Cosa ci avevano promesso, e cosa è successo
Gli Enhanced Games sono presentati ufficialmente come un evento costruito per battere i record mondiali, con una ricompensa da 1 milione di dollari per quello dei 50 stile libero. Il loro slogan è “redefine human limits”, e la loro comunicazione si basa su un futuro dello sport dove scienza e atletismo si fondono per raggiungere risultati “superumani”.
La logica è evidente: senza enhancement (doping, supercostumi, ecc.), l’evento non avrebbe senso. Eppure, nonostante tutti gli aiuti, i tempi non sono esplosi come previsto. Questo rende gli Enhanced Games interessanti proprio perché mostrano il contrario: il nuoto resta uno sport in cui il margine di miglioramento è minuscolo, anche con aiuti enormi.
In questo articolo, approfondiamo il perché di questo fenomeno. In una prima parte usiamo la scienza – dalla biomeccanica all’idrodinamica – per spiegare il “flop” degli Enhanced Games. A seguire ci soffermiamo sull’argomento doping, sui rischi che comporta e perché è solo un’illusione che esso aiuti a battere i record mondiali. Su nuotounostiledivita abbiamo già descritto e analizzato le sostanze dopanti in una “guida critica” ai casi di doping; in questo articolo certe definizioni verranno riprese, anche se la lettura è consigliata.
L’idrodinamica non perdona: quando i muscoli sono un problema
Molte sostanze per il miglioramento delle prestazioni (PEDs), come gli steroidi anabolizzanti, portano a sviluppare maggiore massa muscolare. Il punto cruciale è che un aumento di massa muscolare non porta automaticamente a un aumento di forza in acqua, cioè il parametro davvero rilevante per la prestazione.
Quello che fa davvero la differenza in un atleta è la sua capacità di trasformare la forza in velocità senza disperderla in acqua, che è un fluido molto più “costoso” dell’aria.
Per nuotare velocemente, il nuotatore deve opporre la più grande forza possibile alla resistenza dell’acqua. Non si tratta solo della fase di spinta durante la bracciata: anche la posizione del corpo e la resistenza idrodinamica sono fondamentali – senza considerare le fasi di partenza, virata e subacquee in cui valgono gli stessi principi. Anche piccole sbavature tecniche possono compromettere la prestazione: in uno sport come il nuoto, anche i decimi di secondo sono preziosissimi.
Nel nuoto la resistenza all’acqua – chiamata resistenza idrodinamica – non aumenta in modo lineare con la velocità, ma in modo “esponenziale”. In pratica, significa che più vai veloce, più la resistenza cresce in modo sproporzionato.
A livello di formula, la resistenza dipende da:
- densità dell’acqua,
- velocità del nuotatore (al quadrato),
- area della sezione frontale del nuotatore (cioè quanto “esponga” il corpo all’acqua).
Ma c’è un ostacolo fisico ancora più grande: la potenza che serve per nuotare più velocemente cresce ancora più rapidamente rispetto alla resistenza. Questo spiega perché, anche se gli steroidi e altre sostanze aumentano la forza muscolare, i guadagni sul tempo sono molto piccoli. Una “spinta chimica” del 10% nella forza non si traduce in un 10% in meno sul cronometro, ma al massimo in qualche frazione di secondo.
Adesso possiamo tornare al problema principale: l’eccessivo aumento di volume e massa muscolare. Troppi muscoli, troppo attrito: se spalle e torace sono più larghi, aumentano la superficie che “preme” contro l’acqua, incrementando direttamente l’attrito. Inoltre, dato che il tessuto muscolare è più denso di quello adiposo (quello “grasso” o della pelle), a parità di forza un nuotatore con muscoli più voluminosi viene portato a “affondare” di più, alterando il suo assetto in acqua e aumentando la resistenza.
Inoltre, muscoli eccessivamente sviluppati possono limitare la mobilità articolare, essenziale per la lunghezza della bracciata e la tecnica di presa in acqua.
Il peso della storia: i supercostumi del 2008-2009
Un altro fattore da tenere a mente è che il nuoto ha già vissuto una fase tecnologica eccezionale con i supercostumi del 2008–2009, di cui abbiamo già ampiamente trattato sul sito e nel nostro primo libro.
Quel biennio ha mostrato quanto il materiale possa influire sulle prestazioni, ma ha anche chiarito un limite: una volta tolto quel potenziamento – non a caso chiamato doping tecnologico – i record sono diventati molto più difficili da migliorare; a tal punto che molti di quei record sono rimasti un riferimento lontano e quasi “innaturale” per anni.
In altre parole, gran parte del “facile” era legata al contesto tecnico, non a una rivoluzione infinita del rendimento umano.
