – e quella in piscina. Questa seconda vita, quasi segreta, rappresenta la via di fuga dalla quotidianità. Una seconda vita che non può essere compresa se non da chi la vive proprio come te. Perché non si può nemmeno provare a spiegare il senso del passare ore e ore inseguendo una linea blu tracciata sul fondo di una vasca.

Perché non si può spiegare l’emozione di essere un nuotatore a chi non ha mai provato a esserlo. Ed è impossibile spiegare come il nuoto in realtà non sia noioso a chi ti domanda: “ma dopo tutti questi anni non ti sei ancora stufato di nuotare?”. Il nuotare rende i nuotatori degli esseri speciali perché sono incompresi dai più. Perché hanno un linguaggio loro fatto di “svedesi”, “tavolette”, “orologi a 4 lancette”, “piramidi” (… e molto altro). Perché hanno una vita segreta che un po’ li accomuna tutti quanti.

Insomma, quelle dei nuotatori e quelle dei non-nuotatori sono due vite incompatibili? No, non lo sono. Nuotatori e non-nuotatori vivono e convivono, sopportandosi a vicenda. Caso mai sono due vite tra loro incomprensibili, perché ai non nuotatori non è data la facoltà di comprendere quella pazza malattia cui sono affetti i nuotatori: un amore folle e infinito per il nuoto.

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