A volte, per ritrovarsi, bisogna avere il coraggio di perdersi un po’. Uscire dai luoghi conosciuti, mettere in discussione le proprie certezze, scoprire che anche ciò che amiamo può assumere forme diverse.
Per Anita Bottazzo questo ha significato attraversare l’oceano e ricominciare negli Stati Uniti. Il nuoto ha smesso di occupare ogni spazio delle sue giornate ed è diventato parte di una vita più ampia, fatta di studio, nuove relazioni e prospettive diverse.
Negli Stati Uniti Bottazzo ha trovato un altro modo di vivere la competizione: il sostegno della squadra, una mentalità più leggera e la libertà di scendere in acqua senza pensare soltanto al risultato. Dopo la Florida, oggi l’Indiana è la sua nuova casa. Un’altra scelta per trovare il contesto giusto in cui crescere, dentro e fuori dalla piscina.
La stagione è appena iniziata. Come sta andando e quali sensazioni hai avuto finora?
Mi sento bene. La stagione è appena iniziata, ma qui negli Stati Uniti abbiamo già fatto tante gare: ho gareggiato quattro volte da fine settembre a oggi. È stato un po’ tosto, però gli allenamenti vanno molto bene, mi diverto e mi piace come stiamo lavorando.
Negli Stati Uniti studi biotecnologie. Hai raccontato che questa scelta è legata anche alla storia di tuo padre.
Sì. Mio papà non c’è più da quando avevo dieci anni: è scomparso a causa di una malattia genetica, l’emocromatosi. La scienza mi è sempre piaciuta molto e mi piacerebbe fare ricerca sulle malattie genetiche, non necessariamente su quella in particolare. Probabilmente, oltre alla passione per le scienze, c’è anche un legame emotivo.
Quando sei lontana dalla piscina e dagli allenamenti, chi è Anita? Che cosa ti piace fare?
Una delle mie passioni è sicuramente studiare. Mi piace anche conoscere persone al di fuori del nuoto che condividono il mio interesse per la biologia e la chimica. Leggo e ogni tanto suono la chitarra (poco, poco, eh!). Poi so fare il cubo di Rubik. Sto imparando e cerco di migliorare: è un po’ difficile, ma ci sono degli algoritmi e, una volta che li impari, diventa più semplice.
Lo sport ad alto livello insegna a gestire la fatica e gli impegni. Che cosa ti ha insegnato il nuoto che applichi anche nella vita quotidiana?
Ci sono sempre alti e bassi. Bisogna cercare di godersi di più il percorso e il momento, invece di pensare soltanto ai risultati. Ovviamente bisogna avere degli obiettivi, ma credo sia importante concentrarsi su ciò che si sta facendo e godersi il momento. Alla fine, è la cosa più importante.
Ai Mondiali di Singapore 2025 hai chiuso al quarto posto nei 50 rana, restando appena fuori dal podio. Come si riconosce il valore di un risultato senza farsi travolgere dalla delusione?
Secondo me, la cosa più importante è concentrarsi su sé stessi e capire che il risultato e la medaglia nascono dal confronto con gli altri. È più utile chiedersi: “Che cosa ho fatto bene e che cosa ho fatto male?”. Ero molto contenta di quella gara e di come l’avevo vissuta, soprattutto rispetto alla finale dei 100. Mi sono concentrata su quello che avevo fatto bene.
Per la medaglia, ovviamente, c’è stata un po’ di delusione: era la mia terza finale mondiale e mi è mancata ancora di pochissimo. Ma le medaglie restano un modo per confrontarsi con gli altri. Io ero contenta di come avevo vissuto quella finale e il fatto di non aver vinto una medaglia può spronarmi a pormi nuovi obiettivi.
Quindi una delusione che si trasforma in fuoco?
Sì, esatto.
Nell’estate del 2024, dopo Parigi, hai lasciato l’Italia per trasferirti in Florida. Da dove è nata questa decisione e di che cosa sentivi il bisogno?
Avevo preso la decisione tra marzo e aprile. Sentivo il bisogno di qualcosa di diverso. Quando ero a Imola non studiavo e tutta la mia vita ruotava intorno al nuoto: allenamento, pranzo, riposo, poi di nuovo allenamento, tutti i giorni. Mi mancavano gli stimoli, perché non studiavo e non frequentavo persone al di fuori di quella bolla. Sentivo di avere bisogno di qualcosa in più. Quando mi sono trasferita, mi si è aperto un mondo: ho iniziato l’università, ho conosciuto persone e punti di vista nuovi e ho imparato l’inglese.
Degli Stati Uniti hai raccontato una mentalità diversa da quella italiana. Che cosa ti piace di più di questo approccio?
Quello che mi piace di più è l’enfasi sulla squadra. A livello collegiale gareggiamo per l’università, quindi nuotiamo per noi stessi, ma anche e soprattutto per l’ateneo. Tu dai alla squadra e la squadra dà tanto a te. Quando sono tornata in Italia per gli Assoluti, in tanti mi hanno scritto “Buona fortuna, ti guardiamo” e hanno cercato sul sito come seguire le gare. C’è molto sostegno.
In generale, la mentalità è più leggera: vai lì e gareggi senza pensarci troppo. In Italia pensiamo troppo! Per esempio, quest’anno c’è un nuovo circuito, la College Swimming League, con tante gare e un formato molto divertente: le australiane in diversi stili e quelle con le staffette. Una settimana fa, in California, abbiamo disputato il secondo match e ho gareggiato undici volte in due ore. È stata una giornata difficile, ma l’importante è andare lì, gareggiare, mettersi alla prova e vedere come va con un atteggiamento di sfida. Questo mi aiuta molto: quando arrivano troppi pensieri, la squadra ti dice sempre “Dai, vediamo come va”. Insomma, ci divertiamo.
Hai parlato dei ritmi, del nuoto in yards e di un calendario molto più intenso rispetto a quello italiano. Come è cambiata la tua rana rispetto a quando nuotavi in Italia?
Ho cambiato il modo di allenarmi. È interessante vedere come ogni squadra abbia i propri metodi e mi è piaciuto imparare cose nuove: tecniche ed esercizi in acqua e fuori, diversi da quelli che facevo prima. Più imparo, più riesco anche a capire meglio me stessa.
Hai trascorso quasi due anni in Florida e ora ti sei trasferita in Indiana. Che cosa cerchi in questa nuova esperienza?
Dopo quasi due anni ho sentito il bisogno di qualcosa di diverso. Questa volta, però, era un’esigenza più legata al nuoto. Cercavo allenatori con i quali sentirmi completamente a mio agio e nei quali poter credere al cento per cento, sia nel rapporto personale sia nel lavoro in allenamento. Sta andando molto bene e gli allenamenti mi piacciono molto. Con gli allenatori ci vuole sempre un po’ di tempo per costruire un rapporto, ma finora stanno dimostrando di credere in tutto quello che fanno con me, quindi sono contenta.
Attraversare l’oceano ha portato Anita lontano dai luoghi che conosceva e più vicina al modo in cui vuole vivere il nuoto. Oggi, tra nuovi stimoli e una squadra su cui contare, l’Indiana è il posto in cui continuare a crescere. A volte, per ritrovarsi, serve anche il coraggio di cambiare strada.
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- Laureata in Scienze Linguistiche, è entrata in piscina per la prima volta alla tenera età di 3 anni e da quel momento non se n'è più andata. Aspirante giornalista e intervistatrice per diletto, le piace parlare (dicono sia anche logorroica) e vivere di emozioni. Lo Sport è così importante che ha scelto un Master in Sport Digital Marketing & Communication.
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