Ormai da qualche giorno si sono conclusi i Campionati Europei 2026 con sede a Parigi. Una settimana entusiasmante sia per i risultati che si sono susseguiti sia per le emozioni che gli atleti hanno saputo regalare a tutti i tifosi e appassionati europei e non solo. Per il tricolore italiano sono stati setti giorni pieni di soddisfazioni non solo per il nuoto in vasca e per tutto il gruppo azzurro presente ai giochi Acquatici, ma anche per chi ha passato una settimana a Birmingham per i Campionati Europei di Atletica. L’esperimento Mini-Olimpiade è riuscito decisamente bene. 

Nel nuoto tra le corsie sono successi diversi avvenimenti sia da un punto di vista agonistico che da un punto di vista cronometrico in un momento chiave per i nuotatori poiché ci troviamo a 2 anni dall’appuntamento più importante: l’Olimpiade. Da settembre, infatti, inizierà un percorso impegnativo che vede i professionisti cimentarsi alla ricerca della qualificazione per i prossimi Giochi, passando anche per le prove generali di essi: i campionati Mondiali di Budapest 2027.

L’intento di questo articolo, e in generale dello spazio dedicato a “Debriefing”,  è quello di analizzare e raccogliere dei pensieri a mente fredda circa quello che accaduto in una manifestazione nazionale o internazionale che si è appena conclusa e cercare di inserirla e collocarla nel quadro più generale del contesto Mondiale: sia per quello che è accaduto in passato, sia per proiettare lo sguardo in avanti, verso quello che arriverà. La rassegna protagonista di questa prima puntata sono gli Europei 2026 di Parigi


Bentornati Europei di metà ciclo Olimpico

La prima riflessione proposta è relativa all’evento in sé dei Campionati Europei. Era dal 2018 a Glasgow, quindi da ormai otto anni, che mancava un europeo di nuoto come evento centrale e cardine per i nuotatori provenienti dal vecchio continente. Per via del Covid il campionato del 2022 con sede a Roma si svolgeva circa un mese e mezzo dopo ai Mondiali di Budapest, previsti teoricamente per il 2021, che non sono stati svolti per via dei Giochi a Tokyo rimandati al 2021. 

Con il presente ragionamento non si vuole togliere importanza o sminuire i campionati continentali che si svolgono negli anni Olimpici, ma per stessa ammissione degli atleti il focus in quell’anno è rivolto altrove e vedono questa manifestazione come un allenamento, uno step per vedere a che punto sono della loro preparazione e fare gli ultimi accorgimenti in vista dei Giochi a cinque cerchi. Quest’anno, invece, si è tornati a vedere il meglio del nuoto europeo durante la rassegna continentale e le gare che si sono susseguite ne sono stato un’esemplificazione si è potuto apprezzare un livello decisamente elevato nelle diverse finali.

In questo Europeo in diverse gare il respiro era Mondiale. Esse hanno mostrato, come accade ormai dal ciclo olimpico di Parigi, che il divario fra l’Europa e le grandi potenze come Stati Uniti d’America, Australia e Canada si sia drasticamente ridotto. In alcune distanze le prestazioni mostrano come il meglio sia in Europa come l’ascesa di Hubert Kos e la conferma di Marchand, il parterre del mezzo fondo al maschile, la gara dei 100 stile libero sia al maschile che al femminile con la primatista mondiale Steenbergen,  il dorso veloce con Sara Curtis e Mary-Ambre Moluh e i 3 centesimi di Kristof Milak dal record i Dressel nel 100 delfino di 49″45 che appartiene a Caleb Dressel.


Bentornata anche alla Russia

5 ori, 5 argenti e 9 bronzi per un totale di di 19 medaglie. Questo è, in breve, il resoconto del gruppo che ufficialmente sono “Atleti Neutrali B”, ma che corrispondono alla nazionale Russa. Non è questa la sede per discutere della correttezza o meno di far gareggiare gli atleti e che siano presenti con o senza bandiera, ma la forza, il dominio e il prestigio di questa nazione rimane indiscutibile e il valore che i campionati acquisiscono con questi  atleti sale. 

