IL MANUTENTORE - PARTE II

IL MANUTENTORE - PARTE II

15 Marzo 2021 Off Di Stefano Ciollaro

Dopo 7 giorni di attesa, arriva finalmente la seconda parte de Il Manutentore, il racconto di Stefano Ciollaro all'interno della rubrica Il magnifico mondo del nuoto. Cosa succederà a Diego, Anna e Daniele in questa seconda parte del racconto? Cosa troveranno all'interno della piscina abbandonata? Buona lettura!


L’operazione d’infiltrazione nella piscina abbandonata proseguiva senza grossi intoppi.

“Stiamo commettendo una pazzia” piagnucolò Anna nel tentativo di fermare Daniele strattonandogli ripetutamente la felpa.

Varcarono cautamente la soglia della porta di vetro e mossero i primi passi nel buio, poi ci pensò la torcia di Diego ad illuminare in un fascio di luce bianca il loro cammino. Le pulsazioni del cuore ora sembravano tamburi e risalivano con forza fino al collo.

Avevano quasi raggiunto quello che un tempo doveva essere un accogliente tavolo della reception. Diego vi si avvicinò e cominciò a sbirciare tra i documenti sparsi sul ripiano di compensato grigio. La sua attenzione fu rivolta ad una vaschetta di plastica con la scritta “Posta in arrivo”, ove vi erano disposti dei fogli perfettamente in ordine.

Diego li investì con il fascio di luce, “Ragazzi, quando è stata chiusa esattamente questa piscina?” domandò, sembrava preoccupato.

Anna e Daniele rimasero stupiti dall’apparente inutilità del quesito, perché entrambi sapevano bene quanto Diego ne sapesse riguardo la storia e sui fatti che circondavano la vicenda.

“E’ accaduto più di venti anni fa, esattamente nel 1998” rispose bisbigliando Anna.

“Ma che razza di domanda fai?” sbraitò Daniele che stava perdendo la pazienza, “Sbrighiamoci a fare quello che dobbiamo fare e andiamocene via!”.

Diego passò uno di quei fogli ad Anna che lesse tutto d’un fiato muovendo leggermente le labbra fino ad arrivare alla fine del testo.

“Qui c’è scritto 13 marzo 2021” e la bocca rimase aperta per lo stupore, mentre gli occhiali le scivolavano sulla punta del naso.

“Dai qua, deve esserci un errore” Daniele glielo sottrasse e si abbassò la bandana dai colori vivaci, Anna rimase immobile con le braccia ancora distese come se avesse il foglio davanti agli occhi e continuava a fissare nel vuoto ora.

Daniele arrivò alla stessa scoperta inspiegabile “Non è possibile, è proprio di qualche giorno fa”.

D’un tratto i neon sopra le loro teste si accesero scoppiettando in un lampo, uno dopo l’altro, solo quello infondo al corridoio rimase spento lasciando l’area sottostante immersa in un cono d’ombra.

Diego puntò istintivamente la luce proprio in quella direzione, qualcosa di informe si mosse furtiva e veloce nel buio. Il terrore lo assalì con i suoi taglienti artigli alla schiena, lasciò cadere la torcia, il vetro andò in frantumi. Le gambe gli si inchiodarono al suolo con il resto del corpo tremante.

Potendo ora usufruire del beneficio di quella illuminazione artificiale, scoprirono che la piscina appariva tutt’altro che abbandonata. Il pavimento era perfettamente tirato a lucido, sulle cornici dei riquadri lungo la sala d’aspetto non vi era un solo granello di polvere e le piante ornamentali erano verdi e rigogliose.

“Non avrei dovuto lasciare la tronchesina” Daniele rimpianse la sua temibile arma che giaceva ai piedi del cancello.

“Dobbiamo proseguire” disse Diego, ma il calice del suo coraggio era sempre più vuoto e si lasciava riempire rapidamente da una viscida sostanza, la paura.

S’incamminarono diretti verso la zona d’ombra solitaria, Anna se ne stava aggrappata al braccio di Daniele, quasi gli penetrava la carne con le unghie, proseguiva il cammino per inerzia ormai.

