Swimming Story di Davide Belletti

“Quattro anni fa, quando ho smesso di fumare, dopo una dipendenza che durava da 21 anni, ho sofferto particolarmente il distacco dal mio vizio. Non volendo utilizzare alcun surrogato delle sigarette pensai che pormi un obiettivo difficile ed a medio termine, il cui raggiungimento mi tenesse la testa impegnata, avrebbe potuto distogliere la mia mente dal ricorrentissimo ripensamento nei miei propositi.

Fino ad allora il mio stile di vita era sempre stato abbastanza sedentario, così fissai come obiettivo quello di rimettermi in forma e dimagrire attraverso lo sport. Cominciai dapprima con la corsa per poi doverla ben presto abbandonare a causa della comparsa di due ernie alla schiena che mi fermarono in un letto per un mese. E’ stato così che quattro anni fa entrai per la prima volta in vasca con le stampelle.

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A quei tempi il nuoto neanche mi piaceva, ma non avevo molte altre possibilità per alleviare il costante dolore alla schiena ed in tutta onestà in acqua mi sentivo proprio a mio agio. In pochissimo tempo mi resi conto che questo sport si conciliava molto alle mie condizioni fisiche e scoprii che i miglioramenti fisici, psichici e sportivi erano sorprendentemente veloci, significativi e molto motivanti.

La mia attenzione però era rivolta alla corsia a fianco della mia, dove vedevo allenarsi un gruppo di triatleti che nuotavano come dei missili. Ero stupito nel vederli riuscire a nuotare così a lungo senza doversi fermare per riposare o riprendere fiato, mentre la mia autonomia era di un paio di vasche o poco più. Osservandoli con attenzione ed imitandoli ho via via migliorato la mia tecnica di nuoto fino a quando ho constatato che non erano più così “irraggiungibili”. Ho quindi chiesto loro se mi potevo accodare durante gli allenamenti.

È stato così che ho conosciuto il mio amico ed attuale allenatore Alessandro Brozzi, grazie al quale ho fatto quel salto di qualità che mi ha portato a partecipare alle mie prime gare di fondo: la Coppa Byron nel 2015, la OceanMan Lago d’Orta 14 km nel 2016 e poi di nuovo, una seconda volta, nel 2017.

Cosa sia scattato nella mia testa per farmi avvicinare al nuoto di fondo ancora non l’ho capito. Mi piace stare in compagnia, ma fondamentalmente sono sempre stato un solitario. Il nuoto in acque libere mi fa provare una pace speciale; quando nuoto libero in mare mi sento disarmato, però a mio agio. Le lunghe nuotate mi permettono di vagare con la mente e di prendermi quel tempo necessario per riorganizzare le idee.

Ho preso così tanto gusto a nuotare che, all’inizio del 2016, si è fatta strada nella mia testa un’idea: nuotare dalla Corsica alla Sardegna, in solitario e munito solo di cuffia ed occhialini. A quei tempi era un’impresa molto al di sopra delle mie possibilità, però ormai nella mia testa si era acceso il lumicino di attraversare a nuoto quel tratto di quel mare che da bambino avevo visto così burrascoso e violento. Così ho cominciato a prepararmi per le lunghe distanze e ad informarmi sui permessi necessari per fare questa traversata.

Purtroppo dovetti constatare che non sarebbe stata un’impresa di facile realizzazione perché il nuoto in mare aperto è vietato e l’eventuale violazione avrebbe avuto conseguenze penali. L’iter necessario in questi casi prevedeva la richiesta di autorizzazione alla Capitaneria di Porto di La Maddalena, alla Capitaneria di Bonifacio, alla Regione Sardegna ed al Comune di Santa Teresa di Gallura. Insomma, un incubo burocratico e, visto il traffico pesante che ogni giorno attraversa le Bocche di Bonifacio (navi cargo, traghetti, navi da crociera, petroliere), la mia richiesta sarebbe assomigliata a quella di qualcuno che chiede il permesso di attraversare a piedi l’autostrada.