Ne sono un esempio l’oro dello specialista dei 400 misti Borodin, la primatista mondiale dei 200 rana Chikunova che vince con un 2’19” di grande rilievo internazionale, che per rendere l’idea le sarebbe valso l’argento olimpico due anni fa ai Giochi di Parigi, il dorso veloce con la conferma Pavel Samusenko e un sempre presente, anche se non in formissima, Kliment Kolesnikov. Su tutti, però, spicca il nuovo volto della velocità Egor Kornev che torna a casa con un bottino molto lauto dato dall’oro nei 50 delfino, un doppio argento nei 50 e 100 stile e un contributo nella diverse medaglie delle staffette. 

Proprio nella gara regina dei 100 Kornev ha dato vita ad un duello entusiasmante con il campionissimo David Popovici. Il russo in quell’occasione ha nuotato in 46”7 registrando la quinta prestazione all time e diventando il terzo atleta più veloce della distanza, spingendo Popovici a nuotare il 100 in 46”5. Una gara che vede anche la medaglia di bronzo di, un rinato Kristof Milak, a 46” rendendo questa finale storica: mai prima d’ora un podio del 100 stile libero presentava tutti e tre gli atleti sotto i 47”, sintomo sia di quanto questa distanza si stia migliorando e di quanto l’Europa guidi di questo movimento.


Italia e I soliti sospetti

Come anticipato in apertura è stato un europeo soddisfacente per il gruppo italiano. Sono arrivate 20 medaglie: 6 ori, 8 argenti e 6 bronzi. Il Bel Paese chiude 2° nel medagliere dietro ad una rinata Gran Bretagna. Non rappresenta il record, quello appartiene a Roma con le 35 medaglie ottenute, ma come raccontato era un contesto e momenti differente visto che tra le tante cose mancava la Russia.

Vesti la tua passione

E una dimostrazione di forza e di continuità: da Glasgow in poi l’Italia ha sempre collezionato almeno 20 medaglie dimostrando come il ruolo da protagonista in Europa non sia frutto una causalità frutto di coincidenze astrali ma sia il risultato di una nazionale solida e che, nonostante il ricambio generazionale, continua a produrre tanti risultati. Inoltre si mette in mostra come i risultati dell’ultimo periodo non sono gonfiati per l’allora assenza della nazionale russa, poiché nonostante il lauto bottino di quest’ultima l’Italia si posiziona sopra di essa e si è issata 2° nel medagliere, ma con il maggior numero di medaglie conquistate.

In queste 20 medaglie i volti dietro ad esse sono i soliti noti, i campioni che da anni guidano le spedizioni azzurre che contribuiscono a rendere il panorama europeo come un contesto che non ha niente da individuare rispetto a quello Mondiale. Simona Quadarella ha completato la sua terza tripletta di ori nelle gare dei 400 800 e 1500, con le ultime due che hanno visto il poker d’oro della nuotatrice romana. Sono numeri da capogiro che dimostrano l’egemonia incontrasta dal 2018 per Quadarella che da quando è arrivata in questo mondo ha sempre vinto, quando presente, eccezion fatta per l’argento nei 400 a Roma sempre contro la rivale Gose. 

Nicolò Martinenghi è un altro volto, noto, di questa nazionale. Alla prima esperienza da capitano non poteva ricoprire il ruolo in un modo migliore: le sue gare sono e saranno d’ispirazione per chiunque presente nel gruppo. Un atleta che ha vinto tutto: oro e bronzo olimpico, campione mondiale e europeo non gli mancava niente e come ha raccontato questo ha impattato nell’ultimo periodo. I successi ottenuti, oltre che a rappresentare la seconda doppietta d’ori dopo Roma 2022, rappresentano la voglia di rinascere, la passione che torna nuotando e gareggiando, l’impegno e i sacrifici messi in acqua anche nei momenti più complicati. Tete si è preso Parigi, un’altra volta

Non si può che concludere il paragrafo dedicato al nuoto azzurro con Thomas Ceccon e Benedetta Pilato. Un duo unito dal destino che ha un nome ben preciso: 1 centesimo. Curiosamente le loro finali dei 50 rana e dei 100 dorso si sono volte una di seguito all’altra ed entrambe si sono concluse con un argento per entrambi ad un centesimo da chi li ha preceduti. Per tutti e due, inoltre, sono arrivati, anche, due bronzi in gare però di notevole valore.

