Doping: quante volte abbiamo letto questa parola? Tanti, troppi casi di positività alle sostanze dopanti continuano a macchiare il mondo dello sport, nuoto compreso.
Dietro al semplice risultato di un test, spesso si nasconde una matassa di situazioni, normative e molecole che può essere difficile da sciogliere senza disporre dei giusti mezzi.
Cos’è il doping? Come si stabilisce quali sostanze vietare e quali sono i metodi per scoprirlo?
È da domande come queste che nasce questo articolo, in cui cerchiamo di comprendere quali siano le sostanze dopanti e cosa le rende tali, come funzionano i controlli antidoping e come interpretare le notizie riguardanti casi di positività.
Il doping non è solo un gesto scorretto, ma anche un fenomeno culturale e scientifico. Capire come funziona aiuta a proteggere gli atleti puliti, a leggere le notizie con senso critico e a educare le nuove generazioni di sportivi. Sapere come e perché si fanno i controlli non toglie fascino al gesto sportivo: lo restituisce alla sua autenticità.
Da questa premessa si manifesta il nostro intento: offrire gli strumenti per imparare a capire i casi di doping sotto una luce informata e consapevole.
Cosa rende tale una sostanza dopante
“Tutto è veleno, nulla è senza veleno, solo la dose fa sì che il veleno non faccia effetto.”
È con le parole di Paracelso, alchimista-medico vissuto a cavallo tra il 1400 e il 1500, che introduciamo il concetto di sostanza dopante e cosa la rende tale. Come vedremo, spesso non è la molecola in sé a essere dannosa, quanto la concentrazione a cui è presente nell’organismo; questo principio, tra l’altro, può essere applicato anche ai farmaci che normalmente assumiamo.
In generale, una sostanza è considerata dopante se rientra in una delle categorie della lista WADA (World Anti-Doping Agency), aggiornata annualmente. Sono proibite quelle che migliorano artificialmente le prestazioni, mascherano l’uso di altre sostanze o rappresentano un rischio per la salute. Come anticipato, non tutte le sostanze dopanti sono tali perché sono molecole dannose in sé, ma perché sono presenti in quantità superiori a quelle consentite, violando di fatto le regole della WADA.
Le principali categorie di sostanze dopanti sono le seguenti:
- Gli steroidi anabolizzanti sono così chiamati perché gli “steroidi” sono una classe di molecole con una struttura chimica ben definita (costituita da anelli di carbonio uniti fra loro) e “anabolizzanti” si riferisce alla loro funzione biologica primaria, ossia costruire i tessuti. Infatti, favoriscono lo sviluppo di forza e massa muscolare, imitando il testosterone. Anche il testosterone stesso è una sostanza dopante, che rientra nella lista proibita della WADA (Classe S1, agente anabolizzante)
- Gli ormoni peptidici, così chiamati perché costituiti da peptidi, ossia molecole di natura proteica, generalmente interferiscono con i normali processi biologici dell’organismo. Tra questi abbiamo l’EPO (eritropoietina) per aumentare i globuli rossi e ossigenare meglio i muscoli, il GH (ormone della crescita) per ridurre la massa grassa e l’insulina. Come ormoni peptidici rientrano nella classe S2 della lista proibita della WADA.
- Gli stimolanti (classe S6) come anfetamine, efedrine e cocaina, vengono assunti per ridurre la fatica e aumentare la soglia d’attenzione, agendo di fatto sul sistema nervoso centrale.
- I diuretici (classe S5) vengono usati per diluire le urine, mentre i mascheranti ostacolano la rilevazione di altre sostanze.
- I beta-2 agonisti (sezione P2 della lista) sono usati per le patologie respiratorie, possiedono effetti anabolizzanti.
- I glucocorticoidi, come il cortisolo, sono ormoni steroidei. Vietati nel nuoto solo nel periodo di gare (classe S9), sono dei potenti antinfiammatori.
- I cannabinoidi come il THC (classe S8) sono sostanze dopanti.
- Non sostanze in senso stretto, ma si annovera tra i metodi proibiti l’autoemotrasfusione, che consiste in prelievo e successiva reinfusione del proprio sangue arricchito o manipolato.
Le regole per le sostanze appena elencate non sono per tutte uguali: si deve innanzitutto distinguere la dose, ma anche il contesto (se è durante il periodo di gara o allenamento, se serve per una terapia certificata e così via).
Per sostanze come steroidi anabolizzanti, EPO e alcuni ormoni non esiste soglia: qualsiasi quantità rilevabile corrisponde a una potenziale violazione (a meno che l’atleta non dimostri una spiegazione fisiologica o un’esenzione terapeutica valida).
Per altre sostanze valgono soglie di concentrazione: sotto un certo valore l’uso può essere considerato lecito, sopra diventa doping. Questo vale per alcuni stimolanti, alcuni beta-2 agonisti inalatori (come i farmaci per l’asma) o il THC.
Come dicevamo, oltre alla chimica conta anche il contesto. Una sostanza può essere vietata sempre, solo in gara o consentita con “esenzione terapeutica” (TUE).
