Siamo nel bel mezzo degli Europei di nuoto 2026 con sede a Parigi, gli italiani ci stanno regalando molte gioie con i loro innumerevoli successi, in attesa dell’inizio delle gare in vasca che prenderanno il via l’ormai prossimo 8 agosto. Nella giornata di oggi, però, sono passati esattamente 10 anni dall’inizio delle gare nell’Acquatics Center di Rio De Jainero, sede dei Giochi Olimpici del 2016

Nonostante sia trascorso molto tempo, diverse imprese che si sono consumate in quella vasca olimpionica rimangono ancora oggi impresse nella memoria collettiva di noi appassionati di nuoto e di sport in generale. In chiave azzurra risulta impossibile dimenticarsi della doppia medaglia di Paltrinieri e Detti nei 1500, dell’ultima Olimpiade del più grande nuotatore di tutti i tempi Michael Phelps, della definitiva consacrazione di Adam Peaty e del regno dello stile libero con Katie Ledecky come sovrana indiscussa. 

In questo l’articolo vi è la volontà di ripercorre e provare a rivivere i momenti più indelebili ed emozionanti di una Olimpiade che ha consegnato alla storia notevoli successi e che è riuscita a raccogliere nello stesso momento una quantità immensa di campioni che hanno scritto pagine importanti di questa disciplina. 


L’eterno Re Phelps

Non servono presentazioni per questo nuotatore, non serve ricordare che sia stato il più grande di tutti i tempi nella storia olimpica, non occorre rinfrescare la memoria sottolinenando che è l’atleta che ha vinto più medaglie e più ori nelle edizioni dei Giochi a 5 cerchi. 

Eppure quell’estate l’americano non sarebbe nemmeno dovuto essere presente ai blocchetti di partenza nella vasca di Rio. Dopo Londra aveva annunciato il ritiro dal nuoto. Come lui stesso ha raccontato dopo il 2016, però, in Gran Bretagna non era rimasto soddisfatto per come si era conclusa la sua avventura, sembrava mancasse qualcosa e in Brasile, durante la sua quinta Olimpiade, ha dimostrato al mondo intero cosa avesse ancora in serbo. 

Dell’estate di 10 anni fa su tutte le gare dell’americano ci sono 3 fotografie che catturano perfettamente l’addio al nuoto di Phelps.

La prima fu il suo 200 metri delfino. Quattro anni prima aveva perso il trono per via di un giovanissimo Chad Le Clos, una gara che gli bruciò perdere e parecchio. A Rio, però, l’americano dominò quelle quattro vasche, sin dal tuffo non ci fu storia: ad ogni virata Phelps mantenne sempre stabile il suo vantaggio su Le Clos e il resto della vasca, non ci fu alcuno spazio, nemmeno per un secondo, all’idea che l’oro non potesse essere suo e così fu. 

Il secondo quadro, stranamente, è un argento, l’unica medaglia non d’oro vinta a Rio. Il palcoscenico era quello dei 100 farfalla, gara vinta da un nuotatore per cui la definizione di meteora si ricama perfettamente su di lui: Joseph Schooling. Il secondo gradino, però, ha presentato i 3 grandi volti di 15-20 anni di nuoto maschile per quanto riguarda il delfino e le gare dei misti: Michael Phelps, Laszlo Cseh e Chad Le Clos. 

L’ultima cartolina di Re Phelps è il saluto alla vasca di Rio e al mondo del nuoto. L’ultimo atto si consumò, inevitabilmente, con un sigillo d’oro nella staffetta mista, in cui, naturalmente, Phelps giocò un ruolo cruciale nel recuperare il vantaggio che la squadra anglosassone aveva guadagnato nella frazione a rana grazie a Peaty. E’ fuori dalla vasca, però, che l’americano regalò spettacolo emozionandosi, piangendo, sorridendo e con quell’iconico giro di vasca dopo la premiazione salutò tutti e si ritirò dalle scene come solo i grandi campionissimi sanno fare: all’apice della sua carriera. 


