Ci sono piscine che non sono mai soltanto piscine. Il Foro Italico è una di quelle. Ha visto passare i Giochi Olimpici del 1960, ha attraversato il Mondiale del 2009 con la sua stagione irripetibile di record, ha costruito negli anni una memoria tecnica e sentimentale che il nuoto riconosce appena ci si affaccia sulle tribune.

Poi ci sono edizioni del Settecolli che si accendono più di altre. Anni in cui Roma smette di essere una tappa elegante del calendario internazionale e torna a essere un luogo in cui il cronometro pesa diversamente. Il 2026 è stato uno di questi.

Sotto il sole pesante di un giugno anomalo e caldissimo, il Foro Italico ha ritrovato quella dimensione da piscina della storia. Non solo per la qualità dei nomi in acqua, ma sopratutto per i riscontri cronometrici.

Entrambi nello stile libero femminile, entrambi finiti con un record del mondo sul tabellone del Foro Italico. Prima Marrit Steenbergen nei 100 stile libero, poi Gretchen Walsh nei 50. Due primati diversi per costruzione, durata del riferimento battuto e significato tecnico, ma legati dalla stessa impressione: la velocità femminile sta entrando in una fase nuova.

Dentro questa doppia pagina mondiale c’è anche un filo azzurro, ed è quello di Sara Curtis. L’azzurra è stata sul podio in entrambe le finali, riscrivendo due volte il record italiano e restando dentro gare che appartenevano al vertice assoluto del nuoto mondiale. Non è un dettaglio laterale, ma una storia nella storia: quella di una velocista che non osserva più certi scenari da lontano, ma li attraversa da protagonista.

Roma non ha fatto da sfondo. Ha accompagnato il momento. Con le sue tribune stracolme di appassionati, con quei caratteristici pini che si affacciano sullo sfondo e salgono sopra gli spalti. E così il Settecolli, ancora una volta, ha ricordato perché certe piscine non sono mai davvero neutre. Alcune sono più belle degli altri.

Foto di Andrea Staccioli / DBM | @federnuoto


Steenbergen migliora il WR di Sjöström nei 100 stile libero

Il primo colpo arriva sabato 27 giugno. Marrit Steenbergen nuota 51″68 nei 100 stile libero e migliora di tre centesimi il 51″71 con cui Sarah Sjöström aveva fissato il record del mondo ai Mondiali di Budapest 2017.

Tre centesimi sembrano poco, ma in questa gara valgono moltissimo. Il primato di Sjöström era uno dei riferimenti più solidi della velocità femminile moderna. Resisteva da quasi nove anni e apparteneva a una nuotatrice che, per un lungo tratto, ha rappresentato da sola la misura dello sprint internazionale.

Steenbergen lo supera con una prova matura, più costruita che istintiva. Non strappa la gara nella prima vasca, non cerca una fuga fuori controllo. Passa forte, ma resta dentro una distribuzione sostenibile, poi trova nella seconda parte la qualità decisiva. È lì che il record prende forma: nella capacità di tenere la velocità quando la gara normalmente comincia a pesare.

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Il 51″68 non arriva come un fulmine isolato. L’olandese aveva già mostrato segnali molto chiari nelle settimane precedenti, nuotando con continuità sotto i 52 secondi. A Roma è arrivato il punto più alto.


Walsh porta i 50 stile libero a 23″55

Ventiquattro ore dopo migliora anche il WR dei 50 stile libero. Gretchen Walsh chiude in 23″55 e abbassa il 23″59 nuotato pochi giorni prima da Kate Douglass.

Qui il significato è diverso. Non cade un record storico, ma un primato appena stabilito. È il segnale di una specialità in movimento rapido, quasi accelerato, in cui il margine tra ciò che sembra massimo e ciò che viene subito dopo si sta accorciando.

Walsh costruisce il record nei primi metri. Partenza, subacquea, uscita: in un 50 stile libero tutto si decide lì, prima ancora che la gara abbia il tempo di raccontarsi. L’americana prende velocità immediatamente e riesce a conservarla fino alla piastra, senza perdere compattezza nella parte finale.

Il 23″55 pesa anche perché nasce dentro una finale di alto livello, con Sarah Sjöström seconda in 23″86 al rientro dopo la maternità. Non è un dettaglio marginale: la presenza della svedese dà profondità al confronto e misura meglio il valore della prestazione di Walsh.

Il record del mondo passa così da Douglass a Walsh nel giro di pochi giorni, dentro lo stesso orizzonte tecnico statunitense. È una fotografia molto chiara del momento: i 50 stile libero femminili non stanno semplicemente migliorando, stanno cambiando ritmo.


E Roma, ancora una volta, era lì. Non come semplice cornice, ma come parte della scena. Il Foro Italico ha una memoria lunga, fatta di grandi gare, primati, passaggi generazionali. In questa edizione ne ha aggiunto un altro: due giorni consecutivi in cui il cronometro non ha certificato soltanto una vittoria, ma ha riscritto la misura stessa dello sprint.

Dentro questa storia c’è anche l’Italia, con Sara Curtis capace di restare agganciata al livello più alto e di trasformare due finali mondiali in due record nazionali. Ma quello merita un racconto a parte.

Qui resta l’immagine più netta: il Settecolli 2026 non è stato una tappa verso l’estate. Per tre sere, è stato il centro di gravità del nuoto mondiale.


Foto di Andrea Staccioli / DBM | @federnuoto


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Autore

Federico
Federico
Una laurea Magistrale in Filosofia presso l'Università di Pavia, un'innata passione per la scrittura, la comunicazione e i social network. Nel 2010, in una serata post allenamento, ho creato nuoto uno stile di vita, da quel giorno mi sono fermamente convinto di una cosa: "tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si nuota" (semicit). No, dopo 5 anni di università non ho capito se sia peggio Kant o un 400 misti.