Nell’agosto del 1926 Budapest ospitò la prima edizione dei Campionati Europei di nuoto. Il programma in vasca prevedeva sei gare, tutte maschili. Cento anni dopo, a Parigi, le gare di nuoto sono state quarantatré, più quattro prove paralimpiche al debutto. Si sono disputate in una settimana di batterie, semifinali e finali, con i tempi rilevati al centesimo di secondo.

Tra queste due date il nuoto ha cambiato quasi tutto: gli stili ammessi, le distanze, i metodi di allenamento, il peso delle nazioni, il posto delle donne. Ripercorrerlo edizione per edizione servirebbe a poco. Conviene invece fermarsi su alcuni passaggi, come un record, una regola nuova o una generazione, e seguire attraverso questi il percorso dal nuoto dei pionieri a quello di oggi.


Budapest 1926: dove tutto comincia

Il primo campionato continentale fu una manifestazione per soli uomini. In vasca si disputarono i 100, i 400 e i 1500 stile libero, i 100 dorso, i 200 rana e la staffetta 4×200 stile libero. Completavano il programma due gare di tuffi e il torneo di pallanuoto, vinto dall’Ungheria padrona di casa. La federazione europea non esisteva ancora: sarebbe nata l’anno successivo, a Bologna.

Il medagliere lo vinse la Germania, ma il nome destinato a restare fu quello dello svedese Arne Borg. Vinse 400 e 1500 e fu secondo nei 100 dietro l’ungherese István Bárány, per un decimo (1’01″0 contro 1’01″1). Salì sul podio anche nella pallanuoto, con l’argento della Svezia. In quegli anni lo stesso atleta poteva passare dallo sprint al mezzofondo, e poi alla pallanuoto.

Nei 200 rana vinse il tedesco Erich Rademacher. Proprio in quel periodo fu tra i primi a riportare le braccia in avanti sopra l’acqua, approfittando di un regolamento che non specificava come dovesse avvenire il recupero. Allora sembrava un dettaglio tecnico. Fu invece uno dei primi passaggi dell’evoluzione che avrebbe portato alla nascita di un nuovo stile.


Bologna 1927: le donne, l’Italia e Arne Borg

Un anno più tardi i campionati si spostarono in Italia, nella piscina del Littoriale di Bologna, dal 31 agosto al 4 settembre 1927. Il 30 agosto, alla vigilia della seconda edizione, a Bologna veniva fondata formalmente la Ligue Européenne de Natation, la LEN, oggi European Aquatics.

Bologna fu anche la prima edizione aperta alle donne. In vasca le gare femminili erano cinque: 100 e 400 stile libero, 100 dorso, 200 rana e staffetta 4×100 stile libero. A queste si aggiungevano trampolino e piattaforma. Le olandesi conquistarono tre titoli su cinque, e Marie Braun vinse i 400 stile libero in 6’11″8.

In campo maschile la scena fu di nuovo di Borg, che questa volta vinse 100, 400 e 1500. Nella gara più lunga fermò il cronometro a 19’07″2 e fu il primo uomo a nuotare i 1500 metri sotto i venti minuti. Quel record mondiale resistette fino all’agosto del 1938, quasi undici anni. Ventisette anni dopo, agli Europei di Torino del 1954, il titolo dei 1500 fu vinto in 18’57″8: appena nove secondi meglio di lui.

Secondo arrivò Giuseppe Perentin, in 21’50″4. Il distacco fu di 2’43″2, cioè oltre duecento metri al ritmo di Borg. Era la prima medaglia italiana nelle gare di nuoto degli Europei. Nella stessa edizione arrivarono anche due bronzi nei tuffi, con Luciano Cozzi dal trampolino ed Ezio Selva dalla piattaforma. Le prime tre medaglie della storia azzurra agli Europei nacquero tutte a Bologna.


Farfalla, misti, staffette: il programma si allarga

Il recupero delle braccia sopra l’acqua si diffuse negli anni Trenta. Nel 1933 l’americano Henry Myers lo usò per tutta la gara, e alle Olimpiadi di Londra del 1948 quasi tutti i finalisti dei 200 rana nuotavano la cosiddetta “rana a farfalla”. Nel 1953 la federazione internazionale separò definitivamente i due stili. La rana tornò alla sua forma tradizionale, mentre la farfalla divenne uno stile autonomo, con il movimento verticale delle gambe ormai consentito: si apriva così la strada alla gambata a delfino.

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Gli Europei recepirono la novità quasi subito. Il debutto avvenne proprio in Italia, a Torino nel 1954, con i 200 farfalla maschili e i 100 femminili. Fu due anni prima che lo stile entrasse nel programma olimpico.

Nel 1962, a Lipsia, arrivarono i 400 misti, maschili e femminili, e la staffetta 4×100 stile libero maschile. Nello stesso anno i 100 dorso maschili furono sostituiti dai 200. Ogni stile cominciava ad avere più distanze, e la completezza diventava una specialità in sé. Nei decenni successivi il programma si è ampliato ancora con i 200 misti, i 50 di ogni stile, le distanze lunghe femminili e le staffette miste uomini-donne.

