INTERVISTA A TOMMASO MECAROZZI, LA VOCE DEL NUOTO ITALIANO

A poche settimane dall’inizio dei mondiali di Budapest abbiamo intercettato Tommaso Mecarozzi per una super intervista sul nuoto e sul suo lavoro. Dal rapporto tra il mondo del pallone e il pianeta acqua alle emozioni di commentare un oro olimpico e poi gli azzurri più promettenti, Michael Phelps, i social network e molto altro … la Voce del Nuoto Italiano si racconta su nuotounostiledivita:

Le tue telecronache profumano di cloro e sono intrise di una straordinaria passione, di fatto a ogni grande evento fai vivere ai telespettatori delle sensazioni meravigliose e con le tue parole sembra quasi che inciti i nuotatori in vasca (italiani e non) a dare il massimo … la nostra prima domanda quindi è la seguente:

Quali emozioni si provano a commentare una finale olimpica o mondiale?

“Non conosco quali siano le emozioni che si vivono da casa vedendo la gara in tv e ascoltando la telecronaca. Stando sul posto ti sembra quasi di essere un pezzetto di quello che sta accadendo. Anche se non sei lì in vasca l’emozione che si prova è quella di essere una piccola parte della medaglia che l’azzurro sta per conquistare.”

Quale è stato il momento più bello che hai avuto l’onore di commentare?

“Di momenti più belli te ne racconto due. Uno è l’oro di Paltrinieri accompagnato dal bronzo di Detti. Commentare due medaglie olimpiche di cui una d’oro nella stessa gara è stato senza dubbio il momento più bello e con più spessore. L’altro momento davvero emozionante è stato nel 2008. Eravamo ai Giochi Olimpici di Pechino, era la mia prima olimpiade e commentai l’oro di Andrea Minguzzi nella lotta Greco-Romana. È stata la prima medaglia olimpica che ho commentato nella mia vita.”

E il momento più difficile?

Momenti difficili ce ne sono stati tanti. Il momento più difficile in assoluto sono state le prime gare di nuoto. La prima gara in assoluto è stato il meeting di Viareggio del 2009 e poi il primo grande evento che ho avuto l’onore di commentare che sono stati gli europei in corta di Istanbul del 2009: entrambe le volte pensai “mamma mia dove mi trovo?”.

Sei considerato “Il Telecronista del nuoto italiano“: quali sono stati gli ostacoli più grandi da superare e quali sono stati i segreti per diventare quasi un Auctoritas del nuoto azzurro?

Segreti non ce ne sono. Probabilmente quello che ha pagato nell’essere stato scelto è l’aver lavorato duro fino a quel momento. I miei superiori hanno apprezzato quello che avevo fatto in altri campi e hanno saputo valorizzare la qualità del lavoro, l’impegno e l’umiltà di esser sempre pronto a imparare qualcosa di nuovo.

Il nuoto nel 2016 è diventato lo sport più praticato dagli italiani, eppure in tv è sempre il calcio a far da padrone … tu prima di passare al nuoto ti sei occupato di calcio: ti ha fatto divertire maggiormente il nuoto o il calcio?

Mi ha fatto divertire maggiormente il nuoto: nel nuoto ho commentato eventi e manifestazioni di importanza assolutamente maggiore rispetto al calcio. Penso non si possa andare oltre al commentare un oro italiano all’olimpiade. Qualcuno può fare il confronto con la vittoria dell’Italia al campionato mondiale di calcio, anche se a mio avviso oltre all’olimpiade non si va (non me ne vogliano gli appassionati di calcio).

Nuoto e calcio sono molto diversi. È ovvio che le emozioni che ti dà il nuoto negli eventi il calcio non te le dà. Il calcio ha un gioco che dura 90 minuti e in quei 90 minuti c’è sempre qualcosa in movimento. Nel nuoto ci sono tempi morti e spazi da riempire. Nel nuoto il contributo che spetta a chi racconta è più impegnativo.

