Una ragazza di Sydney che, per partecipare ai Giochi Olimpici e navigare verso l’Europa, ha dovuto affidarsi a una colletta pubblica. La sua migliore amica e rivale, cresciuta nella stessa vasca scavata nella roccia. E la donna più veloce del mondo, fermata da un’appendicite a un passo dalla finale. Sono le tre protagoniste della prima edizione olimpica femminile nella storia del nuoto: Stoccolma 1912.

Ci erano arrivate grazie a un voto. Due anni prima, in Lussemburgo, il Comitato Olimpico Internazionale aveva deciso all’unanimità di aprire il nuoto alle donne. Il programma era minimo, i 100 stile libero e la staffetta 4×100, ma bastava per cominciare.

E in quella prima finale, ciascuna delle tre ha scritto un pezzo di storia, a modo suo.


Fanny Durack, un oro partito in salita

Sarah Frances Durack, per tutti Fanny, nasce a Sydney nel 1889 e impara a nuotare nei bagni di mare di Coogee. Sono vasche ricavate nella roccia lungo la costa e alimentate direttamente dall’oceano: l’acqua entra con le maree e con le onde, ma chi nuota resta al riparo dalle correnti e dagli squali. Nella Sydney di inizio Novecento è lì che la città impara a nuotare.

In un’epoca in cui per le donne esistono quasi solo campionati di rana, Fanny in quell’acqua si innamora dello stile libero.

Prima di vincere in acqua, però, deve vincere fuori. Nell’Australia di allora un corpo femminile in costume davanti al pubblico è considerato sconveniente. La prima opposizione alla trasferta arriva proprio dall’associazione femminile di nuoto del Nuovo Galles del Sud, e di finanziamenti ufficiali non ce ne sono: a portarla in Svezia è una sottoscrizione pubblica.

A Stoccolma, in batteria, nuota in 1’19″8: record del mondo. In finale tocca in 1’22″2 e diventa la prima donna campionessa olimpica di nuoto.


Mina Wylie, la rivale di casa

Wilhelmina Wylie, per tutti Mina, cresce nella stessa acqua. Nel 1907 suo padre Henry fa scavare nella roccia di Coogee un nuovo bagno di mare, i Wylie’s Baths, aperti ancora oggi. Lì lei e Fanny si allenano e si sfidano, rivali e amiche, e portano il crawl nel nuoto femminile australiano. Nella stagione 1910-11 è Mina a batterla su alcune distanze.

Parte per Stoccolma grazie a familiari e amici e in finale arriva seconda, dietro all’amica; il bronzo va alla britannica Jennie Fletcher.

Per la seconda gara olimpica due australiane subiscono la stessa sorte. Gareggiano per l’Australasia e sono soltanto in due, troppo poche per la 4×100. Si offrono di nuotare due frazioni ciascuna ma i giudici dicono no…


Daisy Curwen, la favorita della vigilia…

La favorita della vigilia per la gara regina al femminile, però, era inglese. Daisy Curwen, di Liverpool, nata due mesi dopo Fanny. Nell’anno dei Giochi è la donna più veloce del mondo: ha abbassato il record dei 100 stile libero nel settembre 1911 e di nuovo nel giugno 1912. In carriera ne firmerà altri sei.

In batteria stabilisce il record olimpico, prima che Fanny le strappi quello mondiale, e supera anche la semifinale, conquistando la finale con il secondo miglior tempo assoluto. Poi un’appendicite acuta la porta in sala operatoria.

Niente finale, e niente staffetta, che la Gran Bretagna vincerà senza di lei: due medaglie perse senza aver perso una sola gara.


C’è però un’altra donna protagonista a Stoccolma perché con il bronzo nei 100 stile libero e l’oro nella staffetta 4×100 Jenny Fletcher diventava la prima nuotatrice a vincere più di una medaglia in una stessa edizione olimpica. Nata nel 1890 in una famiglia molto povera con undici figli, si allenava in piscina dopo giornate di lavoro di dodici ore. Già nel 1905 aveva stabilito il record mondiale delle 100 yard stile libero, rimasto imbattuto per sette anni.

Nel 1908 era stata selezionata per i Giochi di Londra, dove però le gare femminili di nuoto non si disputarono. Nel 1913 comincia a insegnare nuoto e diventa così professionista: per le regole dell’epoca, deve dire addio alle gare… Nel 1917 si sposa ed emigra in Canada, e dal 1971 fa parte della International Swimming Hall of Fame.


Dopo Stoccolma

Fanny domina per altri sei anni: tra il 1912 e il 1918 firma undici record del mondo, dalla velocità al miglio. La sua fama arriva fino al fronte. Ad Albert, nel nord della Francia, un bombardamento ha piegato quasi in orizzontale la statua dorata della Vergine sulla torre della basilica. Nel 1916 i soldati australiani diretti alla Somme ci vedono una nuotatrice pronta al tuffo, e la chiamano “Fanny Durack”.

Un’altra Olimpiade, però, non arriva. I Giochi del 1916 vengono cancellati dalla guerra, e nel 1920 una serie di malattie la costringe a rinunciare ad Anversa. Si ritira nel 1921.

Daisy Curwen, dopo la guerra, non torna più a gareggiare. Muore nel 1982 senza aver mai avuto la sua occasione olimpica.

Mina invece va avanti fino al 1934: 115 titoli statali e nazionali, a stile libero, dorso e rana. Poi insegna nuoto per quarantadue anni e vive quasi tutta la vita a Coogee, a pochi passi dalla piscina di suo padre. Muore nel 1984, a novantatré anni.


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Autore

Federico
Federico
Una laurea Magistrale in Filosofia presso l'Università di Pavia, un'innata passione per la scrittura, la comunicazione e i social network. Nel 2010, in una serata post allenamento, ho creato nuoto uno stile di vita, da quel giorno mi sono fermamente convinto di una cosa: "tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si nuota" (semicit). No, dopo 5 anni di università non ho capito se sia peggio Kant o un 400 misti.