Per Ceccon il terzo posto si è materializzato in una distanza che quest’anno era il centro della sua preparazione: i 200 dorso. Il veneto ha nuotato ben al di sotto del suo ex primato italiano, completando le vasche con un 1’53”96 che lo pone ai vertici della distanza e creando notevole curiosità per il prossimo biennio.

Bendetta Pilato ha nuotato il 100 sotto il 1’06” che è sempre uno spartiacque per le raniste specializzate nei 100, in una finale che ha visto la medaglia d’oro di Angharad Evans che ha nuotato la propria gara in 1’04” che un è un livello di assoluto prestigio nel mondo del nuoto. La ragazza pugliese si è avvicinata ancora al suo record italiano dimostrandosi che la strada intrapresa nell’ultimo periodo è quella giusta. 


Sara Curtis e Johannes Liebmann: la ridefinizione dei confini Mondiali del Nuoto

Volontariamente nel paragrafo precedente è stata esclusa uno dei volti del nuoto azzurro: sia perchè è nuova, si sta inserendo ora in questo ciclo Olimpico, e sia perchè quello che ha fatto merita un paragrafo a sé. Si sta parlando, ovviamente, di Sara Curtis. La ragazza ’06 ha costruito e messo in atto un capolavoro durante questa settimana parigina soprattutto per quanto concerne la distanza del 50 dorso.

Per dare qualche riferimento ai non addetti ai lavori: prima di questi campionati continentali il primato mondiale apparteneva ad una delle dorsiste più forti, se non la più forte, di sempre: Kaylee McKeown ed era di 26”86. Sotto questa barriera dei 27 secondi solo lei e altre due atlete erano state capaci di infrangerla. Durante questi europei Sara Curtis ha nuotato ben 2 volte sotto questo primato portando il nuovo limite a 26”56, 3 decimi sotto il precedente record, un’enormità, una vita in una gara di 50 metri. 

In questa rassegna per non farsi mancare nulla, l’atleta piemontese ha migliorato, due volte, il record italiano del 100 dorso, con un tempo, 58”43, che le avrebbe regalato il bronzo nella gara individuale se l’avesse nuotata. E, in occasione della finale del 50 stile libero, ha siglato il nuovo record italiano dei 50 stile libero, anche qui, abbattendo il muro 24” secondi nuotando la sua vasca in 23”99.

Quello che sorprende di Curtis non è solo l’aspetto cronometrico, seppur notevolissimo e impressionante, ma è specialmente l’aspetto mentale. Volendo esemplificare meglio il concetto: per la ragazza trattasi dei primi Europei assoluti che affronta come una delle protagoniste più attese, arriva in finale dei 50 dorso con la corsia 4 e il record del mondo della sera prima che non ti fa dormire tantissimo per via dell’adrenalina, e lei come gestisce il tutto? Siglando un nuovo primato mondiale per andare a vincere l’oro, Champion stuff

Non finisce qui, in tutte le staffette che l’hanno vista presente è arrivata una medaglia e soprattutto le sue frazioni sono state cruciali ed essenziali nel guadagnarsi il podio. Nella staffetta mista al femminile la frazione a dorso con il record italiano permette alle ragazze dopo di lei di guadagnare un vantaggio e nuotare in acque meno mosse e più gestibili; nella 4×100 stile libero mista la sua terza frazione permette di avvicinarsi alla Russia e di guadagnare un margine importante sulle altre nazioni. L’impatto di Curtis che ha sia sulle sue prove individuali che sulle prove di squadre appartiene solo ai campionissimi di questa disciplina e lei, in questi sette giorni di Campionati Europei ha dimostrato ampiamente di far parte di questa cerchia ristretta. Se si guarda la carta d’identità si può pure pensare: E’ solo l’inizio di qualcosa di grande. 