Inizialmente pensavo di compiere l’impresa alla fine dell’estate del 2016, ma mi resi conto che probabilmente non ero ancora abbastanza pronto. Per la verità qualche possibilità di riuscita l’avevo, ma ero veramente al limite ed il rischio di dovere abbandonare prima di toccare le coste sarde era troppo alto. Se mai avessi ottenuto l’autorizzazione per la mia traversata sarebbe stato stupido sprecarla. Così, un po’ a malincuore, ho deciso di rimandare tutto per l’anno successivo.

Avrei usato la mia seconda partecipazione alla OceanMan Lago d’Orta come test per vedere a che punto mi trovavo con la preparazione. I 14 chilometri che si devono nuotare per portare a termine questa competizione mi avevano fatto arrivare al traguardo dell’edizione dell’anno precedente allo stremo delle forze. Quest’anno invece ero arrivato in condizioni decisamente migliori. Avevo ancora tre mesi di tempo per affinare gli allenamenti, richiedere le autorizzazioni ed organizzare la logistica per la gestione delle eventuali emergenze. Tutto questo ha richiesto un impegno e dei costi che andavano ben oltre la mia immaginazione.

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Inoltre allenarsi in modo così intenso, senza la certezza di avere la possibilità di concretizzare miei sforzi è stato durissimo. Alla fine i nullaosta tanto agognati sono arrivati giusto dieci giorni prima della data che mi ero prefissato e che coincideva con il periodo statisticamente più favorevole per quanto riguarda la temperatura dell’acqua, le correnti, il traffico marittimo e, non per ultimo, il mio lavoro.

L’ultima settimana prima della partenza è stata tremenda. Dopo una preparazione iniziata due anni prima, in vista di questa impresa, cominciavo a rendermi conto che stavo per arrivare al dunque e la tensione è via via aumentata al punto da togliermi il sonno di notte. E così giovedì 14 settembre mi imbarco a Livorno, destinazione Sardegna!

Il budget a disposizione per la mia impresa è risicatissimo e le spese saranno consistenti: viaggio, albergo, traghetto, skipper, barca di appoggio ed un soccorritore che la capitaneria di porto mi ha obbligato ad avere al seguito. Mi devo quindi accontentare di un posto sul ponte della nave e così il mio viaggio ha inizio.

La tensione degli ultimi due giorni si è trasformata in terrore. Sapevo che avrei vissuto le ultime ore prima della traversata in questo modo e, in tutta onestà, provo una sorta di piacere nel sentirmi così e sono fermamente convinto di aver bisogno di vivere il momento in questo modo per poter trasformare queste emozioni in determinazione per i momenti più duri che mi aspetteranno. Mi adatto facilmente a dormire come capita, pertanto passo la notte dormendo per terra sul materassino. La mancanza di un letto non mi disturba affatto, anzi, il pavimento duro è un toccasana per la mia schiena.

E’ venerdì mattina prestissimo, non è ancora l’alba. Decido di tirarmi su dalla cuccia improvvisata e di aspettare il sorgere del sole sul ponte esterno del traghetto. Fisicamente comincio forse a sentirmi un po’ meglio rispetto a ieri, anche se la tensione si sta ancora facendo sentire. Sono come ondate che vanno e vengono e si alternano dei momenti di quiete ad attimi di puro terrore.


Finalmente sbarco ad Olbia e con l’auto mi dirigo verso Santa Teresa di Gallura per incontrarmi con Giovanni, lo skipper che mi seguirà per tutta la traversata. Assieme a lui organizziamo a grandi linee un paio di itinerari possibili. Quello definitivo lo decideremo questa sera, in base a come cambieranno vento e correnti nelle prossime ore. Domattina è prevista un’onda di 80 cm, in aumento fino ad 1,5 metri nel resto della mattinata. Sono condizioni piuttosto impegnative, soprattutto se si deve nuotare su una distanza così lunga. Nei prossimi giorni però il mare peggiorerà e quindi devo decidere se affrontare domani un mare peggiore di quello che speravo di trovare in questo periodo, oppure tutto rimandare al prossimo weekend, col rischio di trovarmi nelle medesime condizioni, o magari peggiori, e di ritrovarmi con una settimana di lavoro arretrato in più da smaltire quando tornerà a casa.

