Ci sono momenti, nello sport, in cui il tempo sembra smettere di essere soltanto un numero. Attimi minuscoli, pochi secondi appena che però sembrano diventare eterni. È lì che si nascondono anni di sacrifici invisibili, paure taciute e sogni coltivati in silenzio, quando ancora sembravano troppo grandi persino da pronunciare.

Jacopo Barbotti, probabilmente, quel momento lo ricorderà per sempre. Gli ultimi metri dei 200 misti a Riccione non sono stati soltanto bracciate su bracciate. Sono stati un confine. Da una parte, il ragazzo che inseguiva un sogno, dall’altra l’atleta che improvvisamente scopre di esserci riuscito.

E forse è proprio questo il lato più bello del nuoto: la sua sincerità brutale. Non puoi nasconderti, non puoi mentire. Il cronometro toglie ogni maschera e allo stesso tempo restituisce verità. Il nuoto ti mette a nudo, ti costringe a restare solo con te stesso, con il rumore del respiro e con tutto ciò che hai costruito quando nessuno guardava. Ogni allenamento lasciato alle spalle, ogni mattina iniziata prima dell’alba, ogni dubbio attraversato in silenzio riaffiora in pochi secondo. E il cronometro, crudele e meraviglioso allo stesso tempo, restituisce una sola cosa: la verità.

Per questo certe vittorie hanno un peso diverso. Perché non raccontano soltanto un risultato ma il viaggio interiore che serve per arrivarci. E quando tocchi la piastra e vedi il tuo nome davanti a quello di un campione come Alberto Razzetti, allora capisci che esistono istanti capaci di cambiare il peso delle cose. Anche solo per un centesimo.

Cresciuto a Legnano, ora trasferitosi a Roma, Jacopo oggi è uno dei volti più luminosi del nuoto italiano. Ma dietro ai tempi e ai risultati resta qualcosa di ancora più bello: l’emozione autentica di un ragazzo che sta vivendo, per la prima volta, il momento esatto in cui un sogno smette di sembrare lontano.


Ciao Jacopo, benvenuto. Torniamo a Riccione e immagina di chiudere gli occhi. Qual’è la prima immagine che ti viene in mente?

Sicuramente sono gli ultimi metri dei 200 misti: mi ricordo che a stile vedevo un campione come Razzetti poco più avanti, sapevo di poterlo raggiungere. In quel momento non ho più visto niente, vedevo nero, ho cercato solo di toccare per primo. Quello che è successo dopo è stato casuale, non sapevo neanche cosa fare. Ho visto il tabellone, ho sentito Luca Rasi pronunciare il mio nome… Come immagine direi quella, è stato emozionante.
E poi sicuramente anche quello che è successo dopo, l’emozione che ho condiviso con i miei genitori, il mio allenatore, i miei compagni di allenamento. Una grande soddisfazione nata dai quei 15 metri finali in cui ho cercato di mettere tutto per toccare davanti a Razzo.

Il valore della sconfitta, in una società dominata dal successo

Ma cosa hai pensato in quel momento?

Io adesso me lo ricordo ma in realtà in quel momento, non pensi davvero a nulla. C’è anche una ripresa RAI in cui si vede proprio il momento in cui realizzo. Di solito, la prima cosa che faccio è tirare via gli occhialini per guardare il tempo ma in quel momento manco mi ero accorto di aver vinto per un centesimo! Ho preso gli occhialini e li ho lanciati un po’ a caso in acqua, non sapevo neanche cosa fare, ho tolto la cuffia a caso.
È un’emozione che non avevo mai vissuto, neppure mi ci ero mai avvicinato. Vincere è inaspettato, il modo in cui è arrivato ha reso tutto ancora più bello e poi la qualificazione all’Europeo beh… neanche a dirlo quanto possa essere bello!

E adesso hai realizzato?

Sto realizzando piano piano. Sicuramente il primo momento è stato sul podio ma il momento chiave è stata la sera: io di notte non ho dormito niente! Poi piano piano, giorno dopo giorno… anche sentire che i miei genitori stanno cercando i biglietti per venire a Parigi è molto bello. Ogni giorno aumento la consapevolezza di quello che ho fatto ma sicuramente capirò bene quando tornerò a nuotare tra qualche giorno e poi al 100% quando sarò lì pronto a gareggiare a Parigi.

C’è un dettaglio, tecnico o mentale, sul quale hai lavorato nell’ultimo periodo e che credi possa aver fatto la differenza nei tuoi risultati?

Il salto tecnico secondo me è partito già due anni e mezzo fa. Ho lavorato per due anni con Marco Pedoja che mi ha rivoluzionato a livello tecnico, a livello di nuotata su tutti e quattro gli stili e a cui devo tantissimo e lo ringrazio. Quest’anno ho fatto più un salto a livello fisico, atletico. Ho rivoluzionato lo stile libero, riesco ad arrivare a fine gara mettendo qualcosa in più negli ultimi metri.
In allenamento ho lavorato sull’aerobica, sulla resistenza. Gli anni scorsi facevo più fatica mentre quest’anno ho aumentato i chilometri in allenamento, le sedute – grazie al mio nuovo allenatore Giorgio Guglielmi – e sicuramente il salto più grande che ho fatto è questo, a livello di potenza aerobica è cambiato tutto.

E dove credi di avere ancora margine di miglioramento?

