MONDIALI DI GWANGJU 2019: IL RECAP DEFINITIVO

MONDIALI DI GWANGJU 2019: IL RECAP DEFINITIVO

0 Di Sofia

Sono ormai dieci gli anni che separano il presente dal campionato mondiale dei record e della gomma, della mattanza di Michael Phelps e del trionfo di Federica Pellegrini, degli otto giorni di magie nella piscina più bella del globo.

Due olimpiadi, sei campionati mondiali, sei campionati europei in vasca lunga: questi i numeri delle manifestazioni svolte in questo decennio che hanno regalato emozioni e storie di ogni tipo.

Ma è esattamente dopo dieci anni che assistiamo a un mondiale spettacolare quasi quanto quello romano, ricco di colpi di scena, con podi inaspettati e piacevoli conferme, in tutt'altra parte del mondo, con tutt'altri protagonisti – o quasi.

Ma andiamo con ordine, una vasca alla volta. Cos'è che abbiamo visto in questo mondiale o meglio, cos'è che non abbiamo visto?


TRA LE PROTESTE CHE PESANO E UMILTÀ DEI CAMPIONI

Già alla prima gara si assiste a qualcosa di eclatante. Il podio dei 400 stile, che vede l’italiano Detti sul terzo gradino, non è dei più convenzionali.

Accade che il secondo classificato Mack Horton si rifiuta di salire sul podio insieme al chiacchierato Sun Yang. Yang, già squalificato per doping, ora è al centro di una vicenda che vede provette di sangue distrutte e WADA e FINA che rimandano la sentenza a settembre.

Quella di Horton non è una protesta volta soltanto al nuotatore cinese, ma anche alle istituzioni che si attardano a prendere gli eventuali provvedimenti.

Al di là di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, del torto e della ragione, questo è un duro colpo per la FINA che vede unirsi alla protesta anche il britannico Scott, acclamato dal pubblico e dagli stessi atleti durante la premiazione dei 200 stile libero.

Yang non incarna l’esempio della pura sportività, lo abbiamo visto urlare – you lose, I win – ma fortunatamente è solo un caso isolato. In quest’edizione dei campionati mondiali sono stati molteplici gli episodi di sportività, umiltà, sana rivalità e competizione; insomma, valori totalmente agli antipodi dell’atteggiamento di Yang.

Una menzione speciale va fatta a Chad Le Clos. Nonostante un’ernia inguinale non gli permetta di combattere al pieno delle sue forze, decide comunque di giocarsela conquistando due bellissime medaglie di bronzo.

Il colore della medaglia è poco rilevante: ci sarà sempre Chad, sorridente, che sale sul podio con gli occhialini al collo, che si complimenta gioioso con gli avversari, mentre una bandiera sudamericana viene sventolata con energia e amore dai suoi genitori.


TRA GIGANTI CADUTI E GLORIE ETERNE.

Gli USA partono in sordina. Le prestazioni di spessore sono arrivate, ma è mancato vederli dominare dall’inizio come consuetudine. L’attesissimo scontro tra Katie Ledecky e Ariarne Titmus non delude le aspettative e premia la giovane Aussie.

Si sa quanto l’americana non sia solita perdere; per lei si tratta della seconda medaglia d’argento individuale, ma a quanto pare la condizione fisica non è delle migliori.

Si tratta di un virus intestinale che la porta a rinunciare ai 200 e ai 1500 stile libero – che hanno portato gioie in casa Italia – e a non esprimere il meglio di sé nella staffetta da 200 con una frazione da 1'56 (argento).

Il colpaccio arriva negli 800 stile libero dove è stata tatticamente accanto a Simona Quadarella per poi optare per uno sprint finale negli ultimi 100 metri. Il tempo non è dei migliori ma Katie può godersi la medaglia d’oro che finalmente arriva anche in questo mondiale.

