Swimming Story di Riccardo

“Lo spazio era oscuro come quella sensazione di amaro far niente. Qualcuno ha spento l’interruttore generale e non rimane che evitare tutto e tutti. Non volere, non potere, non sorridere, non fare l’amore. Elettroencefalogramma piatto. Piatto l’umore e piatta la linea sulla quale la vita sembra eternamente destinata a scorrere.

Il letto non è una più la culla dei sogni, ma la gabbia dalle catene invisibili. Sulle ali, macigni pesanti. Tutto se n’è andato senza nemmeno salutare. Poi un giorno un piccolo filo si intreccia al tempo. Scioglie le catene e mi solleva per il collo facendomi scivolare in una buca scavata a rettangolo e riempita con acqua profumata.

Una ragazza giovane mima dei movimenti strani, dice delle cose che riguardano gomiti, ginocchia, gambe, respiro, rana, delfino. Il corpo che esegue. Non realizza, ma esegue. Lo fa due volte alla settimana, poi 3, poi 4, poi 5 e anche 6. La mente l’anima il corpo sono di nuovo tutte unite nel volo che compio nell’acqua.

Tutto torna, meglio di prima.”

– Riccardo
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