Secondo me, nel delfino. Proprio l’apertura, nei 200 un po’ di velocità. Nei 400 invece – entrando proprio nel dettaglio – ancora devo migliorare il secondo 50 delfino e il primo 50 dorso, il dorso è lo stile che soffro di più e mi condiziona anche nel 100 successivo. Poi in generale i dettagli un po’ più tecnici come le virate, le subacquee. Ma sicuramente, sui 400, la parte delfino-dorso.

Cosa speri di trovare a Parigi?

All’interno della squadra spero di trovare un gruppo unito, in cui ci si sprona a vicenda. Poi ovviamente ci saranno tanti giovani come Daniele Del Signore che conosco da tanti anni e quindi potremo condividere l’esperienza, ma anche la pressione, che ci aiuterà molto a crescere

C’è qualcosa che ti spaventa?

Che mi spaventa no, in questo momento l’ansia non la sento ma so che quando arriverò in piscina… sarà l’Europeo di casa di Marchand, gareggiare con lui non sarà semplice a livello emotivo ma cercheremo di gestirla al meglio. Ma qualcosa che mi fa paura no, magari la pressione che sentiremo ma ci sta nel gioco.

INTERVISTA A JACOPO BARBOTTI, L'OUTSIDER DEGLI ASSOLUTI 2026 4

Tornando agli Assoluti, tra tutte le gare quella che ha lasciato più attoniti (in positivo, ovviamente) è il 200 stile libero, dove sei stato argento. Insomma, il campo gara è di tutto rispetto: tolto D’Ambrosio che fa gara a sé, ti sei battuto con atleti come Megli, Ragaini, De Tullio, tutti nuotatori che questa distanza la conoscono molto bene. Come è stata quella gara

Parto dalla mattina. Io arrivavo dalla sera dei 200 misti in cui non ho dormito e la mattina sapevo di avere a fianco Carlos e sapevo che più gli stavo vicino e più mi sarei potuto qualificare in una corsia centrale. Così non è stato perché abbiamo anche rischiato di non qualificarci per la finale A! Fortunatamente, mi sono qualificato in corsia 1, inizialmente come ottavo ma poi c’è stata una defezione…

Ma è stata una medaglia un po’ casuale e inaspettata o invece era un tuo obiettivo?

Tra stile e misti, quello che ho migliorato di più è stato lo stile. Fino all’anno scorso avevo come personale 1’49 basso, però sapevo che negli ultimi mesi in allenamento come in gara ero migliorato. A Milano avevo gareggiato contro Carlos e avevo fatto 1’48 la prima volta mentre a Barcellona a marzo avevo fatto 1’47”6. A livello di tempo sapevo che con 1’47 si rischiava il podio. Vedendo Ragaini, Megli e De Tullio sapevo che sarebbe stata una battaglia andare a podio, sapevo che quella sarebbe stata la gara più difficile ma mi ha lasciato tantissima soddisfazione! Vincere era impossibile vedendo il tempo di Carlos ma negli ultimi metri sentivo che avevo buone possibilità di arrivare a podio.

Quindi non è casualità ma è un focus per il futuro?

Penso che sia una gara anche più facile da preparare rispetto a un 400 misti per quelle che sono le mie qualità e il mio fisico. I 400 misti è la gara che tra le tre ho preparato meno.

Con quest’ottica allora da qui a Parigi, e poi in vista del futuro, entri nel giro di una staffetta che da Gwangju 2019 in poi ha sempre detto la sua e andata alla ricerca di quel risultato tanto atteso. Immagino sia una grande emozione…

Si, si, si! Negli ultimi anni si è aggiunta gente giovanissima della mia età come Carlos e Ragaini. Entrare a farne parte (spero, per ora non c’è nulla di ufficiale) sarebbe bellissimo. A livello europeo, l’Italia è sempre stata in lotta per la medaglia. Ho visto i tempi della Gran Bretagna, hanno una staffetta fortissima. Combattere per arrivare a podio o addirittura vincere sarebbe un’emozione.

1’57 è un tempo da finale mondiale, tempi alla mano a Singapore saresti stato settimo. In questi giorni di riposo hai avuto modo di pensare a questo? Cioè, non è solo la vittoria del titolo italiano, non è solamente essersi qualificato agli Europei ma è soprattutto aver fatto un tempo davvero importante. E nel nuoto lo sappiamo, il cronometro è l’unico vero giudice.

La cosa che mi ha colpito di più, già il giorno stesso, era vedere che avevo fatto la seconda prestazione di sempre dietro a Razzetti, poi sono uscite anche le classifiche mondiali stagionali e dovrei essere attorno alla 12°/13° prestazione (ndr.14°). Io avevo puntato a fare il tempo per qualificarmi all’Europeo che era 1’58”9, non me lo aspettavo così basso però sapevo che avevo lavorato per cercare di migliorarmi il più possibile nella gara principale però non mi piace fare calcoli in vista dell’Europeo perché li sarà un’altra gara.

Grazie Jacopo, buona fortuna!


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Profilo Autore

Lorenzo
Lorenzo
Orami ex studente di ICT e comunicazione a Torino, sono il GEEK del gruppo (quello che cerca di far funzionare il sito). Mi occupo di IT, consulenza, UX & UI. Divido il mio tempo libero tra PC, progetti più o meno utili e sessioni fotografiche (prevalentemente in orari improponibili).