I gemelli diversi e il loro 1500

Oggi ci siamo abituati bene: è da diversi anni che l’Italia del nuoto ci regala diverse emozioni e medaglie in tutte le rassegne in cui è presente. In Brasile, però, la nazionale azzurra arrivava da un periodo estremamente complicato: dopo il fantastico oro di Federica Pellegrini vinto a Pechino nei suoi 200 stile, a Londra non arrivò nemmeno un podio olimpico, nonostante non mancassero le attese verso il gruppo italiano. 

Vesti la tua passione

Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti riuscirono a riportare il tricolore sul tetto del mondo, furono capaci di far risuonare l’inno italiano su un podio Olimpico e dare il via alla rinascita del movimento del nuoto azzurro. 

In quel 1500 Detti arrivava già con una splendida medaglia di bronzo al collo vinta nel primo giorno di gare a Rio nella finale dei 400 stile libero, mentre Paltrinieri era il favorito indiscusso: negli ultimi anni tra Mondiali ed Europei aveva vinto tutto quello che poteva portare a casa e, il suo rivale di quella parte di carriera, Sun Yang era ormai in fase calante, tant’è che non fu in grado di arrivare in finale. Gregorio non poteva perdere, non poteva sbagliare

Di recente al podcast Jeantoneria di Tony Giorgino, il carpigano ha raccontato come quei 15 minuti in vasca siano stati i più brutti della sua vita per via della pressione, della paura di crollare, per il timore di non riuscire a vincere un oro che gli altri gli mettevano già al collo prima di partire per il Brasile. Nonostante questi pensieri, Paltrinieri in quei 15 minuti sconfisse tutti i suoi pensieri andando a prendersi la vittoria più prestigiosa della sua carriera, al termine di una gara che dire dominata risulta riduttivo. Dietro di lui, a completare l’impresa arrivò l’amico di sempre, il compagno di allenamento Gabriele Detti che aggiunse un secondo bronzo al suo palmares. 

Finita la gara i due ragazzi, esausti ed estenuati si cercarono immediatamente: era giusto condividere quel momento idilliaco insieme, era corretto vivere quel sogno che si realizzava l’uno al fianco dell’altro, dopo le infinite sessioni di allenamento, vissute spalla a spalla, propedeutiche al raggiungimento di questo obiettivo a cinque cerchi. 


Federica Pellegrini e Katie Ledecky: la storia dello stile libero 

Dopo aver trattato e narrato delle gesta di quello che può essere definito come il nuotatore azzurro più forte di sempre, non può mancare uno spazio dedicato alla nuotatrice azzurra più dominante: Federica Pellegrini. Come già scritto in precedenza per questi campioni non servono grandi presentazioni e la ex nuotatrice veneta non è da meno. In quella vasca di Rio arrivava come vice campionessa del mondo nell’edizione iridata del 2015 di Kazan. Davanti a lei, però, si presentava una sfida pressoché impossibile visto il novero di atlete che presero parte a quella finale. L’azzurra nonostante tutto sfiorò l’impresa, andando solamente a 26 centesimi dal terzo podio olimpico della sua carriera

Il quarto posto ottenuto da Pellegrini vale sicuramente più di tante medaglie considerando chi le è arrivata davanti: Katie Ledecky, Sarah Sjöström e Emma McKeon tre atlete che hanno riscritto in maniera significativa la storia di questo sport. 