Mi è già capitato altre volte di nuotare con onde da 80 cm. È un nuoto più difficile e faticoso, ma lo trovo divertente: potrei farcela. Vorrà dire che mi dovrò conquistare ogni metro di mare attraversato.
Negli ultimi 12 mesi ho nuotato per 830 km, sono pronto. Partirò domani. Contattiamo anche un diving locale per sapere la temperatura dell’acqua, che risulta essere di 23 gradi. Non è particolarmente fredda, ma neppure troppo calda se si considerano i ben più confortevoli 29 gradi di una piscina.

Il mio proposito di partire alle 6 di mattina, un’ora prima dell’alba, comincia a vacillare. Mi piaceva l’idea di partire a nuoto col buio, ma questo vorrebbe dire patire il freddo per un’ora in più. Se si ha la fortuna di nuotare con il cielo terso il sole ti scalda la schiena quel tanto da farti soffrire meno la temperatura del mare, ma domani è previsto il cielo velato e quindi il sole comincerà a scaldarmi solo verso le ore 10. E’ meglio cominciare alle 7, esattamente all’alba: molto pittoresco!

Rimaniamo quindi d’accordo nel risentirci questa sera e così passo il resto della mattinata in spiaggia con i miei genitori, arrivati qui in Sardegna un giorno prima di me. Sebbene qui il mare sia decisamente calmo, essendo questa una spiaggia in un luogo riparato, decido di provare il mare per farmi un’idea delle condizioni termiche che dovrò affrontare domani. L’acqua è freschina e col sole non dovrei avere particolari problemi; se invece ci sarà velato o brutto tempo il rischio di ipotermia potrebbe diventare concreto. Saranno almeno quattro ore di nuoto, probabilmente cinque. Vedremo…


Il pomeriggio lo passo da solo a Capo Testa, che si trova proprio sulle Bocche di Bonifacio. L’ultima volta che sono stato qui avevo sei anni e voglio vedere coi miei occhi quanto è lontana la Corsica. In lontananza vedo le belle falesie di Bonifacio, che da qui sembrano piccolissime. Una petroliera sta attraversando proprio in questo momento; lei sembra ancora più piccola. Le onde che si infrangono sugli scogli del faro di Capo Testa alzano spruzzi che arrivano ad una decina di metri di altezza. Il temperamento del mare è proprio come lo ricordavo. Domani ci sarà un sacco di acqua da nuotare, sarà una bella impresa!

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La sera la passo a Santa Teresa di Gallura. Sono in un albergo a conduzione familiare, l’Hotel Mùita di Mari, che è a due passi dal porto, una posizione ideale per me visto che domattina mi passeranno a prendere col gommone proprio lì. Faccio la piacevolissima conoscenza dei proprietari e l’atmosfera informale, assieme alla piacevole accoglienza che mi riservano, mi distoglie un po’ dalle mie preoccupazioni. La cucina è sublime e mangio volentieri, nonostante la tensione si faccia ancora sentire e mi chiude lo stomaco. Dopo aver definito gli ultimi dettagli con lo skipper vado a letto presto, sperando di dormire più di quanto non abbia fatto negli ultimi giorni.

Sabato 16 settembre 2017. Mi sveglio alle 4:30, mezzora prima della sveglia impostata, dopo una notte passata con un sonno leggero ma tranquillo. In camera faccio una colazione ipercalorica e mi incammino verso il porto. C’è ancora buio, le strade sono deserte e c’è un silenzio irreale. Arrivo al porto in perfetto orario assieme allo skipper ed al soccorritore che mi seguiranno sulla barca che mi scorterà per tutta la traversata. Saluto i miei genitori che sono venuti ad incoraggiarmi prima della partenza e salgo sul motoscafo.