Poi, sentirono un rumore di acqua che scroscia in gran quantità.

“Da dove viene?” domandò Daniele che nel frattempo si era sfilato del tutto la bandana e l’aveva riposta nel taschino.

“Credo proprio da questa parte” rispose Diego indicando lo stretto corridoio alla loro destra, sul quale era affisso un cartello con scritto spogliatoio maschile.

Una volta dentro, sentirono la manopola di un rubinetto ruotare e quel flusso d’acqua cessò istantaneo, adesso si udivano solo le ultime gocce cadere per terra.

Erano immersi nel cuore degli spogliatoi adesso, ove la luce era più fioca, l’attraversarono come una giungla di panche di legno liscio utilizzate un tempo dagli atleti e dai bambini.

Nella sala docce sembrava non esserci nessuno, eppure qualcuno aveva lasciato le sue orme bagnate, portavano al piano vasca. Esse assumevano la forma di un piede umano, ma l’alone non era ben definito e ciò aumentava ulteriormente l’angoscia interiore che divorava inevitabilmente e lentamente lo stomaco.

“C’è qualcuno?” domandò Diego nel vuoto con un nodo alla gola.

Anna e Daniele ingoiarono all’unisono un boccone amaro in attesa della risposta.

Diego varcò per primo il tornello grigio con i bracci rotanti che portava direttamente al bordo vasca.

Poi, avvertirono un tonfo nell’acqua.

I tre ragazzi si ritrovarono di fronte una piscina dall’acqua cristallina, dal fondale e dalle pareti di piastrelle tondeggianti perfettamente curate e luccicanti, ma non videro nessuno. Tutto sembrava in ordine, eppure si avvertiva distintamente l’avanzare incessante di un corpo nell’acqua, un nuotare ritmico e ripetitivo.

“Io non vedo niente, ma sento qualcuno che sta nuotando” affermò Diego.

“Nemmeno io” si unì Daniele.

Anna era l’unica a rimanere ancora in silenzio, gli altri due la notarono immediatamente, con quel viso dai lineamenti dolci che sembrava essersi completamente pietrificato come una bellissima statua.

“Rag… ragazzi… c’è qualcuno che sta nuotando!” e cominciò a singhiozzare.

Diego e Daniele, dal canto loro, continuavano a non vedere nessuno, solo la superficie piatta dell’acqua, finché il primo ebbe una brillante idea. Tirò fuori dallo zainetto la sua macchina fotografica digitale e cominciò a scattare foto nervosamente rivolgendo lo strumento verso quel suono.

Poi, pigiò sul tasto che portava direttamente alla galleria immagini in memoria e quello che vide gli fece raggelare il sangue all’istante.

Anche lui, adesso, riusciva a vedere proprio un uomo che nuotava a dorso, indossava un costume a slip di un esuberante colore rosso e un paio di occhialini modello svedese.

“Ecco, ci riusciamo solo attraverso una lente” spiegò Anna una volta recuperato uno sprazzo di lucidità, e passò a Daniele un paio di occhialini che se ne stavano appesi all’attaccapanni della parete, forse qualche bambino li aveva dimenticati lì un tempo remoto. Adesso anche lui poteva finalmente vedere “Non credo ai miei occhi”.

L’oscuro nuotatore si esibì in una virata a stile libero e concluse il ritorno con un elegante e leggiadro delfino. Diego attraverso la sua macchina fotografica, Anna grazie ai suoi occhiali da vista e infine Daniele con gli occhialini coi pesciolini gialli disegnati, osservavano quella figura umana risalire la scaletta ai margini della vasca ed avvicinarsi a loro con movimenti convulsi.

Anna e Daniele fecero subito un passo indietro, si ritrovarono con le spalle al muro. Diego invece rimase immobile e continuava a scattare fotografie nervosamente in successione. Qualsiasi cosa gli fosse accaduta, almeno sarebbe stato tutto documentato in qualche modo.