Nel tempo libero pratichi qualche sport?

Nei ritagli di tempo pratico l’unico sport che riesco a fare che non mi impegni eccessivamente: andare a correre. Per una corsetta basta avere un paio di scarpe da running e uscire di casa. Per giocare a tennis, per andare a nuotare o per una partitella a calcetto servono amici, servono avversari, serve un costume … servono una serie di cose che per andare a correre non sono necessarie.

A Budapest il 14 luglio inizia la 17^ edizione dei mondiali di nuoto FINA: in che modo ti prepari a commentare una grande manifestazione come questa?

È la preparazione di sempre: studiare, aggiornarsi, fare il punto sulla situazione per capire come si è modificato il panorama rispetto al vecchio. Chi c’è e chi non c’è, chi sono gli atleti nuovi. Per essere il telecronista italiano del nuoto devi rimanere sempre immerso in questo mondo.

Ora una domanda che speriamo possa essere di buon auspicio … nel 2012 in un’intervista a Swimbiz predicesti un Gregorio Paltrinieri come miglior giovane promessa del nuoto azzurro … dopo quell’intervista Greg ha vinto tutto quello che un nuotatore potesse vincere a oggi (e in vista dei mondiali di Budapest) a tuo avviso quale è il giovane italiano più promettente?

Hai fatto un paragone che mi rende difficile la risposta. Un nome del calibro di Gregorio Paltrinieri non ce l’ho. Ci sono tante buone promesse che potranno fare molto e che potranno vincere. Ma fare quello che ha fatto Paltrinieri o quello che ha fatto Detti in questo momento non lo vedo. Ti posso dire che sono molto incoraggianti alcuni segnali: Martinenghi nella rana, Carini nei 200 delfino e poi il ricambio generazionale che almeno per ora sta avvenendo nella staffetta veloce maschile. Qualche segnale c’è, però a oggi un nuovo Paltrinieri, capace di vincere in corta e in lunga europei, mondiali e olimpiadi a mio avviso non c’è.

Noi siamo una delle tante pagine sul nuoto e sullo sport in generale che stanno spopolando online … Secondo te quanto i social network stanno cambiando il modo di vivere lo sport?

Lo stanno cambiando come cambiano tutto, perché c’è uno scambio di informazioni e notizie intenso e importante. Quello che non va bene è che purtroppo i social network vengono spesso usati in modo errato. Come diceva anche Umberto Eco “il male dei social network è che hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli”. I social network possono dare voce ai movimenti sportivi, ma occorre che vengano usati con moderazione.

Ora abbiamo davvero quasi finito. Tre domande secche a cui rispondere semplicemente con un sì o con un no, pronto?

Vai.

Katie Ledecky riuscirà a battere il record del mondo di Federica Pellegrini nei 200 stile a Budapest? Sì o No?

No.

Se Gregorio Paltrinieri dovesse fare la 10km a Tokyo 2020, riuscirà a salire sul podio? Sì o no?

Se la farà, sì.

Vedremo Phelps a Tokyo 2020? Sì o no?

No … ma ti racconto un aneddoto. In diretta al termine dei Giochi Olimpici di Londra 2012 dissi a Luca Sacchi che la mamma di Phelps aveva detto che il suo figliolo a Rio 2016 non voleva andarci solamente da turista. Michael ascolta molto quello che dice la mamma, e dopo Rio 2016 la mamma di Phelps non ha svelato nulla di Tokyo, questo fa pensare che va bene così e non ci sarà. Questo almeno a livello sportivo, poi da qui a 3 anni può accadere qualsiasi cosa.

Ringraziamo nuovamente Tommaso per la disponibilità e la straordinaria gentilezza nell’averci concesso questa intervista.
Naturalmente vi invitiamo tutti quanti a seguirlo sui Social:
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Appuntamento a Budapest!

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