Sono ben vestito e coperto, con l’intento di rimanere più caldo che posso, più a lungo che posso. Mi metto al riparo dal vento sul fondo dell’imbarcazione vicino al motore, visto che è il punto della barca meno soggetto alle onde. Appena usciti dalla lunga insenatura del porto le onde cominciano ad essere di una certa altezza ed il motoscafo salta all’impazzata per tutto il tragitto. Certe volte i salti sono così alti che mi stacco completamente dal sedile volando in aria, nonostante la mia sia la posizione più felice. Vorrei fare qualche foto e qualche ripresa ma con queste onde è impossibile, dovrei avere quattro mani. Pazienza, vivo il momento e lo memorizzo nella mia mente.


A metà strada comincio ad intravedere i primi bagliori all’orizzonte ed il cielo passa da un blu cupo alle piacevoli tonalità dell’alba. L’imbarcazione si ferma a qualche centinaio di metri dalla costa della Corsica, dalla spiaggia di Capo Pertusato, proprio all’inizio della bellissima scogliera calcarea di Bonifacio. Sono le 6:45,  ho giusto un quarto d’ora di tempo per prepararmi. Mi svesto, rimanendo solo in costume e mi spalmo quanta più crema solare posso, fino a diventare bianco sulle spalle, in faccia e sul collo. Poi mi metto un po’ di vaselina sotto le ascelle; se non lo facessi mi ritroverei completamente irritato tra meno di due ore. E’ un errore che ho già fatto in passato e non ci ricasco più.

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Qualche istante prima delle 7 mi tuffo in acqua e nuoto fino alla spiaggia dalla quale partirò.
Come da accordi con la capitaneria di porto lo skipper comunica via radio che sto per iniziare. E’ ora. La traversata comincia. Muovo un paio di passi sul fondo roccioso e, mentre mi spingo per lasciarmi andare alle prime bracciate a nuoto, mi faccio un taglio su un dito del piede contro uno scoglio sott’acqua. Bel modo di iniziare!

Le prime bracciate sono di solito le meno piacevoli. I muscoli devono abituarsi allo sforzo ed il mio nuoto manca quasi sempre degli automatismi tipici del nuoto di fondo. Il sole sta sorgendo proprio in questo momento, ma è nascosto dietro la falesia e da qui non sono in grado di vederlo. Le coste della Corsica mi proteggono e l’onda è ancora molto contenuta.

Nel giro di qualche minuto il nuoto diventa facile e piacevole, con un’onda laterale che non mi disturba. Cerco di farmi qualche mira tenendo in considerazione la corrente, che in questo momento è laterale da Ovest. Siccome la mia destinazione è Porto Quadro decido di puntare più a destra, verso Capo Testa. In questo modo la corrente, che mi sposta più a est, dovrebbe farmi nuotare esattamente nella direzione voluta.

Purtroppo non è molto semplice tenere la direzione scelta perché, stando in acqua, non mi è sempre possibile vedere le coste della Sardegna visto che sono quasi sempre coperte dalle onde, più alte dell’orizzonte. Sono quindi costretto a dovermi fermare di tanto in tanto per controllare e ripartire. Sfrutto questo momento per crearmi un riferimento con il sole che sta alla mia sinistra, in modo da usarlo come punto fisso per tutti i momenti in cui non ho altri riferimenti visivi.

Non appena mi allontano dalla costa della Corsica il mare comincia a diventare più impegnativo e l’onda si alza a circa 80 cm. Si comincia a ballare, ma sono ancora a mio agio. Il sole è basso e sento il freddo, sebbene sia ancora sopportabile. Il cielo è velato, ma meno di quanto temessi. Si preannuncia una giornata abbastanza serena e questa è un’ottima notizia; perlomeno il freddo non mi ostacolerà più del necessario.

Il fondo del mare cambia lentamente colore, passando dal nero ad un blu intensissimo; il sole non è ancora in grado di illuminare le sue profondità. In compenso, tra una bracciata e l’altra, mi sono lasciato distrarre dai mutevoli colori dell’alba ed è già passata un’oretta da quando sono partito. E’ tempo di fare la prima sosta per mangiare e bere.

