LE 100 VASCHE

LE 100 VASCHE

20 Febbraio 2021 Off Di Stefano Ciollaro

Siamo lieti di annunciarvi l'inaugurazione di una nuova rubrica intitolata Il magnifico mondo del nuoto, curata da Stefano Ciollaro. Una rubrica di racconti gialli, di avventura e di fantascienza ambientati nel magnifico mondo del nuoto. Storie brevi e racconti che profumano di cloro, scritti da Stefano Ciollaro. Il primo articolo si intitola Le 100 vasche. Buona lettura!


Rebecca fu la prima a presentarsi all’appuntamento notturno. Infilò furtivamente una copia della chiave nella serratura e con un delicato gioco di polso ne fece ruotare i meccanismi fino a sbloccarli. Poi spinse dolcemente la porta e proseguì immergendosi nel buio lungo il corridoio. Con una mano tastava la parete liscia al suo fianco, fino a giungere al primo spiraglio di luce. Quando l’ambiente fu finalmente familiare alle pupille un po’ stordite per il fitto bagno di oscurità, poggiò il borsone contenente tutto il necessario sulle gradinate degli spalti del tutto sgombre e accarezzata dai fasci di luce lunare che penetravano attraverso le ampie vetrate circondanti la struttura, si mise seduta portando le gambe al petto.

Le sarebbe bastato solamente sfilarsi la tuta scura e i calzini di lana per essere pronta ad allenarsi. Era completamente sola in quello spazio enorme, abbracciata dal silenzio profondo, quando un brivido le risalì lungo la schiena pensando al fatto che stava commettendo una vera pazzia, una mamma a tempo pieno immischiata in quell’intrusione all’interno di un luogo privato. Sì, perché quello era l’unico modo per praticare il suo sport preferito, nel moto del corpo che la rendeva felice e la faceva subito star bene in ogni cellula.

Solo pochi minuti dopo arrivò Angelo, con il suo taglio di capelli perennemente in ordine da impiegato d’ufficio modello. Aveva sempre un pettine a portata di mano e ricordava tanto quegli attori dei film americani che lo sfilano dal taschino della giacca e ti sorridono mostrando i denti bianchi. Le interminabili ore seduto alla scrivania gli pesavano sul collo, aveva solo bisogno di scaricare quella monotonia accumulatasi nelle articolazioni e nelle fibre della mente e dei muscoli.

“Buona…” l’uomo esitò per un attimo prima di trovare le parole adatte.

“Buonanotte Angelo” gli sorrise Rebecca facendo un balzo in avanti.

Angelo ricambiò il sorriso e la salutò con la mano, poi afferrò dalla tasca laterale del suo borsone sportivo il thermos con il tè al limone ancora caldissimo, “Ne vuoi un sorso, cara?”.

La donna di fronte a lui dagli occhi verdi rifiutò gentilmente quella preziosa offerta che l’avrebbe sicuramente riscaldata, l’aria fredda si materializzava in morbide nuvolette bianche quando espiravano dalla bocca.

“Gli altri non sono arrivati ancora?” domandò Angelo, poi sbuffò “In ritardo come al solito”.

Rebecca fece di no con la testa, “Che ne dici se iniziamo a tirare su il telone dall’acqua?” propose.

“Si, dai, così guadagniamo del tempo prezioso” rispose l’uomo liberandosi dall’abbraccio caloroso del giubbotto invernale e della sciarpa.

Avrebbero dovuto fare tutto quasi al buio, perché Alessio, l’indispensabile componente del gruppo che portava con sé il faretto elettrico, ancora non si era visto. Non potevano assolutamente mettere in moto i potenti riflettori dell’impianto, poiché avrebbero potuto attirare l’attenzione ed essere scoperti da qualcuno.

Così Rebecca ed Angelo si recarono dall’altra parte della piscina, afferrarono dai bordi fluttuanti la coperta di plastica poggiata sulla superficie dell’acqua che ne manteneva la temperatura costante durante i periodi di inutilizzo. Iniziarono a sistemarla accuratamente sul pavimento, fino a quel momento asciutto, “Sembriamo due pescatori che tirano su le reti in barca” ironizzò Angelo, mentre gli occhiali gli scivolavano sulla punta del naso.

“Guarda cosa abbiamo pescato” ridacchiò Rebecca e raccolse un pull buoy che era rimasto intrappolato, forse dimenticato da qualche atleta agonista al termine dell’allenamento pomeridiano.

Finalmente, una parte della vasca era stata liberata da ogni impedimento e pronta per essere impiegata, mentre l’altra metà rimaneva coperta da un secondo telone termico. Comunque, due corsie sarebbero state più che sufficienti per stare larghi e mantenere le distanze di sicurezza tra di loro. La pandemia, infatti, non accennava ad allentare la sua terribile morsa e le misure restrittive attanagliavano il Paese da mesi ormai.

