Non tutte le storie di nuoto si raccontano attraverso medaglie, record e grandi successi. Ce ne sono altre, molto più silenziose, fatte di sveglie all’alba, allenamenti interminabili, sacrifici e sogni che non sempre si realizzano. Storie di chi ha dedicato anni a questo sport senza necessariamente raggiungere grandi traguardi, ma trovando nell’acqua qualcosa che andava ben oltre il risultato.

È proprio a queste persone che Emma Mattioli, ex nuotatrice, ha voluto dedicare la sua poesia “A te, nuoto”.

Dopo dodici anni trascorsi in piscina, Emma ha scelto di mettere in parole ciò che spesso è difficile raccontare: il legame profondo, a volte contraddittorio, che unisce un atleta al proprio sport. Una lettera d’amore e di addio, fatta di gratitudine, nostalgia e consapevolezza, nella quale tanti nuotatori, presenti e passati, potranno riconoscere almeno una parte della propria storia.


A te, nuoto – di Emma Mattioli

A te, nuoto,
a te che mi hai insegnato che nulla si conquista senza sacrificio,
che i sogni hanno un prezzo
e che, a volte, quel prezzo si paga in silenzio,
un metro alla volta,
una bracciata dopo l’altra.

A te che sei cresciuto con me,
che mi hai vista bambina
e mi hai accompagnata fin qui,
mentre cambiavano i miei pensieri,
il mio corpo,
il mio modo di guardare il mondo.

A te che mi hai fatto male
e che, in qualche modo, mi hai curata.
Che mi hai insegnato la fatica,
la delusione,
la rabbia di non essere abbastanza,
ma anche la forza di riprovarci
quando tutto ciò che volevo
era smettere.

A te che mi hai fatto conoscere il buio,
quello delle mattine troppo presto,
delle sconfitte,
dei traguardi mancati
e delle lacrime che nessuno vede.
Ma anche a te
che, proprio in quel buio,
mi hai fatto incontrare le stelle:
quelle persone che oggi chiamo amici,
che hanno saputo essere casa
anche lontano da casa,
che hanno reso più leggera la fatica
e più belli i giorni da ricordare.

A te, nuoto,
a te che non mi hai regalato nulla,
che non hai mai conosciuto scorciatoie,
che mi hai insegnato quanto sia difficile
accettare i propri limiti
e quanto sia necessario
imparare a superarli.

A te che mi hai insegnato
che la fatica non sempre viene premiata,
che puoi dare tutto te stesso
e vedere qualcun altro arrivare prima.
Ma che esiste una dignità silenziosa
in chi continua a lavorare,
anche quando sa di non essere il più dotato,
anche quando nessuno promette
che ne varrà la pena.

Perché non sempre vince chi merita,
non sempre arriva chi corre di più,
e non sempre il risultato racconta
tutto ciò che è stato fatto per raggiungerlo.
Ma tu mi hai insegnato a esserci.
Anche quando non ne avevo voglia.
Anche quando il corpo era stanco
e la testa cercava una ragione per mollare.
Anche quando nessuno guardava,
nessuno applaudiva,
nessuno sapeva quanto mi costasse.

Mi hai insegnato la disciplina,
la costanza,
il rispetto per la fatica.
Mi hai insegnato che certe vittorie
non hanno un tempo sul tabellone,
e che alcune delle gare più difficili
si corrono contro se stessi.

A te che mi stancavi prima di scuola,
che mi rubavi ore di sonno,
pomeriggi, domeniche, estati.
A te che, senza chiedermi il permesso,
hai occupato una parte così grande della mia vita
da diventare, per anni,
una parte di me.

Eppure, se oggi potessi tornare indietro,
non so se cambierei qualcosa.
Forse rifarei tutto.

Le sveglie all’alba,
le vasche senza fine,
le sconfitte ingiuste,
le vittorie attese per anni,
i giorni in cui odiavo l’acqua
e quelli in cui non avrei voluto uscirne mai.

Perché adesso so
che non stavo soltanto imparando a nuotare.
Stavo imparando a cadere senza arrendermi,
a perdere senza sentirmi perduta,
a ricominciare senza avere garanzie.

Stavo crescendo,
anche quando non me ne accorgevo.
A te, nuoto,
a tutto quello che mi hai dato
senza promettermi nulla,
a tutto quello che mi hai chiesto
senza assicurarmi un premio,
a tutte le persone che mi hai fatto incontrare,
ai luoghi che sono diventati ricordi,
alle versioni di me che ho lasciato
a bordo vasca,
e a quelle che ho ritrovato
dall’altra parte della fatica.

A te che sei stato casa,
rifugio, condanna,
desiderio e rinuncia.
A te che, per dodici anni,
sei stato molto più di uno sport:
sei stato il posto in cui ho imparato
qualcosa di me
che forse, altrove,
non avrei mai scoperto.

E se un giorno mi chiederanno
che cosa mi ha lasciato il nuoto,
non parlerò di medaglie,
di tempi o di risultati.
Parlerò di ciò che resta
quando l’acqua si calma,
quando le luci della piscina si spengono
e il rumore delle bracciate scompare.
Parlerò della persona che sono diventata.
Delle persone che porto con me.
Di tutto ciò che, anche senza accorgermene,
ho imparato ad amare.

Perché forse è questo
il regalo più grande che mi hai fatto:
avermi insegnato a vivere
anche fuori dall’acqua.

A te, nuoto,
a quello che è stato,
a quello che non sarà più
e a tutto ciò che, invece,
continuerà a vivere dentro di me.
Grazie.

Per questi dodici anni.
Per quello che mi hai dato,
per quello che mi hai tolto,
per quello che mi hai insegnato a essere.
E per avermi accompagnata fin qui,
senza sapere che, un giorno,
avrei dovuto imparare
a lasciarti andare.

Emma Mattioli


Forse è proprio questo il significato più profondo delle parole di Emma: ricordarci che non servono medaglie per dare valore a una vita trascorsa in piscina. Perché il nuoto non è soltanto ciò che riusciamo a conquistare, ma anche ciò che impariamo lungo il percorso.

Sono le amicizie nate tra una vasca e l’altra, le sconfitte che ci hanno insegnato a rialzarci, le persone che siamo diventate senza nemmeno rendercene conto. E quando arriva il momento di lasciare l’acqua, tutto questo non scompare. Continua a vivere nelle nostre abitudini, nei ricordi e nel modo in cui affrontiamo ciò che viene dopo.

Perché si può smettere di nuotare, ma certe parti di noi continueranno sempre ad appartenere a quella piscina. Ed è forse per questo che, anche a distanza di anni, continuiamo a chiamarlo uno stile di vita.

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Redazione
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Siamo giovani ragazzi appassionati di nuoto, scrittura e social network. Raccontiamo il mondo acquatico in modo diverso e innovativo, con uno stile fresco e rivolto ai giovani.

Nati nel 2010, siamo cresciuti a piccoli passi, cercando ogni giorno di condividere con il maggior numero di persone le emozioni che il pianeta acqua ci fa vivere.

Il nostro intento è quello di far vedere che in Italia oltre ai palloni che corrono sui prati verdi e alle moto che girano sui circuiti ci sono anche tante storie che profumano di cloro.