Durante il nuoto il corpo consumano quasi 1000 kcal ogni ora e, se non si reintegrano le energie consumate, il corpo prima o poi ti molla e si rimane senza forze; bisogna inoltre reintegrare i sali ed i liquidi perduti, altrimenti sopraggiungono i crampi. È quindi bene fare diverse soste distanziate circa un’ora una dall’altra. Ieri ho preparato una sacca per ognuna della tappe nelle quali ho messo una bottiglia d’acqua con maltodestrine, magnesio e potassio, un gel ed una patata lessata. Sono alimenti che ho scelto basandomi sulle mie precedenti gare di endurance fatte al Lago d’Orta e mi sono sembrati appropriati anche per questa traversata.

Prima di partire ho deciso di attenermi alle regole FIN per il nuoto in acque libere, quindi niente muta e nessun contatto con l’imbarcazione in nessun caso, nemmeno durante i rifornimenti. Decido quindi di fermarmi e così faccio il segnale stabilito allo skipper che mi segue in barca ad una cinquantina di metri di distanza. In questo momento l’onda è di circa un metro e l’imbarcazione impiega un paio di minuti per avvicinarsi in sicurezza e lanciarmi la prima sacca dalla quale prendo la patata lessa. L’unica variazione che ho fatto rispetto alle sacche preparate per il Lago d’Orta è quella di non salare la patata. Basterà immergerla in mare, giusto? Sbagliato! Posso immergerla quanto voglio che rimane insipida. Mannaggia!

Nel frattempo la sacca con il cibo, che sto reggendo con una mano, si è riempita d’acqua ed ora pesa dieci chili, il che mi impedisce qualsiasi movimento di quel braccio. L’altra mano regge la patata che sto mangiando, quindi devo stare a galla usando solo le gambe. Fino ad oggi non ho mai avuto necessità di fare nuoto statico così a lungo, in queste condizioni e con queste onde ed in poco tempo mi rendo conto che questa sosta sta diventando molto faticosa invece che essere un momento di riposo. In realtà avevo ipotizzato un’eventualità simile pensando che avrei risolto il problema mettendomi un po’ a morto, cosa che in questo momento è impossibile per via delle onde troppo alte.

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Inoltre il freddo comincia a farsi sentire molto più dei momenti in cui nuotavo. Le gambe si stancano in poco tempo e sento il sopraggiungere dei crampi ad entrambe le cosce. Così non va assolutamente bene.
Dopo soli due o tre morsi decido di abbandonare la patata agli abissi ed affidarmi alle sole bottigliette di maltodestrine ed ai gel per le prossime tappe. Svuoto la sacca dall’acqua, la lancio sull’imbarcazione e mi rimetto a nuotare cercando di riposarmi da quella sosta così sofferta.

Sono circa le ore 10 e il sole finalmente comincia a scaldarmi, nonostante il cielo non perfettamente terso. Ho già fatto una seconda sosta che è andata decisamente meglio della prima, sebbene rimanga un momento freddo e faticoso ma, perlomeno, non terribile come la prima volta. In questo momento dovrei essere a più di metà strada, ma non ne sono sicuro. Da quando sono partito non mi sono mai girato per controllare a che punto sono e non oso farlo ora. Se mi trovassi più indietro rispetto alle mie aspettative ho paura che potrei demoralizzarmi ed abbandonarmi alla fatica, così guardo solo avanti. Ora comincio ad intravedere gli edifici più grandi e questo è il segnale più significativo del fatto che mi sto avvicinando. Adesso tenere la direzione giusta è più facile.

Mentre nuoto vedo passare, qualche centinaio di metri davanti a me, una grossa nave cargo. Chissà se sta seguendo la rotta prestabilita oppure se è stata deviata dalla capitaneria di porto con la quale comunichiamo continuamente la posizione. Nel frattempo il mare è peggiorato e in alcuni momenti l’onda raggiunge il metro e mezzo di altezza. Ora è un po’ più difficile “nuotare lungo” come piace a me perché la frequenza e l’ampiezza delle onde non è sempre regolare. Capita talvolta che un’onda particolarmente alta mi sorprenda durante l’allungo a sinistra sbilanciandomi e, per due o tre volte, mi è capitato di ritrovarmi a pancia in su.

