Mentre a Parigi l’Europa viveva una settimana da record, dall’altra parte dell’Atlantico una buona fetta del resto del nuoto mondiale era riunita a Irvine, in California in occasione dei Giochi Pan Pacifici. Due grandi manifestazioni finite per sovrapporsi e inevitabilmente, per rispondersi anche a distanza.

Agli Europei Sara Curtis ha riscritto due volte in ventiquattr’ore il record mondiale dei 50 dorso, prima con 26″63 in semifinale e poi con 26″56 nella finale che le ha consegnato il titolo continentale. Negli stessi giorni il tedesco Johannes Liebmann ha portato il limite dei 1500 stile libero a 14’26″79. A Irvine, invece, il cronometro è impazzito soprattutto nei 50 stile libero di Kate Douglass.

Dal 12 al 15 agosto il William Woollett Jr. Aquatics Center ha ospitato il ritorno dei Pan Pacific Championships, assenti dal calendario dal 2018 dopo la cancellazione dell’edizione 2022. Quarantuno titoli in vasca, ai quali si sono aggiunte le due 10 km in acque libere disputate il 10 agosto a Long Beach.


Kate Douglass porta i 50 stile in un’altra dimensione

La prestazione simbolo di Irvine arriva nell’ultima giornata. Kate Douglass si presenta al mattino nei 50 stile libero e nuota 23″49, nuovo record mondiale. Passano poche ore e in finale fa qualcosa di ancora più incredibile: 23″19, tre decimi tolti al limite appena stabilito, con Gretchen Walsh seconda in 23″74 e Meg Harris terza in 23″89: qui trovi il video della finale.

Due giorni prima Kate Douglass aveva nuotato i 51″69 in prima frazione nella 4×100 stile libero, a un solo centesimo dal 51″68 con cui Marrit Steenbergen aveva stabilito il record mondiale dei 100 poche settimane prima. Ha inoltre conquistato l’argento nei 50 farfalla e nei 200 rana, gara chiusa in 2’22″57 pochi minuti dopo aver demolito il mondiale dei 50 stile. Con le staffette il suo bottino è salito a sei medaglie, quattro ori e due argenti. Meglio di lei, per numero complessivo di podi, ha fatto soltanto Gretchen Walsh: sette medaglie, cinque d’oro e due d’argento.

Ed è proprio insieme a Walsh che Douglass ha firmato l’altro WR della manifestazione. Will Modglin, Van Mathias, Gretchen Walsh e Kate Douglass hanno nuotato la 4×100 mista mixed statunitense con il crono di 3’36″70, stabilendo il nuovo primato mondiale sulla distanza.


Pallister batte Ledecky e si prende il mezzofondo

Se Douglass è stata il volto della velocità, Lani Pallister è stata la nuotatrice più continua nelle gare individuali.

L’australiana ha aperto vincendo i 200 stile libero in 1’53″67, davanti a Summer McIntosh (1’53″86). Nei 400 ha poi abbattuto il muro dei quattro minuti in 3’58″42, lasciandosi alle spalle Katie Ledecky, seconda in 4’00″15. E negli 800 il copione si è ripetuto: 8’06″10 per Pallister, 8’07″26 per Ledecky.

Ledecky si era presa i 1500 in 15’36″06, ma Pallister aveva chiuso subito dietro in 15’38″62, nuovo record australiano. Il bilancio finale dell’australiana parla quindi di quattro podi individuali: tre ori e un argento. Nessuna a Irvine ha vinto più gare individuali di lei.

In prospettiva Los Angeles questo è uno dei dati più interessanti: battere Katie una volta può essere un episodio, farlo nello stesso meeting sia nei 400 sia negli 800 comincia ad avere un peso specifico differente.

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Short fa tripletta

Tre titoli individuali anche per Samuel Short, padrone assoluto del mezzofondo maschile. L’australiano ha messo in fila 400, 800 e 1500 stile libero: 3’40″52, 7’37″02 e 14’33″97. Tre distanze, tre ori.