Il ragazzo armato di macchina fotografica ora poteva vedere l’essere dritto negli occhi. Non poteva sbagliarsi, aveva visto e rivisto infinite volte quel viso stampato sulle pagine dei quotidiani locali, era senza dubbio il vecchio manutentore della piscina. Questi alzò il braccio, la pelle del tricipite penzolava vistosamente come gelatina, celava un misterioso oggetto nero avvolto nel pugno in alto, lo puntò minacciosamente proprio contro i ragazzi. Anna e Daniele, a quel punto, fuggirono urlando e imboccarono la via del ritorno verso la salvezza.

“E’ finita” pensò nella sua mente Diego che era rimasto solo, e una lacrima gli solcò la guancia.

La figura dell’essere spaventoso si fermò a un passo da Diego e lo esaminava dalla parte opposta dell’ottica, con i suoi occhi vitrei e profondi, dalle narici fuoriuscivano alcuni peli bianchi. Diego ne avvertiva la presenza, forse malvagia, l’alito di muffa appannava inevitabilmente la lente.

“Cosa...” cominciò intimorito il ragazzo, “Chi sei?” si corresse subito dopo schiarendosi le corde vocali.

“Io sono il fantasma del manutentore di questa piscina” rispose la presenza con voce rauca “Quando la struttura è stata chiusa si sono dimenticati di me nel locale caldaie e lì...” attese per un attimo prima di concludere, “Sono morto”. Indicò una porta verniciata di grigio dall’altra parte della vasca.

Il fantasma del manutentore allora strappò gli occhialini ancora accomodati sulla fronte e li scagliò lontano in un evidente gesto di rabbia. La superficie piatta dell’acqua fu infranta dall’oggetto che formò alcuni cerchi concentrici, rimase a galleggiare per qualche secondo, prima di sprofondare lentamente verso il fondo depositandosi sulla linea nera.

“Mi dispiace” disse Diego e distolse l’occhio dalla fotocamera. “Mi ucciderai adesso?” seguì immediata la domanda, non gli era venuto in mente nient’altro in quel momento se non conoscere le sorti della sua vita che sembrava appesa a un filo.

“No, non è mia intenzione uccidere proprio nessuno” rispose il fantasma con tono gentile.

“Va bene” si tranquillizzò Diego pensando alla prossima mossa, come fuggire, cosa fare, cosa dire, cosa domandare.

“Non viene più nessuno da anni, perciò vorrei approfittare della tua gradita visita per chiederti un favore, caro ragazzo” domandò cortesemente il fantasma del manutentore.

“Dimmi pure, come posso aiutarti?” chiese ora incuriosito Diego. La paura aveva allentato, seppur di poco, la temibile morsa.

Il fantasma aprì il palmo della mano come un fiore che sboccia e rivelò a Diego un cronometro di vecchia data, ma dal display ancora perfettamente funzionante, tanto che si vedevano persino scorrere i secondi uno dopo l’altro.

“Non è che mi potresti cronometrare un 100 metri misti? Da solo non riesco a capire quanto ci impiego in maniera precisa, dovendo io stesso farlo partire e poi stopparlo all’arrivo” spiegò dandoglielo in consegna.

Diego lo afferrò dal laccetto penzolante, e lo azzerò con due celeri click.

“La partenza te la prendo allo stacco dei piedi dal blocco, oppure come in gara appena do il via?” gli sorrise Diego.

“Aspetta, vado a mettermi su il costumone da gara” rispose il fantasma del manutentore e sparì attraverso la parete.

Fine…?


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Profilo Autore

Stefano Ciollaro
Stefano Ciollaro
Mi chiamo Stefano Ciollaro, sono nato nel 1990 e la mia vita, da sempre, gravita intorno ad un unico elemento, l’acqua: quella salata dei nostri splendidi mari, quella dolce dei laghi, quella che profuma di cloro delle piscine. A tutto ciò si lega indissolubilmente il magnifico mondo del nuoto, che per me rappresenta gioia, armonia, equilibrio.