Anche il profilo degli atleti è cambiato. Borg vinceva dai 100 ai 1500 e giocava a pallanuoto. Oggi ci sono specialisti dei 50 rana e mezzofondisti che non scendono mai sotto i 400. Più gare significano più titoli, ma anche allenamenti costruiti su misura per una o due distanze.


Guerra fredda: il nuoto diventa un sistema

Lipsia 1962 fu anche il primo Europeo in Germania Est. I risultati però non raccontano ancora un dominio. L’Olanda vinse più ori (6), mentre la DDR chiuse con il maggior numero di medaglie (17), tra cui le due staffette miste.

In quegli anni, soprattutto nell’Europa dell’Est, il nuoto di vertice entrò stabilmente nei sistemi sportivi nazionali. I talenti venivano selezionati fin dall’infanzia e seguiti nei centri di allenamento, con l’appoggio della medicina dello sport e una stagione programmata intorno agli appuntamenti principali. Formalmente gli atleti restavano dilettanti, ma nella sostanza si allenavano a tempo pieno. Un’evoluzione analoga, in forme diverse, avvenne anche in Occidente.

La DDR rappresenta il caso estremo. Nel 1969 un provvedimento governativo indicò le discipline su cui concentrare le risorse, e il nuoto era tra queste. Dal 1974, con il piano di ricerca 14.25, la somministrazione di sostanze dopanti, in particolare steroidi anabolizzanti, diventò politica di Stato. Riguardò anche atlete minorenni, spesso inconsapevoli. Tra gli anni Settanta e Ottanta le nuotatrici della Germania Est dominarono la scena internazionale. Dopo la riunificazione, l’apertura degli archivi della Stasi e i processi di Berlino documentarono il sistema. Nel 2000 il ministro dello sport Manfred Ewald e il medico federale Manfred Höppner furono condannati, mentre il CIO non ha mai modificato i risultati di quegli anni. La crescita sportiva della DDR e il doping di Stato appartengono alla stessa storia. Raccontare la prima senza il secondo darebbe un’immagine incompleta di quella stagione.


Gli anni Ottanta e Michael Groß

Il nuotatore europeo più rappresentativo di quel decennio veniva dall’altra Germania. Michael Groß, tedesco occidentale di Francoforte, era alto 2,01 metri e aveva un’apertura di braccia di 2,13. Per questo lo chiamavano “l’Albatros”. Rendeva al meglio sui 200, sia a stile libero sia a farfalla, ed era competitivo anche nei 100 farfalla.

Agli Europei vinse tredici titoli, di cui quattro a Roma nel 1983 e sei a Sofia nel 1985. Ai Giochi di Los Angeles 1984 conquistò l’oro nei 200 stile libero e nei 100 farfalla, a Seul 1988 quello dei 200 farfalla. Fu eletto quattro volte sportivo tedesco dell’anno. La sua notorietà andava oltre il pubblico del nuoto, in un decennio in cui la televisione dava a questo sport sempre più spazio.

L’Italia, in quella fase, produceva grandi individualità più che una squadra. Il caso più evidente fu Giorgio Lamberti. Agli Europei di Bonn del 1989 vinse 100 e 200 stile libero e la 4×200. Nei 200 stabilì anche il record mondiale in 1’46″69, che rimase imbattuto per dieci anni.


Helsinki 2000: l’Italia cambia dimensione

L’edizione di Helsinki si disputò tra giugno e luglio del 2000, un solo anno dopo Istanbul, perché la LEN aveva deciso di spostare il campionato negli anni pari. Il medagliere complessivo lo vinse la Russia di Aleksandr Popov. Per il nuoto italiano, però, fu l’edizione della svolta.

In vasca gli azzurri conquistarono 5 ori, 5 argenti e 1 bronzo. Massimiliano Rosolino vinse i 200 stile libero e i 200 misti. Emiliano Brembilla vinse i 400 stile libero e fu argento nei 1500. Domenico Fioravanti fu oro nei 100 rana e argento nei 200. La 4×200 stile libero di Rosolino, Matteo Pelliciari, Simone Cercato e Brembilla chiuse in 7’16″52, davanti alla Germania e all’Olanda di Pieter van den Hoogenband. Gli altri podi li portarono Emanuele Merisi nei 200 dorso, le staffette femminili 4×100 e 4×200 stile libero e Lorenzo Vismara nei 50 stile libero.

Poco più di due mesi dopo, a Sydney, Fioravanti vinse i 100 e i 200 rana e diventò il primo italiano campione olimpico di nuoto. Rosolino conquistò l’oro nei 200 misti, l’argento nei 400 e il bronzo nei 200 stile libero. Helsinki non fece dell’Italia la prima potenza d’Europa, ma dimostrò che il movimento azzurro poteva contare su un gruppo di atleti da finale in più specialità. Da lì comincia il ciclo moderno dell’Italnuoto.


