Sessant’anni fa, il nuoto azzurro si spegneva nel cielo di Brema. Era il 28 gennaio 1966. Durante la fase di atterraggio, un aereo Lufthansa precipitò nei pressi dell’aeroporto della città tedesca di Brema. Nessun superstite. A bordo c’era una selezione della nazionale italiana di nuoto, diretta a uno dei meeting internazionali più prestigiosi della stagione invernale.

Sette atleti, giovanissimi, tra i sedici e i ventidue anni.
Con loro, un allenatore e un giornalista.

Un’intera generazione spezzata prima ancora di capire dove potesse arrivare.


A Bruno Bianchi, Dino Rora, Sergio De Gregorio, Amedeo Chimisso,
Luciana Massenzi, Carmen Longo, Daniela Samuele e Paolo Costoli, Nico Sapio


60 anni fa

Il Convair CV-440, con a bordo una selezione della nazionale italiana di nuoto diretta al meeting di Brema, era decollato da Francoforte alle 17:41, con pochi minuti di ritardo. Dopo un volo lungo poco più di un’ora, il capitano Heinz Saalfeld iniziò la discesa finale.

Alle 18:51, improvvisamente, l’aereo virò a sinistra e si schiantò in un campo, quattrocento metri oltre la fine della pista. Il carburante rimasto — oltre duemilacinquecento litri — prese fuoco all’istante. I vigili del fuoco dell’aeroporto riuscirono a domare l’incendio solo dopo quaranta minuti.

Morirono tutti: quarantadue passeggeri e quattro membri dell’equipaggio.

Tra le quarantasei vittime c’erano anche sette giovani nuotatori della Nazionale azzurra, tra i più promettenti della loro generazione, diretti a uno degli appuntamenti internazionali più prestigiosi della stagione.

Le cause di quell’incidente non furono mai chiarite.

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Da sinistra in alto: Sergio De Gregorio, Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Luciana Massenzi, Dino Rora, Carmen Longo, Daniela Samuele, Paolo Costoli, Nico Sapio.


Una frattura nella storia del nuoto azzurro

Sette giovani vite, ciascuna con una traiettoria diversa, accomunate dalla stessa passione e dalla stessa destinazione. Promesse già solide, talenti emergenti, sogni olimpici in costruzione. Non erano semplici atleti, erano il volto di un nuoto italiano che stava crescendo e cercava il proprio spazio sulla scena internazionale.

La tragedia di Brema è considerata la pagina più dolorosa della storia del nuoto azzurro. Oltre ai sette nuotatori, su quel volo persero la vita anche l’allenatore Paolo Costoli e il giornalista Nico Sapio, storica voce Rai del nuoto.

A bordo c’erano Bruno Bianchi, 23 anni, capitano della squadra; Dino Rora; Sergio De Gregorio; Amedeo Chimisso; Luciana Massenzi; Carmen Longo; e Daniela Samuele, la più giovane, appena sedici anni.

Sono trascorsi sessant’anni esatti da quel giorno che segnò uno dei momenti più dolorosi nella storia dello sport italiano.



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“… CHE COSA ABBIAMO PERDUTO” titolava La Gazzetta Sportiva e tutta Italia si stringeva in lutto per quei giovani atleti morti troppo presto. A Brema la manifestazione si svolse ugualmente.

Nelle corsie dove avrebbero dovuto gareggiare i nuotatori azzurri fu posto un drappo nero e sui blocchi un bouquet di fiori.

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Il ricordo solenne questa mattina alla Camera dei Deputati

Questa mattina, in occasione del sessantesimo anniversario della tragedia, il presidente Paolo Barelli ha ricordato solennemente le vittime alla Camera dei Deputati. Di seguito un estratto del suo intervento, disponibile integralmente nel video che segue:

Quei ragazzi non erano celebri. Non erano ricchi. Erano giovani che si alzavano all’alba per nuotare prima di andare a scuola o al lavoro, per inseguire i loro sogni.
In quei volti c’era l’Italia che credeva nel merito, nel sacrificio, nella bellezza dello sport come educazione morale prima che come competizione.

Quella tragedia fu causata da errori umani, da strumenti imperfetti, da una manovra forse tentata troppo tardi e da tragiche coincidenze, ma nessuna inchiesta, nessun rapporto tecnico potrà mai colmare il dolore per una perdita così tremenda.

Oggi non ricordiamo la sciagura, ma ragazzi che sarebbero diventati campioni, genitori, cittadini esemplari, modelli per generazioni future. Ne onoriamo la memoria.



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Profilo Autore

Federico
Federico
Una laurea Magistrale in Filosofia presso l'Università di Pavia, un'innata passione per la scrittura, la comunicazione e i social network. Nel 2010, in una serata post allenamento, ho creato nuoto uno stile di vita, da quel giorno mi sono fermamente convinto di una cosa: "tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si nuota" (semicit). No, dopo 5 anni di università non ho capito se sia peggio Kant o un 400 misti.