Tra le attività che avevano subito più conseguenze disastrose, vi erano sicuramente le piscine e i centri sportivi, dunque tutti gli utenti del nuoto libero a cui era per primi stata preclusa la possibilità di poter allenarsi. Qualcuno di loro però, pur di poter immergersi ancora una volta in acqua e stare bene era disposto a tutto, anche ad infrangere la legge. Non si trattava semplicemente di nuotare, andava ben oltre. Il nuoto gli rilasciava un’energia positiva che avvolgeva lo spirito in un fascio e lo modellava fino a fargli assumere una forma omogenea dai lineamenti delicati color pastello. E la mente era di nuovo libera, il battito del cuore regolare, dolce, la pelle tonica, i muscoli elettrici come lampi.

A lavoro terminato, sentirono delle voci provenire dal corridoio celato dal cono d’ombra, era finalmente arrivato Alessio con al suo fianco Marta, la più casinista del gruppo.

Rebecca e Angelo gli andarono incontro con passo felpato “Abbassate la voce, volete farci scoprire?” li redarguì Rebecca con l’indice alla bocca.

“Ma stiamo parlando a voce bassa” rispose Alessio, il più anziano del gruppo, con i suoi capelli un po’ brizzolati e la barba sempre rasata a pelle.

“Vi sentivamo da venticinque metri di distanza” confermò Angelo e quella misura non era certo stata presa a caso, ma rappresentava precisamente la lunghezza stessa della piscina.

“Bando alle ciance” fu l’esordio di Marta coi suoi capelli biondi portati a caschetto.

“Cominciamo!” seguì tenace l’altra donna.

Alessio, allora, collegò il cavo del faretto portatile alla presa elettrica, pigiò un tasto di quell’aggeggio che proiettò all’istante un fascio di luce bianca in direzione delle corsie numero 7 e numero 8.

“Posizionalo un po’ più in alto, Alessio, altrimenti non vediamo il muretto della virata dall’altra parte” disse Angelo, mentre si infilava la cuffia e gli occhialini svedesi dal vetrino arancione.

“Così va bene?” domandò l’addetto all’illuminazione, Angelo alzò su il pollice.

Improvvisamente, si sentì uno tonfo fortissimo che risuonò nella struttura con gran fracasso, come se un masso fosse cascato in acqua dall’alto.

“Ma sei impazzita?” con la voce strozzata Angelo si rivolse a Marta, tuffatasi dal blocco e facendo persino traboccare l’acqua al di fuori dei margini delle canaline laterali. Forse non aveva calcolato bene le distanze, poiché erano trascorsi tanti mesi, troppi, dall’ultima partenza effettuata, e così aveva impattato con violenza la superficie in una comica panciata.

“Scusatemi, ma non ho resistito” si giustificò la donna che aveva perso pure gli occhialini, trattenendo le risate con la mano sulla bocca.

“Allora, cosa facciamo?” i quattro nuotatori ora erano tutti aggrappati al muretto, pronti ad iniziare l’allenamento notturno.

“Che domande, le nostre solite cento vasche!” esclamò Alessio schiarendosi la voce.

“Siete tutti d’accordo?” domandò Angelo rivolto al resto del gruppo.

La risposta fu data dagli occhialini che si abbassarono a proteggere le pupille e i piedi che si incollarono al muro pronti per darsi la prima spinta.

Cento vasche, duemilacinquecento metri, l’allenamento simbolico che portavano sempre a termine quando, in tempi che sembravano trascorsi da secoli, si poteva andare liberamente a nuotare di giorno alla luce del sole, senza quella paura alla bocca dello stomaco di commettere un’infrazione.

Partirono per primi Angelo e Marta, rispettivamente in corsia numero 7 e numero 8, dopo circa dieci secondi, fu la volta di Alessio e di Rebecca. Tutte le vasche venivano fatte a stile libero, lentamente, bracciata dopo bracciata. I movimenti risuonavano leggeri nella notte, gli arti inferiori quasi venivano trascinati e non importava se il gomito era troppo rigido durante il recupero, o la fase di spinta non era del tutto completa e si perdevano preziosi centimetri nell’avanzare. Non importava nemmeno allenare la velocità, bastava solo semplicemente nuotare, nuotare, e nuotare ancora.

Alla cinquantottesima vasca Alessio fu costretto a fermarsi. “Cosa c’è?” gli domandò il suo compagno di corsia appena lo notò aggrappato al muretto.

“Ho bisogno di fermarmi, mi fanno malissimo le braccia” riferì Alessio eseguendo esercizi di stretching per i tricipiti in una smorfia di dolore. Una volta assicuratosi delle sue condizioni, Angelo riprese a nuotare con ritmo soave, mentre Marta aveva guadagnato qualche metro poco più avanti.