La selezione genetica batte la farmacologia
Il messaggio che passa dagli Enhanced Games è che i record mondiali sono stati stabiliti da persone “normali” al massimo del loro potenziale. Per scrivere la storia di questo sport, la disciplina, il sacrificio, l’allenamento sono spesso il frutto di una combinazione fortuita di fattori genetici.
I record attuali appartengono ad atleti con proporzioni antropometriche uniche: apertura delle braccia sproporzionata rispetto all’altezza, iperlassità articolare, grande capacità polmonare naturale. Ad esempio, Michael Phelps possiede, oltre alle caratteristiche appena elencate, anche un busto allungato, gambe corte e un piede molto lungo.
Un nuotatore di “seconda fascia”, per quanto potenziato farmacologicamente agli Enhanced Games, difficilmente riuscirà a colmare il divario con un talento generazionale. Il doping non ti trasforma nel prossimo Léon Marchand. Se i partecipanti agli Enhanced Games non sono ex detentori dei record del mondo o campioni olimpici al picco della carriera, ma verosimilmente atleti di livello inferiore o ritirati, attratti dal premio in denaro, il loro tetto massimo, anche col doping, resterà inferiore al record mondiale.
I protocolli non pubblici
Va anche detto che gli Enhanced Games non hanno pubblicato un vero “manuale pubblico” con l’elenco completo delle sostanze ammesse e, soprattutto, con i dosaggi. La loro posizione ufficiale è che i protocolli siano personalizzati, clinicamente supervisionati e affidati a commissioni mediche indipendenti, ma i dettagli individuali non vengono resi pubblici.
Questo rende ancora più fragile l’idea che l’evento sia una dimostrazione semplice del tipo “più doping = più record”. Se i protocolli non sono trasparenti, ciò che osserviamo in gara non è un esperimento pulito e replicabile, ma un insieme di casi individuali, con variabili mediche, tecniche e regolatorie diverse.
Il doping non fa miracoli
Gli atleti agli Enhanced Games possono usare sostanze come testosterone (un ormone maschile), steroidi anabolizzanti (per la massa muscolare), ormone della crescita, EPO (ormone che aumenta la capacità di trasportare ossigeno), modulatori metabolici e stimolanti, approvate per usi medici ma spesso “off-label” (fuori dalle indicazioni mediche). Questi aiuti possono migliorare forza, recupero e capacità di sostenere intensità alte, ma non cancellano la resistenza dell’acqua.
Un atleta potenziato può spingere di più, ma se la tecnica di ingresso in acqua è mediocre, se l’allineamento del corpo non è ottimale o se le virate non sono pulite, gran parte del vantaggio fisiologico si disperde immediatamente.
Rischi medici: cosa dice la scienza
Veniamo alla parte più delicata. Gli organizzatori degli Enhanced Games insistono che le sostanze siano “FDA-approved” (Food and Drug Administration), somministrate in un contesto clinico e sotto rigoroso controllo medico, con una commissione indipendente che monitora i biomarcatori degli atleti. Sulla carta, sembra un approccio “sicuro e responsabile”.
La realtà medica è più complessa. Le review scientifiche più recenti sottolineano che:
- L’uso eccessivo di alcune classi di PED (performance-enhancing drugs) è associato a rischi cardiovascolari chiari e non rari, che possono essere cumulativi e irreversibili;
- Steroidi anabolizzanti (AAS) e agenti che stimolano la produzione di eritrociti (ESA, come l’EPO) mostrano i segnali ergogenici più forti, ma sono anche legati al rimodellamento del miocardio, alle aritmie, agli eventi trombotici (trombosi, infarto, ictus).
- Steroidi anabolizzanti ad alto dosaggio possono anche causare: danni al fegato, sbilanciamento ormonale (con possibile infertilità) ed effetti psicologici e sull’umore;
- Altri agenti offrono benefici di performance limitati o poco chiari, ma possono alterare l’equilibrio autonomo, danneggiare il metabolismo e compromettere l’integrità del miocardio;
- L’uso di EPO in soggetti sani porta a “sangue denso” e aumenta il rischio di trombosi, con pericolo di infarto e ictus.
E questi sono solo gli studi già pubblicati. Non conosciamo quanti protocolli siano ancora in corso e non sappiamo quali effetti possano emergere tra anni. È così che funziona la medicina: i rischi reali di una sostanza si conoscono spesso solo con il tempo.
Ci sono farmaci approvati dalla FDA che sono stati poi ritirati dal mercato anni dopo, per effetti collaterali gravi e imprevisti. Un esempio è l’aducanumab per l’Alzheimer, approvato e poi messo in discussione per problemi di sicurezza e efficacia.