A vincere questa finale fu proprio la donna di quelle Olimpiadi, la più vincente di quei giochi che negli anni a venire diventò la donna più vincente del nuoto alle Olimpiadi: Katie Ledecky. A Londra si fece conoscere con il suo 800 fuori dal comune e straordinario, a Rio entrò, di diritto, nella Hall of Fame natatoria

L’americana nata a Washington non ha solo dominato lo stile libero in questi anni, ma ha ridefinito la disciplina e con i suoi, innumerevoli, primati mondiali ha issato un’asticella che pure per Mondo Duplantis sarebbe difficile da scavalcare. Per quanto riguarda le gare di Ledecky di quell’edizione è difficile commentarle in maniera ricca e approfondita poiché le sue esibizioni erano dei monologhi: dal tuffo al tocco finale della piastra il solco scavato con le avversarie era fuori da ogni logica. Per l’americana l’Olimpiade sudamericana si concluse con 4 ori, e non era ancora presente il 1500, e 1 argento con due record del mondo nell’800 e nel 400 stile libero, iconica. 


L’Iron Lady e l’Aeroplano Svedese contro tutto il Mondo

Rio 2016 fu l’Olimpiade degli Stati Uniti. Su 32 ori disponibili il paese a stelle e strisce collezionò esattamente 16 ori: dominio. Furono, solamente, 9 gli ori per gli atleti e le atlete del continente europeo. 4 di questi ultimi sono condivisi tra due atlete egemoni del decennio degli anni ’10: Katinka Hosszù e Sarah Sjöström. 

La magiara fu capace di completare la doppietta nei 200 e 400 misti, in particolar modo, nella gara più lunga fu capace di registrare il record del mondo di 4’26” che prima dell’avvento del prodigio McIntosh era un tempo che difficilmente era anche solo pensabile potesse essere nuotato. A questa doppietta l’Iron Lady non si fece mancare l’oro nei 100 dorso e l’argento nella doppia distanza dello stesso stile. 

Della carriera di Sjöström si potrebbero raccontare molteplici storie, servirebbe un articolo a sé stante, come per tutti i protagonisti di questo articolo d’altronde. In quella finale di Rio si vide la miglior versione del suo 100 delfino, la gara di casa. Una prima nuotata a filo con le avversarie e il ritorno in cui diventa l’incarnazione della progressione: il ritmo che sale, la frequenza che aumenta il distacco con il resto del mondo che diventa irrecuperabile e tutto questo aiutò a confezionare il record del mondo del tempo: 55”48, limite abbassato dal nuovo fenomeno Walsh. 


Adam Peaty e la definitiva consacrazione

L’edizione di Rio 2016 si concluse con 5 Record del Mondo individuali: due di Katie Ledecky, uno di Hosszù, uno di Sjöström e l’ultimo porta la sigla del marziano dello stile a rana: Adam Peaty

Il britannico contribuì più di tutti a ridefinire la rana e come essa veniva nuotata: si abbandonò l’artistica pulizia del gesto per fare largo alla frequenza, alla potenza e alle testate date all’acqua per completare quanto prima il movimento. Sarà stato, magari, poco aggraziato ma Peaty e il suo team ebbero ragione. Adam era già abituato a vincere era dagli Europei di Berlino del 2014 quando si presentò al Mondo a suon di ori e record del mondo, ma vincere un’Olimpiade è sempre un altro paio di maniche.

Nella sua finale dei 100 rana recitò il suo solito copione: un tuffo molto rivedibile, uno svantaggio iniziale rispetto agli altri, una progressione spaventosa e un oro con tanto di record di Mondiale: 57”13 – sceso in seguito a 56” durante i mondiali di Gwangju – mentre il resto della vasca si stava ancora abituando a scendere sotto il muro del minuto. 


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Autore

Andrea Labagnara
Andrea Labagnara
Andrea, Studente di Psicologia, amante della montagna, della lettura e una passione sconfinata per gli sport. Innamorato del nuoto da diversi anni grazie alle grandi imprese dei campioni che dedicano anima, cuore, corpo e testa a questa meravigliosa disciplina. Non riesce mai star fermo e appena ha del tempo libero si rifugia tra le mille storie dei libri o nella immensa natura delle sue amate montagne svizzere. Deve ancora capire chi diventerà da grande, ma sa che con la forza, la determinazione e la voglia di imparare lo capirà molto presto.