Era da Glasgow 2018 che ad un europeo non si nuotavano 2 record del mondo. Uno è appena stato raccontato l’altro, invece, proviene dalla Germania e il proprietario del primato è un altro giovane, classe 2007, Johannes Liebmann

Qualche mese fa il ragazzo di Eckernförde, si era presentato al mondo nuotando il nuovo primato europeo degli 800 stile libero. A Parigi l’aspettativa di tutti era rivederlo proprio in questa gara e le attese non sono state deluse: in 7’39”59 Liebmann si è preso il primo oro internazionale della sua carriera e ha ritoccato il suo primato. Il 19enne, però, non si è accontento di concludere così i suoi Europei e si è visto qualche giorno dopo nel palcoscenico dei 1500. 

Una gara senza storia dall’inizio alla fine. Il ragazzo è partito senza troppi fronzoli o timori reverenziali: si è messo a macinare bracciate stando sin da subito davanti al primato di Finke nuotato a Parigi 2024. L’impressione di molti poteva, comprensibilmente, essere “crollerà” oppure “non pouò andare avanti così, ha osato troppo” ma quel divario non si è mai assottigliato, anzi è aumentato. Alla fine delle 30 vasche Johannes Liebamann ha ringraziato, e salutato il 14’30” di Bobby Finke e ha fatto accomodare il nuovo primato del mondo in 14’26”79. Un tempo storico che da l’impressione che sia solo l’inizio per il ragazzo che possiede tutti i mezzi per ritoccare questi tempi tante volte innestando un dominio mondiale che difficilmente potrà essere battuto e affrontato dalla concorrenza. Wunderkid. 


Sta finendo il 2009?

All’inizio del 2026 nel mondo del nuoto in vasca lunga erano rimasti solamente 5 primati mondiali risalenti al periodo del 2008-09 dei costumoni in poliuretano , di cui 4 individuali. Uno di questi è stato sconfitto dal prodigio Summer Mcintosh che ha fatto suo il primato mondiale dei 200 delfino. Gli altri tre sono ancora vivi e in piedi, per ora.

Se per il 200 stile libero sembrerebbe essere ancora prematuro parlare di un nuovo primato, poiché si vedono veramente a fatica prestazioni sotto il 1’43”, per gli altri due invece, il discorso potrebbe essere differente. Proprio in questi Europei è nata questa sensazione che il record dei 200 dorso e degli 800 stile libero sembrano avere un timer a cui non manca molto prima di suonare.

Quello più immediato è il 200 dorso che oggi vede come atleta più veloce Aaron Peirsol, ma Hubert Kos nella semifinale europea è andato a 4 decimi, migliorando il suo primato europeo e portandolo a 1’52”30. La sensazione fornita in quelle 4 vasche, e dalla delusione all’arrivo, è che il tempo ci sia, è nelle sue braccia e tra un anno o entro Los Angeles potrebbe appartenere al magiaro che sta beneficiando del lavoro in America con Bob Bowman visto la capacità di essere competitivo nei 200 misti, in tutte le distanze del dorso e nelle gare del delfino veloce. 

Più difficile, invece, sembra essere la strada per abbattere  il primato mondiale di 7’32”12 degli 800 stile libero che oggi appartiene Zhang Lin. Liebmann, come raccontato, ha nuotato in 7’37” che per ora fa dormire sonni tranquilli al cinese. Nonostante la distanza ancora presente tra i due primati le potenzialità che il tedesco ha prepotentemente mostrato nella gara più lunga fa presagire che da qui a Los Angeles potrebbe cambiare anche questo record, tenendo conto anche della giovane età di Liebmann che non è ancora ventenne ed è in una fase della propria carriera sportiva in cui i margini di miglioramento di anno in anno possono essere spaventosi.


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Autore

Andrea Labagnara
Andrea Labagnara
Andrea, Studente di Psicologia, amante della montagna, della lettura e una passione sconfinata per gli sport. Innamorato del nuoto da diversi anni grazie alle grandi imprese dei campioni che dedicano anima, cuore, corpo e testa a questa meravigliosa disciplina. Non riesce mai star fermo e appena ha del tempo libero si rifugia tra le mille storie dei libri o nella immensa natura delle sue amate montagne svizzere. Deve ancora capire chi diventerà da grande, ma sa che con la forza, la determinazione e la voglia di imparare lo capirà molto presto.