L’ultimo risultato è arrivato praticamente in contemporanea con quanto stava succedendo a Parigi, dove Liebmann aveva appena portato il record mondiale dei 1500 a 14’26″79. Irvine e gli Europei hanno così raccontato insieme quanto si siano alzati i riferimenti del mezzofondo maschile.

Alle spalle di Short si è messo in evidenza anche Bobby Finke, argento negli 800 e bronzo sia nei 1500 sia nei 400 misti. Tre medaglie individuali senza vittorie per il campione olimpico statunitense. Ancora più singolare il bottino di Carson Foster, che ha raccolto tre argenti nei 200 farfalla, 200 misti e 400 misti.


Gli Stati Uniti costruiscono le staffette verso LA28

A due anni dai Giochi di casa, una delle indicazioni più interessanti per gli Stati Uniti arriva dalla profondità del settore maschile.

Nei 200 stile libero Luke Hobson ha vinto in 1’43″85, davanti a Gabriel Jett, sceso a 1’43″96. Terzo il cinese Zhang Zhanshuo in 1’44″59. La 4×200 statunitense ha poi chiuso in 6’59″37, riportando una staffetta americana sotto i sette minuti e avvicinandosi nuovamente a quel 6’58″55 di Roma 2009 che resiste da diciassette anni.

Gli USA hanno vinto anche la 4×100 stile libero maschile in 3’09″01, oltre a entrambe le 4×100 miste. Tra le donne hanno conquistato 4×100 stile e 4×100 mista, mentre la 4×200 è andata all’Australia in 7’42″40.

Limitandosi alle 41 gare in piscina, Stati Uniti e Australia hanno conquistato insieme 33 titoli, oltre l’80% degli ori disponibili. Curiosamente, nel settore maschile hanno chiuso in perfetta parità con otto successi ciascuno; il vantaggio americano è arrivato soprattutto dalle donne, con dieci ori USA contro i sei australiani, più il titolo mixed.


Walsh, Berkoff e Matsushita

Guardando soltanto alle gare individuali, Pallister e Short sono gli unici ad aver raggiunto quota tre ori. Dietro di loro ci sono altri tre atleti che hanno fatto doppietta: Gretchen Walsh, prima nei 50 e nei 100 farfalla; Katharine Berkoff, vincitrice dei 50 e dei 100 dorso; e Tomoyuki Matsushita, che ha fatto doppietta nei misti con 1’56″02 nei 200 e 4’06″75 nei 400.

Sono invece 13 gli atleti che, contando esclusivamente le prove individuali, hanno raccolto almeno tre medaglie. Pallister e Gretchen Walsh guidano con quattro podi a testa: tre ori e un argento per l’australiana, due ori e due argenti per la statunitense. A quota tre ci sono Kate Douglass, Katie Ledecky, Regan Smith, Summer McIntosh, Erika Fairweather e Taylor Ruck tra le donne; Sam Short, Carson Foster, Bobby Finke, Van Mathias e Guilherme Caribe tra gli uomini. Il dato emerge ricostruendo i podi individuali del results book ufficiale.

Tra i risultati da cerchiare in rosso ci sono anche il 55″15 di Gretchen Walsh nei 100 farfalla, il 26″90 di Berkoff nei 50 dorso, il 21″35 di Jamie Jack nei 50 stile e il successo di Regan Smith nei 200 dorso in 2’05″57.


Nomi da segnare in vista LA28

Irvine ha lasciato anche diversi nomi da appuntare pensando ai prossimi due anni.

Il più giovane a salire su un podio individuale è stato il giapponese Shin Ohashi, nato il 5 marzo 2009. A 17 anni ha conquistato l’argento nei 100 rana in 58″54, nuovo record mondiale juniores, e il bronzo nei 200 in 2’08″27. Due medaglie senior quando non ha ancora compiuto diciotto anni.

