FINA & I DIRITTI TELEVISIVI: UN MONDIALE POCO TRASMESSO

FINA & I DIRITTI TELEVISIVI: UN MONDIALE POCO TRASMESSO

Perché la Rai non trasmette le batterie dei Campionati Mondiali in vasca corta che si svolgono in questi giorni? Perché manca la tanto amata zona mista con Elisabetta Caporale? Vi siete mai chiesti, in questi giorni di gare, perché lo sport che tutti noi amiamo stia subendo delle restrizioni? Noi proveremo a spiegarvelo all'interno di questo articolo.


Alcune premesse

La FINA, o Federazione Internazionale di Nuoto, nasce nel 1908 ed è "l'organizzazione che promuove la pratica del nuoto in ogni sua forma e coordina l'attività agonistica internazionale del nuoto" (Wikipedia). Fina nasce quindi con l'intento di coordinare gli atleti e le Federazioni di tutto il mondo.

L'attività della FINA non è - o almeno non dovrebbe essere - fine a sé stessa ma ha degli obiettivi precisi. I suoi obbiettivi principali sono:

  1. Supportare lo sport equo e libero da droghe;
  2. Adottare leggi uniformi;
  3. Promuovere e organizzare i Campionati del mondo e altre competizioni ....
  4. Svolgere altre attività che possano essere auspicabili per promuovere lo sport

Non solo: sul sito ufficiale di Fina si può leggere quali siano le sue principali attività quotidiane, tra cui spicca una cosa molto importante per il nostro discorso: tra le attività, infatti, c'è quella di "utilizzare opportunità e piattaforme di media attuali e nuovi per incoraggiare le persone nello sport".


Hangzhou 2018

Date queste premesse, perché non si può vedere questo Mondiale nel suo intero? La FINA, in quanto ente organizzatore dei mondiali, possiede il monopolio delle immagini e di tutti i diritti televisivi. La Rai, quindi, per poter trasmettere le gare deve chiedere il permesso a Fina e pagare a essa i diritti televisivi. E fino a qui non ci sono grosse novità, anzi, è fondamentalmente quello che accade per qualsiasi manifestazione sportiva di qualsiasi sport.

Cosa è successo durante questi mondiali cinesi? Il costo per comprare i diritti TV per i mondiali richiesto dalla FINA non era per nulla vantaggioso per le emittenti televisive, anzi. Prendendo il caso italiano, la Rai, che deve far fronte al basso tasso di share notturno delle batterie, non sarebbe riuscita a rientrare dai costi. A fronte di questo, quindi, la Rai ha deciso di non comprare i diritti televisivi delle batterie, ma soltanto quelli delle finali.

Si spiegano cosi molte cose: il perché dell'assenza della diretta delle batterie e il perché dell'assenza di Elisabetta Caporale in zona mista: insomma, quello che ne esce è un mondiale visto a intermittenza. Ma non è un problema solo italiano! Basti pensare che negli Stati Uniti d'America, dove ci sono i più grandi campioni di nuoto, la NBC Olympic ha deciso di trasmettere solamente 3 sessioni di finali su 6! Il problema, quindi, non è di Rai, ma è la FINA che ha imposto dei prezzi troppo alti e poco vantaggiosi per le emittenti televisive!


Il punto della situazione

La FINA impone dei prezzi troppo alti, le varie emittenti televisive non possono permettersi un prezzo così elevato e quindi si ritirano. Che esce sconfitto da questa situazione è il nuoto. Di fatto, il problema non è che noi a casa non possiamo vedere le batterie: è molto più ampio! Se nessuno guarda il nuoto, perché non viene trasmesso, il nuoto perde audience e gli atleti non guadagnano gli introiti che FINA dovrebbe ricevere tramite le concessioni televisive / gli introiti che guadagnerebbero attraverso gli sponsor se il nuoto fosse più seguito. Ma l'obiettivo di Fina non era quello di "promuovere la pratica del nuoto"?

Questa situazione si riaggancia a un discorso più ampio e attuale che vede molti importanti nuotatori internazionali ribellarsi alla Federazione Internazionale in quanto non si sentono protetti. In particolare, sono state pesanti le parole del pluricampione olimpico Adam Peaty che negli scorsi giorni ha criticato duramente Fina e il suo format. "Il format della World Cup - dice Peaty - non funziona perché nessuno lo guarda e il 90% dei migliori atleti al mondo non si presenta perché non c'è prestigio". Molto significative anche le parole del sudafricano Chad le Clos che si dice preoccupato per il suo futuro!

Se il più importante organo del nuoto, la FINA, pensa in primo luogo al proprio tornaconto e non al bene dei nuotatori e del movimento stesso, il nuoto non può che perdere di visibilità, e arretrare sempre più nel panorama degli sport internazionali che vede altri sport minori come il Triathlon in grande ascesa grazie a una serie di politiche di marketing più lungimiranti di quelle che sta avendo FINA.


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