CARA SPORTMEDIASET, OGGI TI PARLIAMO DI BREMA

CARA SPORTMEDIASET, OGGI TI PARLIAMO DI BREMA

30 Gennaio 2020 Off Di Federico

La morte di Kobe Bryant ha toccato tutti quanti, sportivi e non, appassionati della palla a spicchi e di qualsiasi altro gioco. La notizia ha fatto in poco tempo il giro del mondo e sui social sono stati moltissimi i ricordi e i post commemorativi dedicati a Black Mamba.

Non poteva che essere così, perché la morte di una Leggenda è sempre difficile da digerire... è un po' come quando se ne va qualcuno che conosciamo, un amico o una persona importante, che in un modo o nell'altro ci ha accompagnati per un tratto della nostra vita: motivandoci, ispirandoci, dandoci l'esempio, regalandoci un sogno da seguire.

A prescindere dallo sport in cui ha giocato e dai risultati che ha ottenuto Kobe Bryant ha rappresentato (e continuerà per sempre a rappresentare) questo sogno per moltissime persone, piccoli e grandi, sparsi in ogni angolo del mondo.

Il giorno successivo alla tragedia i quotidiani sportivi di tutto il mondo hanno dedicato la prima pagina al ricordo del numero 24 dei Lakers. Le pagine dei quotidiani sportivi di tutto il mondo... eccetto quelli italiani.

Perché? vi domanderete. Il motivo è tanto semplice quanto banale: mentre i social si riempivano di foto e frasi dedicati a Black Mamba allo stadio San Paolo di Napoli il team partenopeo vinceva contro la vecchia signora. Accade così che la prima pagina non può che essere dedicata ai ragazzi grintosi di Mr Gattuso perché la sconfitta della Juve fa vendere di più della morte di Kobe.

Ma non c'è da stupirsi. In passato abbiamo già parlato e discusso di questa situazione italiana, troppo italiana. Abbiamo anche scritto una lettera aperta a La Gazzetta dello Sport... invano. L'Italia è una nazione (sportivamente parlando) calcio-centrica, e la colpa è sia dei quotidiani sportivi, che degli stessi italiani.


Sport e tragedie in volo

Il 28 gennaio, però, è successo qualcosa che non mi è andato proprio giù. SportMediaset ha fatto un servizio intitolato "Sport e tragedie in volo" dedicato a Kobe Bryant e ad alcune tristemente famose "tragedie in volo" di sportivi. In Italia tutti ricordano la scomparsa del Grande Torino, nel drammatico incidente di Superga, pochi (ma non pochissimi) ricordano della tragedia di Brema, quando l’aereo con a bordo una selezione della nazionale italiana di nuoto diretta al meeting di Brema, si schiantò durante la fase di atterraggio presso l’aeroporto tedesco, era il 1966.

Non ci sono morti che valgono più di altre, eppure sembra che sportivamente parlando non sia così: ci sono incidenti di serie A e incidenti di serie B. La scelta di SportMediaset è semplice: parlare esclusivamente di tragedie legate a squadre di calcio e calciatori. Siamo in Italia e per certi punti di vista era prevedibile... eppure fa strano, anzi, sembra assurdo, che questo servizio esca esattamente nel giorno del 54° anniversario della tragedia di Brema e nessuno si sia degnato di ricordare l'accaduto.

È sbagliato giornalisticamente parlando, è sbagliato nei confronti dei sette giovani e promettenti nuotatori della Nazionale azzurra i cui sogni si infransero su quell'aereo, è sbagliato nei confronti dell’allenatore Paolo Costoli e del giornalista Nico Sapio le cui carriere si interruppero così bruscamente... Ma non solo.

È sbagliato nei confronti di Camille Muffat (3 medaglie olimpiche e 6 mondiali), che proprio come Kobe morì in un incidente in elicottero, nel 2015. È sbagliato perché in un Servizio con la S maiuscola (televisivo e pubblico), tutti quanti meritavano un ricordo.

Non dico di fare un servizio dedicato, non dico che andavano ricordati i nomi... dico solo che in quel brutale elenco di tragedie sportive meritavano un piccolo spazio anche loro. Meritavano uno spazio anche il nuoto e tutti gli altri sport.... Che alla fine sono solo due gli incidenti aerei con vittime sportive italiane, era troppo difficile ricordarsi anche di Brema?

A Paolo Costoli, Nico Sapio, Bruno Bianchi, Dino Rora, Sergio De Gregorio, Amedeo Chimisso, Luciana Massenzi, Carmen Longo, Daniela Samuele e Camille Muffat va il nostro ricordo. Ai loro familiari va il nostro abbraccio.


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Profilo Autore

Federico
Federico
Una breve parentesi da nuotatore agonista, poi sono scappato dalle gare per dedicarmi alla filosofia. Dopo 5 anni di università non ho capito se sia peggio Kant o un 400 misti. Nel 2010, in una serata post allenamento, ho creato nuoto uno stile di vita, da quel giorno mi sono fermamente convinto di una cosa: "tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si nuota" (semicit). Da bambino Magnini era il mio idolo, crescendo ho iniziato ad amare il personaggio di Lochte, anche se quella di Ervin è la storia che mi affascina maggiormente. Regista e scenografo di film mentali da premio oscar, lettore a tempo perso, perdi tempo, mi sono laureato nel corso magistrale di Filosofia teoretica a Pavia e ora lavoro in una scaleup tecnologica italiana con sede a Pavia. Così, tra un json e una nuotata in piscina, mi diletto scrivendo articoli, curando la redazione del sito e pubblicando contenuti sui social.