IL VALORE DELLA SCONFITTA IN UN MONDO DOMINATO DALLA VITTORIA

IL VALORE DELLA SCONFITTA IN UN MONDO DOMINATO DALLA VITTORIA

0 Di Federico

Viviamo in un'epoca in cui la vittoria sembra essere l'unico metro per misurare il successo o l'insuccesso di una persona. Occorre primeggiare, sempre: a scuola, al lavoro, nella vita privata, nel raggiungimento dei propri obiettivi. La sconfitta non è contemplata, l'unico fine sembra essere il vincere. Ecco allora l'importanza capitale del nuoto (e dello sport), quando è in grado insegnare ai più giovani il valore della sconfitta.

Nella nostra società, e sopratutto tra i più giovani, sembra completamente essersi persa la cultura della sconfitta. La sconfitta spaventa, sempre. Spaventano le insufficienze, spaventa il perdere una partita, spaventa il non vincere una gara, spaventa non passare un esame, spaventa l'essere rifiutato a un colloquio di lavoro.

Puntare alla vittoria è ingenuo e fuorviante: la vita di ciascuno si svolge principalmente in un lungo elenco di sconfitte.¹


Imparare a "Saper Perdere"

Non si può vincere sempre e la vittoria non deve mai essere l'unico fine del nostro agire. Questo il nuoto te lo insegna da subito. Te lo insegna sin dalla prima volta in cui entri in piscina, quando ti trovi a dover combattere in un ambiente che non è il tuo: perché all'inizio l'acqua vince e tu sei costretto a "combatterla alla meglio". Non si impara a nuotare dopo la prima ora in vasca e non si vince alla prima gara.

La sconfitta fa parte del nuoto, così come fa parte dell'uomo e dello sport in generale. Saper perdere significa accettare di non essere ancora arrivati allo stato di forma ottimale, significa accettare che gli avversari hanno fatto una gara migliore, significa accettare di aver commesso un errore durante la gara o durante la preparazione (in vista della gara).

"Il nostro mondo conferisce significato solo alla vittoria e squalifica la sconfitta come qualcosa di degradante, di cui vergognarsi."¹

La sconfitta non è qualcosa di degradante e non è qualcosa di cui vergognarsi. I media, i fan, i le persone non-sportive, tendono a dare peso solo alle vittorie. Eppure, molto spesso, è delle sconfitte di cui si dovrebbe parlare. Non viste come momento negativo, ma come possibile momento di rinascita sportiva.

Ritornando al nuoto, i risultati in questo sport non arrivano subito e anche quando arrivano poi spesso non segue quel progressivo miglioramento che speriamo. Insomma, la strada nel nuoto, così come nello sport, non è mai in discesa. Occorre allenarsi continuamente, ancora e ancora, anche quando i risultati non arrivano, soprattutto quando i risultati non arrivano. E quando le sconfitte iniziano a incasellarsi una dopo l'altra, occorre non arrendersi:

"La parte migliore della vita si svolge dentro le sconfitte. Nelle sconfitte spesso abbiamo giocato le partite migliori, quelle con più entusiasmo. Sicuramente quelle con più trasparenza, lealtà, amore. Le partite dove eravamo schierati dalla parte giusta, fatalmente le abbiamo perse."¹


Nessuno vince sempre

La verità è che non esiste nessuno che vince sempre. Nemmeno i più grandi campioni vincono sempre. Il problema è che si tende sempre a esaltare e a parlare solo dei successi, mai degli insuccessi. Tutti parlano degli 8 ori olimpici di Michael Phelps a Pechino, pochi ricordano le sue continue crisi di depressione. Il rischio è quello di creare dei miti che sembrano quasi perfetti, delle macchine che non sbagliano mai, degli eroi che non conoscono altro che la vittoria.

Non è così. È insita nell'animo umano la possibilità di sbagliare: la sconfitta è una caratteristica propria dell'uomo. La sconfitta non è un fallimento. Il vero fallimento si ha quando ci si arrende. Come disse il poeta statunitense George Edward Woodberry:

"La sconfitta non è il peggior fallimento. Non aver tentato è il peggior fallimento."

Ecco allora che il valore della sconfitta diventa capitale. Bisogna imparare che la sconfitta è una parte integrante della vita di ciascuno. E dopo ogni sconfitta occorre imparare la lezione e rialzarsi a testa alta. Senza arrendersi. Perché si perde davvero solo quando si smette di provarci, quando ci si arrende. Solo imparando il valore della sconfitta, solo preparandoci alla sconfitta, saremo in grado di superarla.

“Il bello della sconfitta sta innanzitutto nel saperla accettare. Non sempre è la conseguenza di un demerito. A volte sono stati più bravi gli altri. Più sei disposto a riconoscerlo, quando è vero, quando non stai cercando di costruirti un alibi, più aumentano le possibilità di superarla. Anche di ribaltarla.”


La vittoria non è l'unico risultato che conta

Nuotando, facendo sport, i giovani imparano che non esiste solo la vittoria. E che la vittoria non è l'unico risultato che conta. Siamo uomini, non siamo robot: si sbaglia, si impara, ci si rialza. L'importante è non smettere mai di allenarsi. Perché la verità è che chi continua ad allenarsi, chi non si arrende, non perde mai.


Bibliografia:

    1. Alessandro Pucci, "L'Importanza della cultura della sconfitta" Filosofiaquotidiana.com
    2. Francesco Ricci, "I giovani e il valore della sconfitta nell’epoca della cultura della vittoriaToscanalibri.it

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Profilo Autore

Federico
Federico
23 anni, una breve parentesi da nuotatore agonista, poi sono scappato per dedicarmi alla filosofia. Dopo 5 anni di università non ho ancora capito se sia peggio Kant o un 400 misti. Nel 2010, in una serata post allenamento, ho creato nuoto uno stile di vita, da quel giorno mi sono fermamente convinto di una cosa: "tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si nuota" (semicit). Da bambino Magnini era il mio idolo, crescendo ho iniziato ad amare il personaggio di Lochte, anche se quella di Ervin è la storia che mi affascina maggiormente. Regista e scenografo di film mentali da premio oscar, lettore a tempo perso, perdi tempo, tra una lezione universitaria e una nuotata in piscina mi diletto scrivendo articoli, curando la redazione del sito e pubblicando contenuti sui social. Spesso mi firmo con lo pseudonimo di Julian Carax (anche lui è scappato da qualcosa, in questo caso da un libro di Zafon).