Come funziona la WADA
La WADA (World Anti-Doping Agency) è l’organizzazione internazionale incaricata di guidare la lotta contro il doping nello sport a livello mondiale, attraverso norme condivise, controlli scientifici e una lista aggiornata di sostanze proibite. La WADA è composta da rappresentanti di enti sportivi, governi e atleti e opera in collaborazione con le organizzazioni antidoping nazionali (NADO). Si occupa di finanziare ricerche, formare operatori, aggiornare regolamenti e accreditare i circa trenta laboratori ufficiali per le analisi, revocando l’autorizzazione in caso di irregolarità. Promuove anche la cooperazione internazionale con forze dell’ordine come Interpol per contrastare il traffico illecito di sostanze dopanti.
Meccanismi dei controlli antidoping
I controlli antidoping consistono nel prelievo di campioni di urina e/o sangue di un atleta da parte di personale qualificato, i cosiddetti Doping Control Officers (DCO). Questi controlli possono avvenire sia in gara sia fuori gara, con o senza preavviso. Alcuni atleti d’élite devono comunicare costantemente la propria posizione per controlli mirati anche fuori competizione. Esiste anche il “passaporto biologico”, un sistema informatizzato che monitora nel tempo alcune variabili fisiologiche per individuare variazioni sospette.
Gli atleti devono essere sempre reperibili e comunicare la propria posizione. L’atleta viene informato sui propri diritti, sceglie un kit sterile, compila e firma verbali e può essere accompagnato da un testimone. I campioni sono poi inviati a laboratori accreditati per le analisi con tecniche avanzate come la spettrometria di massa e l’analisi degli isotopi stabili.
Doping nel nuoto: alcuni casi famosi
Nel nuoto, diversi atleti di calibro mondiale sono stati coinvolti in scandali di doping. Uno dei più eclatanti è quello del nuotatore cinese Sun Yang, sospeso per l’uso di uno stimolante. La nuotatrice russa Julia Efimova, invece, è stata squalificata per uso di steroidi e, successivamente, trovata positiva al meldonium. Dopo un ricorso riuscì comunque a partecipare alle Olimpiadi di Rio 2016.
Infine, la nuotatrice lituana Ruta Meilutyte è stata squalificata per due anni non per l’assunzione di sostanze, bensì per non essersi resa reperibile per i controlli antidoping in tre occasioni, altro esempio che il mancato rispetto dei protocolli è anch’esso punito.
Mettiamo tutto insieme: come leggere criticamente la notizia oltre il titolo sensazionalistico
Avendo distinto le diverse categorie di sostanze, capito che la loro dose consentita varia in base al contesto e alla molecola in sé, avendo approfondito come funziona la WADA e come vengono operati i controlli antidoping, possiamo giudicare in modo critico una notizia di doping.
Per prima cosa, bisogna sempre leggere la fonte da cui proviene la notizia o che viene riportata dall’articolo: è ufficiale se si tratta di WADA, NADO o le Federazioni stesse. Dopodiché, possiamo chiederci:
- Quando, dove e come è stato eseguito il test?, controllando se sono presenti dettagli sulle procedure e se la posizione dell’atleta è stata ascoltata;
- Che tipo di sostanza è?, valutando in che periodi e dosi è vietata;
- L’atleta aveva un motivo medico, certificato, per usare quel farmaco?
- La versione dell’atleta (orari, dosi, modalità) “torna” con quello che si sa di quel farmaco e con i numeri del laboratorio?
Inoltre, sono importanti anche i tempi della comunicazione: spesso, arriva prima la sospensione cautelare, poi il processo sportivo, infine l’assoluzione o la condanna. Non tutti i casi di positività portano a una squalifica definitiva.
Trasferiamo quanto detto a un ipotetico esempio. Un atleta è stato trovato positivo a un farmaco antiasmatico inalatorio, usato in concentrazione X. Se tale farmaco è consentito entro una certa quantità al giorno Y, e nel campione le concentrazioni corrispondono a quella dose o poco più (X molto simile a Y), è più facile dimostrare che è stato usato per curarsi. Se invece i valori sono quelli che in clinica si vedono solo con dosi molto alte o via per nulla giustificabili, diventa difficile parlare di uso terapeutico.
Sitografia
- Gazzetta
- NADO Italia
- Pagine mediche
- Positivo alla salute
- Codice Mondiale Antidoping Standard Internazionale – Lista delle sostanze e metodi proibiti
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Profilo Autore

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Su NUSDV unisco le mie due più grandi passioni: la scrittura e il nuoto.
Mi piace raccontare tutti i tipi di storie di cloro e, in particolare, curo una rubrica scientifica dove approfondisco l'aspetto tecnico di questo sport, per guardarlo attraverso le lenti di matematica, fisica e chimica. Quando non sono in laboratorio, mi trovate in piscina a fare qualche bracciata. Dopo dieci anni di agonismo pensavo di aver visto il peggio, ma il dottorato mi ha fatto rivalutare positivamente persino le serie in B2.
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