Roma 2022, l’Europeo torna in Italia

Nel 2022 gli Europei tornarono al Foro Italico, dove nel 1983 Groß aveva vinto quattro titoli. L’Italia chiuse prima nel medagliere del nuoto con 13 ori, 13 argenti e 9 bronzi. Vinsero Gregorio Paltrinieri negli 800, Simona Quadarella in 800 e 1500, Thomas Ceccon nei 100 dorso e nei 50 farfalla, Nicolò Martinenghi nei 50 e 100 rana, Alberto Razzetti nei 400 misti, Margherita Panziera nei 100 e 200 dorso e Benedetta Pilato nei 100 rana. A questi si aggiunsero le staffette maschili 4×100 stile libero e 4×100 misti. Nella stessa vasca il diciassettenne romeno David Popovici abbassò il record mondiale dei 100 stile libero a 46″86.


Parigi 2026: cent’anni dopo Budapest

Gli Europei del centenario si sono svolti a Parigi dal 31 luglio al 16 agosto. Le gare di nuoto si sono disputate dal 10 al 16 agosto al Centro acquatico olimpico di Saint-Denis. Popovici si è confermato nei 100 e 200 stile libero. Léon Marchand ha vinto davanti al pubblico di casa i 400 stile libero e i 200 farfalla. Il tedesco Johannes Liebmann ha portato il record mondiale dei 1500 a 14’26″79.

L’Italia ha chiuso il nuoto in vasca con 20 medaglie: 6 ori, 8 argenti e 6 bronzi. Nessuna nazione ne ha vinte di più, ma la Gran Bretagna, con 8 ori, ha chiuso davanti nel medagliere. Con i due titoli di Ginevra Taddeucci nel fondo, nella 5 e nella 10 km sulla Senna, gli ori azzurri del nuoto salgono a otto.

Simona Quadarella ha completato il tris del mezzofondo: 400 in 4’01″34, 800 in 8’15″55, 1500 in 15’46″22. Nicolò Martinenghi ha vinto 50 e 100 rana, in 26″57 e 58″58. Thomas Ceccon ha perso l’oro dei 100 dorso per un centesimo, 52″28 contro il 52″27 del greco Apostolos Christou. Ha poi aggiunto il bronzo nei 200 dorso e l’argento con la 4×100 misti.

Il nome della rassegna, per l’Italia, è però quello di Sara Curtis, diciannove anni. Il 12 agosto, in semifinale, ha stabilito il record del mondo dei 50 dorso in 26″63, e il giorno dopo in finale lo ha portato a 26″56. A Parigi ha vinto sei medaglie, più di qualsiasi altra azzurra in una singola edizione degli Europei. È stata anche la prima italiana sul podio europeo dei 100 stile libero e la prima a nuotare i 50 stile libero sotto i 24 secondi (23″99).

Nel 1927 l’Italia era entrata nella storia degli Europei con la medaglia di un nuotatore arrivato a quasi tre minuti dal vincitore. Nel 2026 un’azzurra ha firmato un record del mondo in una specialità che nel 1926 le donne non potevano nemmeno nuotare.


Cento anni, la stessa vasca

Bastano pochi tempi per misurare il secolo. Nel 1927 Borg vinse i 100 stile libero in 1’00″0, nel 2026 Popovici ha vinto in 46″56. I 400 femminili sono passati dal 6’11″8 di Marie Braun al 4’01″34 di Quadarella. Nei 1500 maschili Borg aveva stabilito il record del mondo con 19’07″2. A Parigi Liebmann lo ha battuto di nuovo, in 14’26″79.

Nel frattempo i costumi di lana hanno lasciato il posto a tessuti tecnici, regolamentati dopo la stagione dei modelli in poliuretano, e il cronometro manuale alle piastre elettroniche. L’alto livello si regge oggi su allenamento quotidiano, staff multidisciplinari, analisi dei dati e programmazione scientifica. Le donne, assenti a Budapest, gareggiano su un programma identico a quello maschile. Le gare sono passate da sei a quarantatré, con le prove paralimpiche in più. Una manifestazione nata in un panorama sportivo ancora ristretto è diventata un evento seguito in tutto il continente. Lungo la strada c’è stato anche il doping di Stato, che resta parte di questa storia.

Alcune cose però non sono cambiate. I 100, i 400 e i 1500 stile libero di Budapest sono ancora in programma. Si nuota ancora da una parete all’altra, e vince chi tocca per primo.

Per l’Italia il secolo si misura tra due medaglie. Da una parte l’argento di Giuseppe Perentin a Bologna, dall’altra la squadra che a Parigi ha chiuso il centenario come la nazione più medagliata in vasca.


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Autore

CENT'ANNI DI EUROPEI: DA BUDAPEST 1926 A PARIGI 2026. COM'È CAMBIATO IL NUOTO? 5
Serena Nuzzo
Serena, 22 anni, laureata in lingue, con una grande passione per i viaggi, l'arte, i libri e le foto ai tramonti. Nel tempo libero scrivo, soprattutto per me stessa e per dar voce ai miei pensieri. Il nuoto riempie le mie giornate sin dall'infanzia, sin da quando tra un gelato e una passeggiata passavo i pomeriggi estivi a guardare attraverso uno schermo campioni e campionesse, e mi ha regalato alcuni dei giorni più belli della mia vita. Instancabilmente curiosa quanto incredibilmente imbranata.