Quasi coetaneo è Yumeki Kojima, nato il 20 dicembre 2008. Nelle batterie dei 400 misti ha nuotato 4’08″69, record mondiale juniores; il giorno successivo ha cambiato completamente gara e vinto i 200 dorso in 1’55″38. Due risultati che raccontano anche una versatilità non comune per un diciassettenne.

Tra le donne merita attenzione Agostina Hein, nata il 24 aprile 2008. L’argentina, già campionessa mondiale juniores dei 400 misti nel 2025, a Irvine si è presa il bronzo nella stessa gara in 4’32″54, dietro Summer McIntosh e Jenna Forrester.

E poi c’è Zhang Zhanshuo, nato il 14 maggio 2007, forse il profilo più curioso per ampiezza di programma. A 19 anni ha conquistato il bronzo nei 200 stile in 1’44″59 e l’argento nei 400 in 3’42″42, ma ha anche chiuso quarto i 100 in 48″25 e quarto i 1500 in 14’47″24. Dalla velocità alle trenta vasche nello stesso campionato.


Tra i nomi arrivati dalla Cina merita invece uno spazio Yu Yiting, classe 2005 e tutt’altro che nuova ai grandi appuntamenti internazionali. A soli vent’anni ha già disputato due Olimpiadi: quinta nei 200 misti a Tokyo e quarta a Parigi 2024, oltre ad aver conquistato due bronzi mondiali individuali sulla stessa distanza, a Fukuoka 2023 e Doha 2024.

A Irvine è arrivata forse una delle sue vittorie più significative. Nella finale dei 200 misti la cinese ha nuotato 2’07″45, nuovo record dei Pan Pacific, riuscendo a precedere per appena due centesimi Summer McIntosh, seconda in 2’07″47. Terza Alex Walsh in 2’07″66. Un successo che non trasforma Yu in una sorpresa, visto il curriculum già importante, ma la riporta con forza tra le principali interpreti mondiali dei misti: nel 2023 aveva già vinto sia i 200 sia i 400 agli Asian Games di Hangzhou.


Tre WR, due WR juniores e 56 record dei Pan Pacific

Il bilancio dei record aiuta a misurare il livello tecnico della manifestazione. Tre record mondiali: i due successivi limiti di Douglass nei 50 stile, 23″49 e 23″19, e il 3’36″70 della 4×100 mista mixed statunitense. A questi si aggiungono due record mondiali juniores, il 58″54 di Ohashi nei 100 rana e il 4’08″69 di Kojima nei 400 misti.

Nel corso delle quattro giornate sono stati inoltre migliorati 56 record dei Pan Pacific, contando anche i primati ritoccati più volte tra batterie e finali.


Insomma, Irvine ha completato l’altra metà di una settimana in cui il grande nuoto internazionale si è diviso tra due continenti. Sara Curtis e Johannes Liebmann a Parigi, Kate Douglass in California hanno riscritto record mondiali; Lani Pallister e Sam Short hanno dominato il mezzofondo dei Pan Pacific, mentre nomi come Kojima, Ohashi e Zhang Zhanshuo hanno mostrato quanto rapidamente stia crescendo la generazione che arriverà a piena maturità verso Los Angeles 2028.

A due anni dai prossimi Giochi, gerarchie e riferimenti cronometrici stanno già cominciando a cambiare. Seguono tutti i podi con i riferimenti cronometrici.


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Autore

Federico
Federico
Una laurea Magistrale in Filosofia presso l'Università di Pavia, un'innata passione per la scrittura, la comunicazione e i social network. Nel 2010, in una serata post allenamento, ho creato nuoto uno stile di vita, da quel giorno mi sono fermamente convinto di una cosa: "tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si nuota" (semicit). No, dopo 5 anni di università non ho capito se sia peggio Kant o un 400 misti.