Ci sono quelle notizie che ti sconvolgono la giornata, quelle notizie che fai fatica a mandar giù e che devi rileggere una, due, dieci volte prima di riuscire a realizzare a fondo che è successo per davvero. Il nuotatore azzurro Mattia Dall’Aglio è morto a Modena domenica pomeriggio, colpito da un infarto mentre si allenava in palestra. Aveva 24 anni.

Domenica pomeriggio Mattia si trovava nella sala pesi del centro dei vigili del fuoco di Modena, era solo in palestra per una delle sue solite sedute di allenamento. Secondo le prime ricostruzioni Mattia sarebbe stato stroncato da un infarto durante l’allenamento, quindi sarebbe caduto battendo la testa. A nulla sono valsi i tentativi di soccorso messi in atto da chi per primo lo ha trovato a terra: ormai non c’era più nulla da fare.

Morire a 24 anni, morire mentre ci si allena. Dannazione. Da questa mattina non riesco a pensare ad altro. Un destino beffardo e crudele, troppo crudele. Mattia era un atleta. Mattia era un nuotatore. Mattia era uno di noi.

Stileliberista classe ’93, nel 2015 aveva partecipato con la squadra azzurra alle Universiadi di Gwangju (Corea) dove aveva ottenuto il 4° posto con la staffetta 4×100 stile e la semifinale nella gara regina individuale. La notizia della sua morte ha sconvolto il mondo del nuoto italiano. Ora sarà l’autopsia a chiarire con certezza le dinamiche dell’accaduto.

Intanto il nuoto azzurro piange Mattia. Il nuoto azzurro piange uno di noi. Oggi l’acqua della piscina era un po’ meno clorata, perché tra una bracciata e l’altra si era mescolata a a un fiume di lacrime.

Il valore della sconfitta, in una società dominata dal successo

Ciao Mattia, guarda giù di tanto in tanto, non dimenticarti di noi.
E lassù dove sei ora, in quelle piscine infinite dove tutto è possibile,
cerca di fare un po’ di compagnia anche al grande Dale Oen.

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