Caro Gravina,

le sue parole dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2026 non sono state soltanto infelici: sono state profondamente irrispettose verso tutti gli altri sport.

Pensandoci, crediamo che il problema non sia solo la forma, ma ciò che quelle parole rivelano. Perché quando il calcio italiano fallisce per la terza volta consecutiva l’accesso a un Mondiale, e il suo massimo dirigente prova a spiegare la distanza dagli altri sport riducendoli di fatto a un universo più semplice, meno complesso, quasi minore, non sta facendo un’analisi: sta cercando un alibi. E usare gli altri sport come alibi nel momento del proprio fallimento è qualcosa di estremamente irritante.

La verità è che gli altri sport danno fastidio perché il calcio ha smesso da tempo di guardarsi allo specchio. Perché mostrano che si può lavorare bene anche senza avere il sistema più ricco, più esposto, più rumoroso del Paese. E allora la domanda diventa inevitabile: con tutto il peso economico, politico e mediatico del calcio italiano, davvero il problema sarebbero gli altri? Davvero il nuoto, lo sci o l’atletica andrebbero ridimensionati, invece di essere studiati come esempio?

Con la prospettiva del nostro blog, questa cosa la vediamo ancora meglio. Perché chi frequenta una piscina, chi è appassionato di nuoto, chi segue lo sport sa cosa c’è dietro una medaglia: sveglie all’alba, chilometri, ripetizioni, rinunce, pressione mentale, programmazione tecnica, continuità.

Negli altri sport nessuno si sente autorizzato a sminuire il lavoro altrui per coprire le proprie mancanze.

In acqua il cronometro non perdona, ma almeno ha un pregio: non mente. Dice chi ha lavorato meglio, chi è arrivato pronto, chi ha costruito davvero. E quando i risultati non arrivano, non si cercano scuse ideologiche: si torna ad allenarsi, si cambia, si ricostruisce.

Il valore della sconfitta, in una società dominata dal successo

C’è una questione di valori, cultura, rispetto dell’avversario.

È questo che rende insopportabili le sue parole. Non solo perché sono ingenerose verso gli altri sport, ma perché sono culturalmente sbagliate. Trasmettono l’idea che esista uno sport vero, serio, complesso (il calcio) e poi un contorno di discipline che vincono perché giocano una partita più facile. No, Gravina. Non funziona così. Non per chi conosce lo sport, non per chi ne rispetta la fatica, non per chi sa distinguere il lavoro dalla retorica.

Gli “altri sport” che oggi lei tratta come categoria inferiore sono gli stessi che tengono in piedi il prestigio internazionale dell’Italia quando il calcio si avvita sulle proprie macerie. E il nuoto, in particolare, è uno di quei luoghi in cui il Paese continua a produrre talento, disciplina e credibilità. Prima di parlare di dilettanti, sarebbe il caso di guardare meglio dove stanno i professionisti.

A volte non sono sotto i riflettori di uno stadio. Si allenano nelle corsie di una qualche piscina di provincia, con la testa bassa, i muscoli che bruciano e un tempo limite da inseguire per conquistare un pass iridato. Pass iridati che spesso arrivano e che in questi 12 anni ci hanno regalato incredibili emozioni.

Un caro saluto,
La redazione di nuotounostiledivita


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Siamo giovani ragazzi appassionati di nuoto, scrittura e social network. Raccontiamo il mondo acquatico in modo diverso e innovativo, con uno stile fresco e rivolto ai giovani.

Nati nel 2010, siamo cresciuti a piccoli passi, cercando ogni giorno di condividere con il maggior numero di persone le emozioni che il pianeta acqua ci fa vivere.

Il nostro intento è quello di far vedere che in Italia oltre ai palloni che corrono sui prati verdi e alle moto che girano sui circuiti ci sono anche tante storie che profumano di cloro.