A tre miglia dalla costa mi raggiungono i miei genitori a bordo di un secondo motoscafo. Sono venuti a farmi il tifo e a farmi da fotoreporter. Sono contento perché io non ho avuto modo di scattare nemmeno una foto. In lontananza vedo passare per la terza volta il traghetto che naviga tra Santa Teresa di Gallura e Bonifacio e mi chiedo se qualcuno dei passeggeri mi abbia visto e si stia chiedendo chi è quel matto che ha deciso di nuotare in mare aperto in una giornata come oggi.

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Il mare continua a cambiare e mi ritrovo finalmente con l’onda lunga. Arriva diagonalmente da dietro e mi piace molto nuotare così perché basta sincronizzare la bracciata e godersi la spinta. Arrivando in diagonale l’aiuto non è molto importante, però mi permette di nuotare in un modo che mi piace e che mi stanca meno. Purtroppo queste condizioni non durano molto e, ancora al largo dalla costa, sento che qualcosa è di nuovo cambiato. Non riesco bene a capire di cosa si tratti. Non c’è più l’onda lunga, ma non riesco nemmeno a capire da quale direzione arrivino ora le onde. Sembra arrivino da tutte le parti. Chiedo quanto manca e mi dicono che sono vicino: mancano solo due miglia. Con due conti mi rendo che due miglia sono quasi quattro chilometri, il che non è proprio “così vicino”.

Per la prima volta mi giro indietro, ora posso farlo. Vedo la Corsica in lontananza! Non sono ancora arrivato, ma dietro di me c’è molta più strada di quella che ho davanti. La settimana scorsa ho letto su alcuni quotidiani che è stata avvistata un’orca a Capraia, inoltre so che questo tratto di mare è frequentato da diversi cetacei, delfini e squali. Durante la prima parte della traversata mi è capitato di intravedere qualche sagoma sott’acqua, ma finora ho cercato di non verificare se mi sbagliavo o se avevo visto giusto, perché la risposta potrebbe non piacermi. Ora però è già la terza volta che sento qualcosa “boccarmi” le dita dei piedi, non da farmi male, ma in questo momento dubito di sbagliarmi. C’è qualcosa…

Più tardi scoprirò che si tratta di un gruppo di gabbiani curiosi che volano sopra di me e mi vengono a beccare le dita dei piedi. Ormai sono sotto costa. Vedo tutto più vicino e mi sento quasi arrivato, ma sono molto stanco ed ho freddo. Mi faccio forza per continuare a nuotare, ma la riva sembra non avvicinarsi mai. Continuo a chiedere qual è la direzione che mi conviene prendere perché con questo tipo di onde non riesco a capire da dove arriva la corrente. Mi viene consigliato di cambiare la mia meta finale. La mia destinazione non sarà più Porto Quadro perché rischierei di infilarmi nella lunga insenatura che termina al porto di Santa Teresa di Gallura. Devo puntare un po’ più a destra.

Questo però vuol dire che dovrò nuotare un po’ contro corrente. Meno strada, ma più difficile. Continuo a controllare l’orologio col GPS che ho al polso per verificare se sto avanzando oppure no, perché a me sembra di essere fermo. L’orologio dice che mi sbaglio, meglio così. Sono vicino e davvero non so quale punto scegliere come approdo, così scelgo quello centrale. Nuoterò fino alla torre di Punta Falcone. Le onde si infrangono sugli scogli e cerco un punto sicuro da “toccare”. La barca d’appoggio non si potrà avvicinare troppo ed io non voglio che le onde mi sbattano contro le rocce. Intravedo uno scoglio un poco isolato e semi-sommerso. Mi sembra buono. Se arriverà un’onda troppo forte ricadrò semplicemente in acqua sul lato opposto: nessun pericolo. Qualche bracciata ancora e tocco terra. Sono arrivato!

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Quando ho scelto questo obiettivo, più di due anni fa, mi rendevo conto che a quei tempi era un traguardo molto al di sopra delle mie possibilità, ma avevo deciso che avrei fatto questa traversata e me la sono conquistata col coltello tra i denti. Mi volto indietro e vedo la Corsica laggiù, lontana lontana.
Lontana cinque ore di nuoto.”

– Davide Belletti

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