Improvvisamente, il faretto portatile di Alessio posizionato appena dietro i blocchi di partenza smise di funzionare.

Angelo si fermò all’istante, per poco non batteva la testa contro il muro prima della virata “Che succede?”.

“Arriva qualcuno!” lo informò tempestivamente Alessio, lui stesso aveva pigiato sul tasto di spegnimento e si immerse celermente nell’acqua aiutandosi con le maniglie della scaletta.

Si fiondò davanti alle due donne sbarrandogli la rotta “Dobbiamo nasconderci” ordinò loro preoccupato.

Capirono subito cosa stava accadendo, “E dove?” chiese intimorita Rebecca.

“Infiliamoci sotto il telone, è l’unica via” e così fecero tutti.

Incamerarono quanto più ossigeno potevano contenere i loro polmoni e si immersero fino ad essere al riparo nell’oscurità che si formava come un tetto sopra le loro teste.

Sentivano battere sempre più forte il cuore nel petto, poi quelle pulsazioni passarono presto alla gola e infine alle tempie, dopo secondi e secondi che sembravano eterni, sintomo che il corpo aveva bisogno di una nuova boccata d’aria per sopravvivere.

Alessio fece un cenno con le mani ad Angelo che non ne poteva più, fu il primo a risalire a galla. Ormai sarebbero stati tutti scoperti. Così anche gli altri lo seguirono serpeggiando nel fluido fino alla superficie, non avrebbero comunque resistito a lungo. Gli alveoli accolsero l’ossigeno con immensa gioia.

Aprirono gli occhi e furono investiti dalle luci dei riflettori sul soffitto che illuminavano tutto il piano vasca adesso.

Di fronte a loro si presentavano quattro giovani, due ragazze bellissime, una bionda e una mora, entrambe in tenuta ginnica attillatissima e due ragazzi dalle braccia di marmo coraggiosamente in canottiera e con l’asciugamano in spalla.

Si fissarono tutti in un silenzio quasi imbarazzante. Il gruppo ancora immerso fino al collo esaminava i nuovi arrivati dai piedi alla testa e questi ricambiavano lo sguardo con la bocca aperta, sbigottiti per quanto avevano appena scoperto.

“Voi che ci fate qui?” domandò il ragazzo coi capelli rasati che per primo si fece avanti.

“Ci alleniamo, perché non si vede?” rispose sarcastico Alessio che si accomodò sul bordo vasca facendo dondolare le gambe.

“Voi che ci fate qui, piuttosto?” domandò a sua volta Angelo, mentre si sistemava gli occhialini sulla fronte.

“Noi siamo qui per fare allenamento in palestra, solo che non sappiamo dove si accendono le luci della sala pesi” spiegò dolcemente la ragazza con i leggings rosa e la felpa nera.

“Ci mancano solamente poche vasche, se avete un po’ di pazienza vi diamo in prestito il nostro faretto” disse Alessio, “Basterà non preoccupatevi, tenere le luci accese è troppo pericoloso” concluse saggiamente.

“Va bene, grazie mille” rispose la ragazza e gli sorrise, “Aspettiamo che finiate il vostro work out”.

“Quale black out?!” domandò sconcertato Alessio, mentre tutti se la ridevano alle sue spalle. Il ragazzo che fino a quel momento era rimasto in silenzio si recò al locale elettrico, dove incastrato nel muro c’era il pannello di controllo con gli interruttori, li abbassò uno ad uno. Le luci dell’impianto erano state oscurate di nuovo, mentre la luna al di fuori delle vetrate eclissata da una densa nuvola grigiastra che prometteva pioggia l’indomani. Ora tutto era completamente al buio, mentre Angelo, Rebecca, Marta e Alessio, iniziavano ad infreddolirsi.


Per rimanere sempre aggiornato e ricevere tutte le news in anteprima puoi seguirci sui social, iscriverti alla nostra newsletter, o iscriverti al nostro canale Telegram. Contenuti speciali, articoli, video e podcast! Che aspetti?

FACEBOOK
INSTAGRAM
TELEGRAM


Appassionato di nuoto?

ABBONATI ALLA NEWSLETTER

Profilo Autore

Stefano Ciollaro
Stefano Ciollaro
Mi chiamo Stefano Ciollaro, sono nato nel 1990 e la mia vita, da sempre, gravita intorno ad un unico elemento, l’acqua: quella salata dei nostri splendidi mari, quella dolce dei laghi, quella che profuma di cloro delle piscine. A tutto ciò si lega indissolubilmente il magnifico mondo del nuoto, che per me rappresenta gioia, armonia, equilibrio.