Si può dire lo stesso di Sarah Sjoestrom. Uno stato di forma non congeniale porta la svedese ad abdicare nei 100 farfalla, dove arriva seconda con 56'22; inoltre, dopo aver preso il bronzo nei 200 stile libero accusa una crisi respiratoria sul piano vasca.

E neanche quest’anno sembra esser svanita la maledizione dei 100 stile libero, gara in cui è primatista del mondo ma che non ha mai avuto la gioia di vincere a una competizione iridata.

Sjoestrom conquista comunque un oro nei 50 delfino, riuscendo a difendere il titolo mondiale da una ricca concorrenza.

Inoltre, gli USA vengono beffati due volte da una grande Australia in staffetta.

Nella 4x100 mista-mista Cate Campbell è capace di nuotare un impressionante 51”10 lanciato per recuperare gli States che in ultima frazione schieravano Simone Manuel.

L’Australia fa la voce grossa anche nella 4x200, sia maschile che femminile e, in particolare, è da segnalare il record del mondo delle Aussie che cancella il precedente primato in gomma risalente al 2009.

E a proposito dell’interruzione del dominio statunitense, proprio nell'ultima giornata di gare è da segnalare la staffetta britannica che riesce a interrompere il dominio statunitense su questa distanza, anche grazie a Scott che sigla un ottimo 46.1 lanciato.

“Nel mondiale della caduta degli dei c’è una dea che non cade e si va a prendere il titolo nei 200 misti” queste le parole in telecronaca di Tommaso Mecarozzi riferendosi a Katinka Hosszu, che vince poi anche i 400 misti.

L’Iron Lady non spicca particolarmente nelle altre gare individuali ma si è confermata nel migliore nei modi nella sua specialità.

E se si parla di certezze confermate e di glorie eterne, come non parlare di Federica Pellegrini?

Ci si potrebbe dilungare in pagine su pagine e non verrebbe comunque resa giustizia all'ottava meraviglia della Divina nei suoi 200 stile libero, un’impresa storica che la inquadra nella Hall of Fame delle nuotatrici più forti di sempre.


TRA MOSTRI, ALIENI E GENERAZIONE Z

No, il titolo di questo paragrafo non è quello di un film horror, ma alcuni tempi registrati hanno un che di fantascientifico.

L’uomo – si fa fatica a chiamarlo così – dei campionati è Caeleb Dressel. Battezzato a Rio con l’oro olimpico nella staffetta veloce, nuota i mondiali di Budapest da protagonista, dove eguaglia il record di medaglie di Michael Phelps conquistate in una singola edizione (è da precisare che, però, ai tempi di Phelps non esistevano le staffette mixed) ossia sette e ferma il cronometro a ottimi riscontri.

Ai mondiali coreani fa vedere tutta la sua mostruosità. Non solo è il primo atleta di sempre a vincere otto medaglie in un singolo campionato mondiale. Ma è stato capace di siglare un record mondiale clamoroso nei 100 delfino, strappando il primato a Micheal Phelps, nuotando 49"50 in semifinale!

Dressel nuota tempi spaventosi anche nelle altre gare individuali, stabilisce la migliore prestazione in tessuto nei 100 stile libero (46"96!) e nei 50 stile libero (21"04) e vince l’oro nei 50 delfino, una gara “maledetta” per gli atleti a stelle e strisce che non erano mai arrivati primi.

Sfuma in quest’occasione l’impresa storica di salire sul gradino più alto del podio per ben otto volte a causa dell’argento nella 4x100 mista-mista e nella 4x100 mista. Obiettivo in archivio per Fukoka 2021? Intanto testa a Tokyo 2020 dove lo show è assicurato.

Adam Peaty viene dalla Luna. 56"88 non è un crono normale per nuotare i 100 rana. È una delle piacevoli conferme del mondiale, un atleta stellare che si migliora di volta in volta e riesce a vincere magistralmente anche i 50.

E poi ci sono loro, i Millennials, coloro che non si curano dell’età anagrafica e sfornano prestazioni di altissimo livello. Sono la generazione Z, piccoli ma grandi atleti che danno filo da torcere alle più blasonate vecchie generazioni.