Se un farmaco approvato e ben controllato può essere ritirato dopo anni, cosa possiamo dire di sostanze usate in dosaggi “off-label”, senza un monitoraggio a lungo termine e in atleti sani?
Gli Enhanced Games insegnano il contrario di quello che pensano
Ricapitolando: in piscina non vince chi “spinge di più” in senso assoluto, ma chi riesce a ottimizzare un sistema molto fragile fatto di propulsione, assetto, resistenza idrodinamica, partenze, virate e apnea subacquea. Piccoli errori tecnici o minimi cambiamenti di assetto possono annullare gran parte del vantaggio ottenuto con sostanze, costumi o condizioni favorevoli.
Gli Enhanced Games non stanno dimostrando che il nuoto è facile da manipolare. Stanno dimostrando quanto sia difficile, anche con aiuti enormi, superare i limiti imposti dall’acqua, dalla tecnica e dalla fisica. Non stanno distruggendo i record del nuoto perché il nuoto non si vince solo con il “motore”.
Da un punto di vista biomeccanico, si vince con l’idrodinamica, la tecnica e la capacità di non disperdere energia contro l’acqua. Anche con doping, supercostumi e condizioni favorevoli, il soffitto è molto più basso di quanto i fan di questo esperimento pensino.
Da un punto di vista etico e sportivo, invece, si vince con sacrificio, con passione quotidiana, con un impegno costante per uno sport pulito. Senza compromettere la salute per fama e per soldi. E senza dimenticare che il nuoto è un’arte che si costruisce giorno dopo giorno, non con una siringa o una pillola.
Perché i record non esplodono, e perché non ne vale la pena
Gli Enhanced Games ci stanno mostrando che, nel nuoto, il soffitto è molto più basso di quanto promesso. Anche con doping, supercostumi e incentivi economici da milioni di dollari, i record non esplodono perché:
- La fisica dell’acqua non perdona: la resistenza cresce in modo esponenziale con la velocità;
- La biomeccanica e la tecnica sono decisive: piccoli errori annullano gran parte del vantaggio fisiologico;
- La genetica batte la farmacologia: nessuno steroide può trasformare un nuotatore “normale” in un Phelps o in un Léon Marchand;
- I protocolli non sono pubblici, quindi non abbiamo nemmeno la certezza di un esperimento “pulito” e riproducibile;
- I rischi medici sono reali, gravi e spesso irreversibili: danni cardiovascolari, aritmie, trombi, infarti, ictus, danni al fegato, sbilanciamenti ormonali e psicologici.
Ma c’è di più: anche se i tempi fossero stati “dell’altro mondo”, il prezzo da pagare sarebbe stato troppo alto. Il fatto che il nuoto paghi troppo poco non rende gli Enhanced Games una soluzione accettabile. Il problema economico del nuoto esiste davvero, anche per i campioni, ma la risposta non può essere la normalizzazione del doping e della competizione “a ogni costo”. Serve più sostegno agli atleti, più investimenti, più sostenibilità, senza che ci si riduca a vendere la salute per un premio in denaro.
Noi di Nuotounostiledivita continuiamo a credere che il nuoto sia uno sport di sacrifici, tecnica, fiducia nel corpo e rispetto delle regole. Gli Enhanced Games rappresentano l’opposto. E anche se i tempi non sono esplosi come promesso, il messaggio che mandano resta pericoloso: quello di un sport in cui la performance vale più della salute, dell’etica e del rispetto per chi nuota.
Bibliografia e sitografia
- Enhanced Games results: Swimmer Kristian Gkolomeev breaks world record in final event, Fred Kerley falls short
- Enhanced Games
- Biomechanical Analysis of the Swim-Start: A Review – PMC
- Enhanced Games explained: sport’s most controversial event unpacked
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- The Enhanced Games permit athletes to take approved substances
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- Effects of Performance-Enhancing Drugs | USADA
- When enhanced games outpace public health and ethics
- The outrage over the Enhanced Games ignores the risks many already accept in sport
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Profilo Autore

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Su NUSDV unisco le mie due più grandi passioni: la scrittura e il nuoto.
Mi piace raccontare tutti i tipi di storie di cloro e, in particolare, curo una rubrica scientifica dove approfondisco l'aspetto tecnico di questo sport, per guardarlo attraverso le lenti di matematica, fisica e chimica. Quando non sono in laboratorio, mi trovate in piscina a fare qualche bracciata. Dopo dieci anni di agonismo pensavo di aver visto il peggio, ma il dottorato mi ha fatto rivalutare positivamente persino le serie in B2.
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