Per chi nuota il mese di settembre inizia sempre con precisione artigianale: l’odore di cloro riapre il calendario, le corsie tirate come righe su un quaderno nuovo, cuffia e costume pronti per una nuova avventura.
Il nuoto ha una grammatica sua: parole semplici, fondamentali—apnea, tuffo, gambe, virata, respirazione. Settembre non chiede slogan: chiede di ricomporre la frase. Le consonanti sono i dettagli tecnici che tengono in piedi il periodo; le vocali, la continuità del gesto. Non serve enfasi: serve sintassi.
Tanti nuovi inizi
Riparte la scuola, l’università, il lavoro. Il nuoto, in realtà, non si è mai fermato: resta discreto, come un profumo di cloro che ogni tanto apre una finestra nei pensieri. Non è un’ossessione, è un promemoria. Ti aspetta finché riallinei il tuo ritmo al suo.
A settembre si ricomincia sempre. Torni con obiettivi nuovi e motivazioni a fuoco, con quella pagina bianca che un po’ fa paura e un po’ profuma di curiosità. Ogni settembre è un capitolo inedito che aspetta di essere scritto.
Si ricomincia, ma non da zero. C’è un piccolo rito: il borsone preparato con più cura, il desiderio (almeno il primo giorno) di non dimenticare niente. Poi attraversi spogliatoi, corridoi, piano vasca, e rientri in una stanza di casa: riconosci gli spazi e riconosci te stesso. Che siano passate tre settimane o un mese, l’assenza era più lunga nella testa che nel calendario.
Ti tuffi, e piano piano il gesto torna. Il corpo ricorda prima della mente. La frequenza si sistema, il respiro si accorda, il movimento ritrova la sua sintassi. Sorridi: il nuoto ti appartiene ancora. È tempo di rimettersi all’opera, con pazienza e un’ambizione gentile, per inseguire traguardi che devono avere il sapore delle cose costruite bene.
Filosofia a bordo vasca
Il flusso. Per Eraclito non ti immergi mai due volte nello stesso fiume. In vasca lo senti: l’acqua è la stessa e non lo è mai, e anche tu cambi a ogni vasca. Il flusso non è disordine, è direzione. Decidi dove mettere la bracciata e l’acqua ti restituisce un verso possibile.
Il tempo. I Greci distinguevano chrónos (l’orologio) e kairós (il momento opportuno). Il nuoto abita tra i due: rispetti il cronometro, ma impari il tempo giusto del respiro, l’attacco dell’azione, l’istante in cui la virata diventa curva e poi spinta. Settembre serve a ritrovare questo orecchio interiore: ascolti, anticipi, aggiusti.
Ciò che dipende da te. Gli stoici lo dicevano semplice: separa ciò che controlli da ciò che non controlli. In acqua puoi lavorare su assetto, ritmo, respiro; non puoi decidere la densità dell’acqua, il vicino di corsia, il tabellone. La serenità tecnica nasce lì: concentrare l’attenzione su leve reali.
E il cloro? È il comune denominatore. Equalizza. Agonisti, master, principianti, amanti dell’acqua lenta: cambiano obiettivi e velocità, non cambia l’ambiente che vi accoglie e vi misura allo stesso modo. Stessa densità, stessa resistenza, stessi margini di miglioramento per chi sceglie di esserci.
L’epica dei nuovi inizi
L’epica dei “nuovi inizi” fa rumore e promette colonne sonore, ma in piscina dura poco: al massimo fino alla seconda ripetuta.
Quello che resta è manutenzione. La notizia vera è che puoi iniziare male e andare lontano lo stesso: cuffia storta, pull-buoy dimenticato, ritmo sbagliato… e comunque esci con qualcosa in più addosso. È una licenza poetica che l’acqua concede a chi è disposto a ripresentarsi. Allenamento dopo allenamento, settimana dopo settimana.
Settembre serve soprattutto ad accordare gli strumenti. Il mese nuovo è una chiave di accordatura: nuoti piano, ascolti, aggiusti la bracciata riprovi. Qualche virata la sbaglierai, ma fa parte del cammino.
Esci dalla vasca con un’idea semplice: non devi essere nuovo, devi essere regolare. Fedeltà al gesto, più che promesse. Da quel momento il cloro non è più un odore: è il luogo in cui, ogni volta che torni, scegli chi stai diventando.
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Profilo Autore

- Una laurea Magistrale in Filosofia presso l'Università di Pavia, un'innata passione per la scrittura, la comunicazione e i social network. Nel 2010, in una serata post allenamento, ho creato nuoto uno stile di vita, da quel giorno mi sono fermamente convinto di una cosa: "tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si nuota" (semicit). No, dopo 5 anni di università non ho capito se sia peggio Kant o un 400 misti.
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