Michael Phelps, in due giorni, si è visto infrangere entrambi i suoi record mondiali (gommati) nelle distanze della farfalla, uno dei quali dal classe 2000 Kristóf Milák.

L’ungherese si era già messo in evidenza negli appuntamenti clou giovanili, ma anche ai mondiali magiari dove ottiene l’argento.

Con una nuotata magistrale e totalmente in presa, ritocca di circa otto decimi – otto decimi! – il record del mondo di Phelps nei 200 delfino, segnato al Foro Italico durante quei magici mondiali.

È stato un peccato non vederlo sul podio anche nei 100, dove però un atleta russo del 2002, Andrei Minak, sale sul secondo gradino – ricorda Budapest, non trovate? Questi delfini terribili faranno faville l’anno prossimo a Tokyo.

In campo femminile il dorso mondiale ha una nuova regina e anche lei fa parte di quell'annata speciale che è il 2002. Ecco il suo biglietto da visita: Regan Smith, USA, 2'03"35 nei 200 dorso, 57"57 nei 100 dorso. Ogni parola sarebbe superflua: un talento grandioso.

E come non citare la nostra Benedetta Pilato che a 14 anni si va a prendere l’argento mondiale?! Il podio è King – Pilato – Efimova. Fa effetto, vero? È ufficialmente nata una stella in casa Italia e brillerà sicuramente per moltissimo tempo.


TRA ASTICELLE CHE SI ALZANO E TEMPI CHE SCENDONO

Più che mai gli standard prestativi si sono alzati. È il caso dei 200 rana maschili, letteralmente i più veloci della storia. Già dalle semifinali i pretendenti al podio accendono i motori con l’australiano Wilson che eguaglia il WR, 2'06"67.

Nella finale assistiamo a un 200 rana di fuoco in cui la spunta il russo Anton Chupkov con una fantasmagorica rimonta, chiude in 31"8 e porta a casa l’oro e il record mondiale con 2'06"12. L’argento lo ottiene Andrew Wilson che nuota un centesimo peggio e al terzo posto troviamo l’ex detentore del record Ippei Watanabe (Giappone) che nuota molto vicino al suo precedente primato, 2'06"73. I tre ranisti più veloci di tutti i tempi sono lì, sullo stesso podio!

Una menzione anche agli 800 stile libero femminili dove, sebbene la Ledecky non abbia riconfermato gli stratosferici standard a cui ci aveva abituati, sono stati una gara piuttosto veloce e “compatta” dove si è vinto con 8'13 e non si è andati oltre 8'17 per il quinto posto.


E ORA?

La premiazione della staffetta 4x100 mista maschile è l’ultima dei campionati. Foto e sorrisi di rito, interviste ai media, tutte le medaglie sono state assegnate.

I giudici vengono congedati, il tabellone e le piastre smontati. Gli spalti si svuotano, le luci si spengono, il centro acquatico internazionale di Nambu piomba nuovamente in un silenzio che fa meditare. Il tempo è volato e l’Olimpiade di Tokyo non sembra più così lontana.

Dalla prossima stagione di entra nel vivo per l’evento clou e i presupposti per un’Olimpiade memorabile ci sono tutti. Ci attendiamo sicuramente grandi cose... Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato da questo mondiale è che i pronostici non servono poi così tanto.


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Profilo Autore

Sofia
Sofia
Studentessa di Chimica, nuotatrice agonista, aspirante scrittrice: non necessariamente in quest’ordine. Forse l’unica nuotatrice al mondo che trova divertenti i 200 farfalla, ma le sue gare preferite in assoluto sono i 100 farfalla e i 100 stile. Membro della redazione, il suo compito? Raccontare storie di cloro sul mondo natatorio e le sue dinamiche per affascinare i meno appassionati, per strappare un sorriso dopo la stanchezza di fine allenamento o, semplicemente, per far battere il cuore agli atleti della community e farli innamorare del nuoto come la prima volta.