Ci sono invenzioni che cambiano il corso di uno sport senza mai prendersi la scena. Nel nuoto abbiamo raccontato di tecniche, costumoni, profondità di vasca e blocchi di partenza. Ma c’è un elemento che da decenni accompagna record e bracciate: il separatore di corsia. Quella linea plastica, apparentemente inerte, è il frutto di una lunga evoluzione tecnica. Nata per delimitare, ha finito per ridisegnare il modo di competere.
I primi separatori di corsia: una delimitazione dello spazio
All’inizio del Novecento le corsie non erano standardizzate. La svolta arriva alle Olimpiadi di Parigi 1924, quando si usano per la prima volta divisori in sughero e la famosa riga nera sul fondo come riferimento. Prima e altrove, si tiravano corde grezze per orientare gli atleti: le onde rimbalzavano su pareti e fondo, creando turbolenze imprevedibili soprattutto ai lati.
Nel dopoguerra si diffondono cavi con galleggianti rigidi (plastica o sughero) a intervalli regolari. Funzione primaria: separare, non assorbire. La dinamica del moto ondoso resta sostanzialmente ignorata; le turbolenze inter-corsia continuano a pesare sui riscontri, penalizzando in particolare le corsie esterne. Testimonianze e cronache d’epoca confermano l’uso di galleggianti in sughero privi di efficacia anti-onda.
La consapevolezza delle onde
Tra anni ’60 e ’70 cresce l’attenzione scientifica all’interazione atleta-ambiente. James “Doc” Counsilman, tecnico e pioniere dello studio e della scienza nel nuoto, evidenzia il ruolo delle turbolenze (superficiale e di ritorno) e delle correnti di ricircolo sulla prestazione; i suoi lavori influenzano progettisti e costruttori di impianti.
Da questa consapevolezza nascono i separatori di corsia anti-onda: cavi su cui è montata una fitta serie di dischi in plastica rigida liberi di ruotare, pensati per spezzare e dissipare l’energia dell’onda, riducendone la propagazione laterale. I marchi che guidano l’innovazione sono Malmsten (Svezia) e Anti Wave (Australia).
- Anti Wave brevetta corsie performanti nel 1975 (in uso già ai primi Mondiali di Cali 1975) e negli anni successivi evolverà fino al formato MAXI 150 mm.
- Malmsten sarà poi protagonista dell’adozione del diametro 150 mm negli eventi più importanti.
Ma come funzionano tecnicamente?
Le corsie anti-onda funzionano perché trasformano un’onda “ordinata” in micro-vortici e flussi disorganizzati che si esauriscono in fretta. I dischi di grande diametro ruotano indipendentemente e hanno palette/fori che interrompono il fronte d’onda: una parte dell’acqua viene deviata verso il basso e lateralmente, una parte “passa attraverso” (flow-through), e l’energia si dissipa per attrito viscoso lungo tutta la linea. In pratica, invece di avere un’unica cresta che corre da una corsia all’altra, si generano tante piccole perturbazioni che muoiono subito: meno ampiezza, meno riflessioni, condizioni più uniformi anche ai lati. Più massa del sistema e più capacità di far transitare il flusso = più smorzamento.
Anche la vasca fa la sua parte. Una vasca più profonda riduce il rimbalzo dal fondo (le onde incontrano “più acqua” e si smorzano prima) e limita la formazione di onde stazionarie. Nei layout a 10 corsie si gareggia su 8: le due corsie esterne fungono da cuscinetto contro pareti e riflessioni, rendendo più eque le condizioni per tutti, anche nelle corsie laterali. È la stessa logica alla base delle osservazioni di Doc Counsilman: oltre alla scia dietro al nuotatore, esistono correnti di ritorno e ricircoli trasversali che “sporcano” l’acqua, insomma larghezza e profondità della vasca e la presenza delle corsie anti-onda lavorano insieme per spezzare queste correnti e restituire un campo gara più “neutro”.
Da Barcellona 1992 ai giorni nostri
Alle Olimpiadi di Barcellona 1992 entrano in scena corsie Ø 150 mm con geometrie anti-onda: l’acqua è più “ferma”, migliorano nuotabilità delle corsie laterali e condizioni generali di gara. Da lì in avanti, la corsia diventa parte integrante del progetto “vasca veloce”. Negli ultimi decenni i separatori di corsia sono diventati sempre più sofisticati, fino a diventare veri e propri strumenti di prestazione.
Oggi le corsie più avanzate arrivano ad assorbire fino al 90% dell’energia delle onde generate dai nuotatori. Questo risultato si ottiene grazie a dischi in plastica di grande diametro (150 mm) che ruotano indipendentemente l’uno dall’altro, spezzando il fronte d’onda e dissipandone l’energia attraverso attrito e deviazione. In pratica, l’acqua rimane più calma e uniforme lungo tutte le corsie, così da garantire condizioni il più possibile uguali per tutti gli atleti e ridurre le turbolenze che in passato potevano compromettere la prestazione.
Gli standard World Aquatics prevedono, tra l’altro:
- diametro minimo dei galleggianti 0,15 m (150 mm) per gli eventi di vertice, nelle piscine “generiche” è invece accettato Ø ≥ 0,10 m.;
- segmenti rossi nei primi/ultimi 5 m;
- tensione del cavo tra 1 e 1,2 kN;
- schema colori (verde-blu-giallo) per riconoscibilità delle corsie centrali.
Marchi come Malmsten (Gold/Gold PRO) e Anti Wave (MAXI 150 mm) dichiarano elevata capacità di attenuazione dell’onda e miglioramenti continui di profilo, massa e flusso attraverso il disco.
Nel nuoto, dove ogni centesimo conta, anche una piccola increspatura cambia una gara. Sotto ogni record c’è una linea di plastica che domina l’acqua: dall’antica corda che divideva al moderno sistema che protegge.
Bibliografia e sitografia per approfondimenti:
- World Aquatics – Pool Certification 2024 (diametri 150 mm min, segmenti rossi, tensione, colori). resources.fina.org
- World Aquatics – Facilities Rules (2021–2025) (schema colori e requisiti). resources.fina.org
- Malmsten – “World’s Best Racing Lane Line” / Gold PRO (storia e Ø 150 mm da Barcellona ’92). malmsten.com
- SwimSwam – interviste/approfondimenti su corsie e attenuazione. SwimSwam
- Anti Wave – storia e MAXI 150 mm. anti.to
- Counsilman-Hunsaker – “Swimming in the Fast Lane” (turbulence e progettazione). Counsilman-Hunsaker
- Parigi 1924 – divisori in sughero e linee sul fondo. Wikipedia
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Profilo Autore

- Una laurea Magistrale in Filosofia presso l'Università di Pavia, un'innata passione per la scrittura, la comunicazione e i social network. Nel 2010, in una serata post allenamento, ho creato nuoto uno stile di vita, da quel giorno mi sono fermamente convinto di una cosa: "tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si nuota" (semicit). No, dopo 5 anni di università non ho capito se sia peggio Kant o un 400 misti.
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